Il Comandante di Oświęcim che organizzò lo sterminio

Continuiamo il doloroso cammino iniziato nella scorsa puntata. Cominceremo ad approfondire i motivi che contribuirono alle tragiche e delittuose scelte del giovane ufficiale delle SS Rudolf Höß.

Vedremo come idee sbagliate, come poi le riterrà lo stesso Comandante alla prova dei fatti, producano scelte, decisioni, azioni sbagliate.

Ma chi fu quest’uomo? Quello descritto da Ignacio Morgado, direttore

dell’Istituto di Neuroscienze dell’Università Autonoma di Barcellona che, nel 2018, pubblicò un articolo dopo aver analizzato le memorie di Höß? Egli asseriva: 

«Rudolf Höß era un uomo sano, dotato di conoscenze e sentimenti, che spesso ragionava sul proprio comportamento e su quello degli altri e che possedeva un certo grado di empatia». “Una persona, si stenta a crederlo, addirittura “empatica”! -aggiunge la giornalista Manuela Antonacci, su Il Timone del 14 marzo 2024 (QUI). Allora -continua la giornalista- cosa spinse un uomo sano di mente come lui, a tanta ferocia? La risposta è semplice quanto spiazzante: l’ambizione e il potere”. 

Oppure, aveva ragione il prof. S. Batawia, nell’opera dal titolo Rudolf Höß, Comandante del Campo di concentramento di Oświęcim1?

Batawia scriveva:

… considerando certi tratti della sua personalità, noi troviamo la personificazione delle più caratteristiche peculiarità di Hitler e un non comune esemplare di quel tipo partenogenetico, così fondamentale per i dirigenti del Terzo Reich che, nel corso di un lungo periodo di tempo, aveva reso possibile la realizzazione dei piani criminali di Hitler. […] Era un esecutore eccellente di tutti gli ordini ricevuti … Credeva sempre e fermamente nella legittimità di tutto ciò che il Führer annunciava […] dedito alla causa in modo totalitario, non discuteva mai […] era un automa piuttosto che un essere ragionevole [non cercò però di trarre vantaggio dalle sue testimonianze …] Inoltre, non era psicologicamente in grado di analizzare le sue esperienze personali, di selezionare i fatti che attestassero le sue specifiche responsabilità.

Due interpretazioni ben diverse del profilo psicologico del Comandante! Forse, affrettata la conclusione della giornalista, pensando che tutto fosse stato causato dalla sete di potere e dall’ambizione. Tutti, però, sembrano concordare invece sul fatto che il Comandante non cercò di trarre vantaggio dalle sue testimonianze. Ed allora, quale segreto intimo si celava nel Comandante sterminatore?

Oggi alzeremo un primo velo.

29.01.2026 Massimiliano Kolbe e il Comandante uniti dall’Immacolata Ho sempre guardato con dolore e amore a San Massimiliano Kolbe (Zduńska Wola, 8 gennaio 1894 – Auschwitz, 14 agosto 1941) e al Comandante di Auschwitz (Oswiecim), Rudolf Höß (Baden-Baden 25 nov 1901-Oświęcim, 16 aprile 1947). Sembrerebbe amaro, odioso e impossibile farlo in quel contesto di persecuzione e tortura, sotto gli occhi di aguzzini e uomini sconsiderati. Eppure …

11.02.2026 KOLBE E IL COMANDANTE. Il motivo per vivere. Nel mio precedente articolo del 29 Gennaio c.a., Massimiliano Kolbe e il Comandante uniti dall’Immacolata, scrivevo: sviati dall’odioso principio il fine giustifica i mezzi, […] divennero loro malgrado strumenti inconsapevoli della santità di Kolbe. Lui, che ne fu vittima, […] In questa conversazione narro in parte le loro vite nel campo e come entrabi ebbero un grande motivo per sopravvivere, fino al momento cruciale, nella terra degli orrori. Viktor Frankl, nei suoi stupendi libri che ripensano la sua personale tragedia nei lager, spiega come solo chi avesse un grande motivo per

  1. Batawia S.,Rudolf Höß, komendant obozu koncentracyjnego w Oswiecimiu. Biuletyn Glownej Komisji Badania Zbrodni Hitleroskich w Plosce. Wydawnichtwo Ministerstwa Sprawiedliwosci. Warszawa, 1951; s. 11-59 ↩︎

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Author: Libertà e Persona

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