Fraternità Sacerdotale San Pio X: disputa teologica e canonica

La diversità di carismi e ministeri non può e non deve creare nuovi scismi nella Chiesa. Se così avviene, essi, quindi i carismi e i ministeri non provengono da Dio. La faticosa ricostituzione con i Lefebvriani è questione propria di numerosi pontificati, da Paolo VI a Leone XIV i quali in nome della carità hanno tentato di sanare l’ormai storica frattura originatasi nel 1988 dall’allora Monsignor Macel Lefebvre.

Fraternità Sacerdotale San Pio X: questione canonica

Nel 2009 papa Benedetto XVI revocò la scomunica nei confronti dei Lefebvriani con la speranza che codesti, pur mantenendo la celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V accettassero gli insegnamenti del Magistero del Concilio Ecumenico Vaticano II e dei successori di Pietro da Giovanni XXIII all’attuale. Benedetto XVI volle quindi auspicare un ritorno di questi fratelli nella Chiesa di Roma. Da un punto di vista canonico i sacerdoti della FSSPX non hanno l’approvazione formale della Santa Sede per esercitare il loro ministero. Le loro ordinazioni sono valide, ma illecite, quale significanza? Valide nel senso che il Sacramento imprime il carattere sacro e quindi indelebile. Un sacerdote ordinato, rimane tale sino alla fine dell’esistenza terrena. Illecita indica che il Vescovo ordina i presbiteri senza il mandato del Sommo Pontefice. Si evince così che dal 2006 anno in cui papa Benedetto XVI revocò loro la scomunica sino ad oggi, codesti non sono scismatici, ma operano in modo illegittimo il proprio ministero sacerdotale. La scomunica che fu loro comminata nel 1988 fu la Latae Sententiae. Si incorre in tale scomunica nel momento stesso in cui si compie un delitto, senza il bisogno di una sentenza giudiziaria. La Latae Sententiae è regolata dal Libro VI del Codice di Diritto Canonico. Il Diritto Canonico è sempre subordinato alla Rivelazione ed ha come fine la misericordia, qual ora vi è un sincero pentimento, essa può essere revocata. I casi in cui si incorre nella scomunica Latae Sententiae sono i seguenti atti gravi: apostasia, eresia e scisma(can. 163). Profanazione dell’Eucaristia(can. 1367). Violenza fisica contro il Romano Pontefice(can. 1370). Assoluzione sacramentale di un complice in un peccato mortale contro il sesto comandamento(can. 1383). Violazione del sigillo sacramentale(can. 1388). Procurato aborto(can. 1398). Consacrazione vescovile senza il mandato pontificio, il canone 1387 cita:

Sia il vescovo che, senza mandato pontificio, consacra una persona vescovo, sia colui che riceve da lui la consacrazione, incorrono nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica .

I Sacramenti celebrati dai Lefebvriani sono validi?

Le celebrazioni eucaristiche officiate dai Lefebvriani sono valide, in quanto i Sacramenti sono di Cristo e non dipendono dalla condotta morale del celebrante. Si rammenta ovviamente a coloro i quali si avvalgono della Celebrazione Eucaristica secondo il rito di San Pio V di non recarsi presso le strutture ecclesiastiche gestite dalla FSSPX a meno che non vi sia una giusta causa, come la non presenza sul territori di ulteriori Chiese. In presenza di una causa valida, si ricorda di non accettare le istanze della Fraternità Sacerdotale San Pio X in quanto in contrasto con il Magistero della Chiesa. Per quanto concerne l’amministrazione del Battesimo, esso è valido anche se celebrato da un presbitero lefebvriano dacché la Chiesa riconosce la validità del Sacramento se impartito con la materia e la forma corretta, anche dai ministri non in piena comunione. Dal 2017 la Santa Sede per il bene dei fedeli reputa validi anche i matrimoni, autorizzando così ai Vescovi locali a fornire loro la licenza per amministrare il Matrimonio.

Identità Lefebvriana

I Lefebvriani si oppongono all’ecumenismo, al dialogo interreligioso e alla riforma liturgica. Reputano inoltre invalide le Costituzioni Dogmatiche comminate dai Padri Conciliari, le Esortazioni Apostoliche e illegittime le elezioni dei Pontefici da Giovanni XXIII all’attuale.

Ecumensimo: è la volontà di riunificare tutte le confessioni cristiane. Esso ha origini storiche, il Concilio di Lione del 1274 e di Firenze del 1439 tentarono di riunire la Chiesa di Oriente con quella di Occidente. Il Concilio Ecumenico Vaticano II rivalutò l’importanza dell’ecumenismo, affinché tutte le confessioni cristiane nuovamente si riunificassero. Il documento Unitatis Redintegratio promulgato il 21 novembre 1964 da papa Paolo VI in particolare nei primi capitoli, riconosce che la volontà di Dio fu quella di istituire un’unica Chiesa. Al secondo capitolo del suddetto si redige:

 In questo si è mostrato l’amore di Dio per noi, che l’unigenito Figlio di Dio è stato mandato dal Padre nel mondo affinché, fatto uomo, con la redenzione rigenerasse il genere umano e lo radunasse in unità. Ed egli, prima di offrirsi vittima immacolata sull’altare della croce, pregò il Padre per i credenti, dicendo: « che tutti siano una sola cosa, come tu, o Padre, sei in me ed io in te; anch’essi siano uno in noi, cosicché il mondo creda che tu mi hai mandato » (Gv 17,21), e istituì nella sua Chiesa il mirabile sacramento dell’eucaristia, dal quale l’unità della Chiesa è significata ed attuata. Diede ai suoi discepoli il nuovo comandamento del mutuo amore e promise lo Spirito consolatore, il quale restasse con loro per sempre, Signore e vivificatore.

Il Battesimo quale primo sacramento dell’iniziazione cristiana pone i fedeli delle comunità separate in comunione con la Chiesa seppur tale comunione sia imperfetta. Codesti sono comunque recettori della grazia, in virtù del Battesimo. Il documento inoltre esorta i fedeli cattolici ad adottare un atteggiamento di fraterno rispetto delle differenti forme cristiane, prendendo come esempio quanto esse di positivo offrono e realizzano; si aggiunge inoltre che la preghiera e il dialogo forniscono occasioni di conoscenza e collaborazione. Nel documento si afferma:

Per « movimento ecumenico » si intendono le attività e le iniziative suscitate e ordinate a promuovere l’unità dei cristiani, secondo le varie necessità della Chiesa e secondo le circostanze. Così, in primo luogo, ogni sforzo per eliminare parole, giudizi e opere che non rispecchiano con giustizia e verità la condizione dei fratelli separati e perciò rendono più difficili le mutue relazioni con essi. Poi, in riunioni che si tengono con intento e spirito religioso tra cristiani di diverse Chiese o comunità, il « dialogo » condotto da esponenti debitamente preparati, nel quale ognuno espone più a fondo la dottrina della propria comunione e ne presenta con chiarezza le caratteristiche. Infatti con questo dialogo tutti acquistano una conoscenza più vera e una stima più giusta della dottrina e della vita di ogni comunione. Inoltre quelle comunioni vengono a collaborare più largamente in qualsiasi dovere richiesto da ogni coscienza cristiana per il bene comune, e possono anche, all’occasione, riunirsi per pregare insieme. Infine, tutti esaminano la loro fedeltà alla volontà di Cristo circa la Chiesa e, com’è dovere, intraprendono con vigore l’opera di rinnovamento e di riforma.

Posizione dei Lefebvriani: Marcel Lefebvre definì l’ecumensimo, così come il dialogo interreligioso una deriva illuminista. Per Sua Eccellenza la Chiesa verteva in un grave dilemma, pur non negando l’universalità della salvezza, acciocché Cristo è morto per tutti. Marcel Lefebvre da missionario in Africa ben attuò tale conoscenza, egli infatti non potendo recarsi presso i differenti villaggi ribadì ai locali l’importanza del Battesimo di desiderio esplicito, ossia non potendo ricevere il Battesimo di acqua, codesto se in coscienza non hanno commesso peccati mortali, giungono alla salvezza. Lefebvre era sostanzialmente preoccupato che si affermasse l’equivalenza di tutte le religione, mettendo così in discussione la dottrina cristiana.

Modello teologico dei Lefebvriani

Il Vescovo Marcel Lefebvre e i suoi successori adottano un modello teologico apologetico e scolastico, in quanto gli sviluppi moderni a loro acchito sono l’apostasia. Cosa si intende per teologia apologetica? Il termine apologetica deriva dal greco apologhia e significa discorso in difesa. La fede cristiana ha avuto un influsso apologetico in particolare durante il Concilio di Nicea con Eusebio di Cesarea. Il modello teologico apologetico seppur vantaggioso, cede a degli estremismi in due direzioni: l’apologetica fideista e l’apologetica razionalista. L’apologetica fideista scinde la fede dalla ragione, conducendo a volte la fede stessa all’esclusività del sentimento. L’apologetica razionalista esalta il solo primato della ragione, costituendo però una teologia naturale ove la ragione comprende l’Assoluto senza considerarlo però come discendente della Rivelazione. Corretto invece è il modello teologico scolastico, ove la ragione viene pensata come supporto per comprendere la Rivelazione. La scolastica adotta la categoria ontologica, ove Dio è definito l’Essere Sommo dal quale gli enti vengono creati in una dinamica però relazionale, ove la ragione è chiamata a comprendere i dettami della fede e in virtù di quest’ ultima a lasciarsi purificare dal peccato.

Contrasto con l’aggiornamento teologico del Vaticano II

Il fondatore della FSSPX e i suoi attuali assertori contrastano anzitutto la Dignitatis Humanae documento promulgato da papa Paolo VI il 7 dicembre 1965. Suddetto documento rappresenta il principio della libertà religiosa. L’arcivescovo Marcel Lefebvre riprendendo l’enciclica Quanta cura(1864) di papa Pio IX ribadisce la volontà di contrastare quelle espressioni religiose che non si pongono al servizio della verità, come lo è invece la fede cattolica. Tale documento in correlazione alla riforma liturgica, indusse Lefebvre a scindersi dalla Chiesa di Roma.

La riforma liturgica

Il 30 novembre 1969 prima domenica di Avvento venne celebrata la prima Messa secondo gli aggiornamenti conciliari. Lefebvre considerava il Messale di Paolo VI un allontanamento dalla dottrina e una forma che oscurava il sacrificio di Cristo. L’Arcivescovo affermò che il Novus Ordo Missae può condurre ad eresie. Lefebvre si oppose al nuovo rito perché a sua ragione, altera i segni che costituiscono il rito stesso. Nel Novus Ordo Missae Marcel Lefebvre riconosce che si è passati a livello ritualistico da quattordici genuflessioni, a tre per adorare la Presenza reale di Cristo. Tale dimensione chiosa Lefebvre affievolisce la dottrina. Proseguendo definendo l’offertorio come una semplice cena ove il sacrificio compiuto dal celebrante è ridimensionato. Marcel Lefebvre aveva una concezione tomista dell’Eucaristia delineandone in particolare la trascendenza, alla quale l’anima giunge assistendo al sacrificio. Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae(parte III) considera l’Eucaristia come sacramento e sacrificio.

  1. Sacramento: l’Eucaristia è una realtà sacra che contiene il Corpo di Cristo stesso, vittima di salvezza. Essa è il Sacramento più perfetto della passione del Signore in quanto contiene Cristo stesso, che ha sofferto non solo come significato o figura, ma nella sua realtà oggettiva. San Tommaso ricorda in tale pericope che l’Eucaristia è memoriale della passione del Signore e solo attraverso di essa si prende parte ai frutti della passione stessa.
  2. Sacrificale: l’aspetto sacrificale avviene nella celebrazione della Messa ed è dato soprattutto dalla consacrazione delle due specie: il sangue che rappresenta la morte cruenta di Cristo. A seguire poi la mescolanza dell’acqua con il vino nel calice, che rimanda al costato di Cristo trafitto da Longino. La Messa memoriale della passione di Gesù produce diversi effetti: remissione dei peccati, comunica i frutti della redenzione, è sacramento e sacrificio perché possiede un valore soddisfattorio. Essa è anzitutto celebrata per offrire il sacrificio e poi per dare il sacramento ai fedeli. Il Novus Ordo oltre all’introduzione della lingua vernacola e l’orientamento del celebrante versus populum ha sottolineato la centralità della Parola di Dio. Lefebvre vedeva nel Novus Ordo una cena caratterizzata dall’assemblea presieduta dal sacerdote ove non c’è il sacrificio. L’Arcivescovo non trova quindi alcuna presenza dogmatica nella Nuova Messa. Egli lo denota infatti anche da alcune locuzioni come Actio Christi er populi Dei, Cena dominica sive Missa, Convivium Paschale.

Il conflitto con i Pontefici

Giovanni Paolo II: il 2 luglio 1988 papa Giovanni Paolo II mediante il Motu Proprio Ecclesia Dei deplora illegittime le consacrazioni episcopali di Marcel Lefebvre incorrendo così sia lui, che i consacrati nella scomunica Latae sententiae. Il Pontefice redige:

Numero 1: Con grande afflizione la Chiesa ha preso atto dell’illegittima ordinazione episcopale conferita lo scorso 30 giugno dall’Arcivescovo Marcel Lefebvre, cha ha vanificato tutti gli sforzi da anni compiuti per assicurare la piena comunione con la Chiesa alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X, fondata dallo stesso Mons. Lefebvre. A nulla infatti sono serviti tali sforzi, specialmente intensi negli ultimi mesi, nei quali la Sede Apostolica ha usato comprensione fino al limite del possibile.

Numero 4:

La radice di questo atto scismatico è individuabile in una incompleta e contraddittoria nozione di Traditione. Incompleta, perché non tiene sufficientemente conto del carattere vivo della Tradizione, «che – come ha insegnato chiaramente il Concilio Vaticano II – trae origine dagli Apostoli, progredisce nella Chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo: infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, cresce sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro, sia con la profonda intelligenza che essi provano delle cose spirituali, sia con la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma certo di verità

Benedetto XVI: il 4 maggio 1988 l’allora Cardinale Joseph Ratzinger Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede incontra Monsignor Marcel Lefebvre che dichiara:

Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata:
1) promettiamo di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo Pastore Supremo, Vicario di Cristo,  Successore del Beato Pietro nel suo primato e Capo del corpo dei vescovi.
2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta nel n° 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero ecclesiastico e sull’adesione che gli è dovuta.
3) A proposito di certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento positivo di studio e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica.
4) Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei sacramenti celebrati con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II.
5) Infine promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche, specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla Fraternità con legge particolare.

Dall’incontro tra Lefebvre e Joseph Ratzinger a seguito della Visita Apostolica effettuata dal Cardinale Gagnon, da un punto di vista giuridico, la figura canonica più adatta alla FSSPX è quella di una società di vita apostolica. Si afferma infatti:

  1. Società di vita apostolica è la soluzione canonica più possibile, col vantaggio di inserire eventualmente i laici. Secondo i canoni del Diritto Canonico promulgato nel 1983 nei canoni 731 – 746 tale società gode di piena autonomia, può formare i suoi membri, incardinare dei chierici e assicurare la vita in comune dei suoi membri. Per quanto riguarda la cura animarum e le altre attività apostoliche, tenuto conto dei canoni 679 – 683 si prevede una certa esecuzione, in relazione ai Vescovi diocesani.
  2.  Commissione romana
    Verrà istituita, a cura della Santa Sede, una commissione per coordinare i rapporti tra i diversi dicasteri e i vescovi diocesani, nonché per risolvere gli eventuali problemi e i contenziosi; questa commissione sarà provvista delle facoltà necessarie a trattare le questioni indicate (per esempio l’instaurazione, a domanda dei fedeli, di un luogo di culto là dove non vi sono case della Fraternità, “ad mentem” can. 383, § 2).
    Questa commissione sarà composta da un Presidente, da un Vice Presidente e da cinque membri, di cui due della Fraternità. 
    Essa avrà inoltre la funzione di vigilanza e d’appoggio per consolidare l’opera di riconciliazione e regolare le questioni relative alle comunità religiose che hanno un legame giuridico o morale con la Fraternità.
  3. Condizione delle persone legate alla fraternità 3.1 – I membri della Società clericale di vita apostolica (preti e fratelli coadiutori laici), sono retti dagli statuti della Società di diritto pontificio.
    3.2 – Gli oblati e le oblate, con o senza voti privati, e i membri del terz’ordine legati alla Fraternità, appartengono ad una associazione di fedeli legati alla Fraternità secondo i termini del canone 303, e collaborano con essa.
    3.3 – Le Suore (e cioè la congregazione fondata da Mons. Lefèbvre) che fanno dei voti pubblici, costituiscono un vero istituto di vita consacrata, con la sua struttura e la sua propria autonomia, anche se si può prevedere una certa forma di legame per l’unità spirituale con il Superiore della Fraternità. Questa congregazione – almeno all’inizio – dipenderà dalla commissione romana, invece che dalla Congregazione per i religiosi.
    3.4 – Per i membri delle comunità viventi secondo la regola dei diversi istituti religiosi (Carmelitani, Benedettini, Domenicani, ecc.) che sono legati moralmente alla Fraternità, è opportuno che si accordi loro, caso per caso, un particolare statuto che regoli i loro rapporti con i loro Ordini rispettivi.
    3.5 – I sacerdoti che, a titolo individuale, sono legati moralmente alla Fraternità, riceveranno uno statuto personale, tenuto conto delle loro aspirazioni e al tempo stesso degli obblighi derivanti dalla loro incardinazione. Gli altri casi particolari dello stesso genere saranno esaminati e risolti dalla commissione romana. Per quanto riguarda i laici che chiedono l’assistenza pastorale alle comunità della Fraternità, essi rimarranno sottoposti alla giurisdizione del vescovo diocesano, ma – in particolare, in ragione dei riti liturgici delle comunità della Fraternità, essi possono indirizzarsi a queste comunità per l’amministrazione dei sacramenti (per i sacramenti del battesimo, cresima e matrimonio continueranno ad essere necessarie le notificazioni in uso nelle rispettive parrocchie; e i Cann. 878, 896 e 1122).
  4. Ordinazioni
    Per le ordinazioni occorre distinguere due fasi:
    4.1 – Nell’immediato: per le ordinazioni previste a breve scadenza, sarà autorizzato a conferirle Mons. Lefèbvre o, se impossibilitato, un vescovo da lui accettato.
    4.2 – Una volta eretta la Società di vita apostolica
             4.2.1 – Fintanto che è possibile, e a giudizio del superiore generale, si seguirà la via normale: lettera dimissoria ad un vescovo che accetta di ordinare i membri della Società;
             4.2.2 – In ragione della situazione particolare della Fraternità (cf. infra), ordinazione di un vescovo membro della Fraternità, il quale, tra gli altri incarichi, avrà quello di procedere alle ordinazioni.
  5. Problema del vescovo
    5.1 – A livello dottrinale (ecclesiologico), la garanzia di stabilità, di mantenimento in vita e di attività della Fraternità viene assicurata con la sua erezione in Società di vita apostolica di diritto pontificio, e con l’approvazione dei suoi Statuti da parte del Santo Padre.
    5.2 – Ma, per le ragioni pratiche e psicologiche, si ritiene utile la consacrazione di un vescovo membro della Fraternità. In questo senso, nel quadro della soluzione dottrinale e canonica della riconciliazione, noi suggeriamo al Santo Padre di nominare un vescovo scelto in seno alla Fraternità, su presentazione di Mons. Lefèbvre. In base al principio enunciato prima (5.1), questo vescovo non è ordinariamente il Superiore generale della Fraternità; ma sembra opportuno che sia membro della commissione romana.
  6. Problemi particolari
    – Rimozione della sospensione a divinis di Mons. Lefèbvre e dispensa per le irregolarità sopraggiunte in seguito alle ordinazioni.
    – Previsione di una “amnistia” e di un accordo per le case e i luoghi di culto della Fraternità, erette – o utilizzate – fino ad oggi senza autorizzazione dei vescovi.

Se l’Arcivescovo Marcel Lefebvre avesse accettato suddette condizioni, come da lui stesso indicato la Fraternità Sacerdotale San Pio X sarebbe stata approvata a livello giuridico, ma poco tempo dopo Sua Eccellenza ritratta quanto sopra citato, incorrendo nella scomunica.

Francesco: ha proseguito sull’esempio dei suoi predecessori, concedendo ai Lefebvriani nel Giubileo della Misericordia la possibilità di ascoltare le confessioni. Egli riconobbe inoltre leciti i matrimoni da loro celebrati.

L’attuale questione

Poche settimane fa don Davide Pagliarani presbitero e superiore della FSSPX dall’11 luglio 2018, ha dichiarato di voler procedere nel luglio 2026 all’ordinazione di nuovi Vescovi, creando così nuovamente una scissione con la Chiesa di Roma. Papa Leone XIV ha affidato la diatriba al Cardinale Victor Manuel Fernandez Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede che nell’incontro con don Pagliarani avvenuto il giorno 12 febbraio 2026 ha ribadito la volontà di dialogare con l’intera FSSPX, in nome della speranza cristiana che tutti vuole condurre alla conoscenza della verità. Nell’ultimo incontro si è ribadito a livello canonico, che qual ora si procedesse all’ordinazione di nuovi Vescovi la FSSPX incorrerebbe nuovamente nella scomunica, rendendo così vano il copioso e proficuo lavoro e ancor di più atto di misericordia verso i suddetti, compiuto nel 2006 dall’allora papa Benedetto XVI.

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Author: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la didattica di un laboratorio territoriale di alcuni docenti di religione nella diocesi di Bergamo.