Comunicato della Diocesi di Milano. Don Alberto Ravagnani sospende il ministero presbiterale. Mons. Agnesi (Vicario generale), “occasione di preghiera”

Pubblichiamo il comunicato della Diocesi di Milano da Agenzia Sir per compremdere quale sia in effetti la notizia che ha colto di sorpresa molti fedeli e non, abituati a vedere sui social don Alberto Ravagnani, considerato

un “sacerdote influencer” .

Diverse sono le notizie che si sono susseguite in questi giorni. Non pare che il giovane sacerdote abbia chiesto la riduzione allo stato laicale. Altro è la richiesta di sospensione dal Sacro Ministero.

Per la Redazione, Marcello Giuliano

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Al momento non risulta in modo ufficiale che Don Ravagnani abbia chiesto la dimissione dallo stato clericale, e che abbia chiesto, dunque, la riduzione allo stato laicale.

Al momento don Ravagnani è dispensato dall’esercizio del ministero per quanto riguarda le consuete funzioni sacerdotali: Celebrazione dell’eucaristia e dei sacramenti, cura d’anime, predicazione. Non è chiaro ancora cosa farà, anche se da diverse sue parole il suo desiderio sarebbe di continuare ad essere prete in modo diverso. In cosa ciò consista non è chiaro.

Non ci è nemmeno chiaro cosa Don Ravagnani pensi esattamente della richiesta ed ottenuta sospensione, in quanto, solo due giorni fa, in un video RAI Radio 1, di ieri 3 Febbraio [https://www.facebook.com/watch/?v=26068835989422608], si presenta come prete (“Mi chiamo Don Alberto Ravagnani, sono un prete …”) e annuncia che lascia il ministero sacerdotale e che continuerà “a vivere la mia missione, a fare del bene, non indosserò il colletto, non celebrerò la messa, ma il mio cuore sarà sempre lo stesso”.

Vari giornali interpretano l’espressione lasciato il ministero come lasciato il sacerdozio in quanto stato sacerdotale.

Il linguiaggio non è chiaro, ma dipende forse anche dal fatto che lo stesso Don Ravagnani non si è chiarito cosa sia il sacerdozio? È portare o meno il colletto? È celebrare o meno la Messa? O il Sacerdozio è non solo le cose che si fanno? E le cose che si fanno sono solo cose? Cosa celebra e trasmette il sacerdozio attraverso quelle cose?

Ad ad ogni modo, ricordiamo che, poiché essere sacerdote non si identifica solo con i segni del sacerdozio, quali, per esempio, il vestito od alcune mansioni, precisiamo che colui che è stato eletto al sacerdozio, ed è stato validamente ordinato, è resta sacerdote in eterno, sia esso sopeso per pena canonica o per sua richiesta, o ridotto allo stato laicale. In quest’ultimo caso, sarà dimesso dallo stato clericale, abbraccerà lo stato di vita laicale, secondo le ordinarie caratteristiche di tale stato, ma colui che fu consacrato sacerdote è e resterà sacerdote in eterno, a cospetto di Dio e della Chiesa.

Accompagnamo Don Alberto Ravagnani perché possa operare il necessario discernimento e sappia rispondere a ciò cui il Signore l’ha chiamato per il bene della Chiesa, di tutti i fedeli e della sua anima.

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Author: Libertà e Persona

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