Colletta
O Dio, che hai rivelato la pienezza della legge
nel comandamento dell’amore,
dona al tuo popolo di conoscere le profondità
della sapienza e della giustizia,
per entrare nel tuo regno
di riconciliazione e di pace.
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 15 FEBBRAIO 2026 ANNO A
Colore Liturgico Verde
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia in lui, anche tu vivrai. Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini. A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare» (Siracide 15,16-21).
Il testo biblico evidenzia il dono della libertà e della responsabilità personale davanti a Dio.
L’«Allegoria della Virtù e del Vizio» è un dipinto a olio su tavola (1505) eseguito da Lorenzo Lotto, come coperta protettiva del «Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi» che ne era il committente. Al centro dell’opera oggi alla National Gallery of Art (Washington), compare lo stemma episcopale, appoggiato al tronco d’albero che separa la virtù (sulla sinistra) dal vizio (sulla destra). Nella prima un bambino s’arrampica lungo un sentiero difficile verso la cima di un colle, metafora del percorso arduo della virtù dove un rigoglioso ramo verde che spunta dal tronco, simboleggia la vitalità interiore e affettiva. A destra, un satiro, allegoria della lussuria e dell’irrazionalità, giace beato su un prato verdeggiante, circondato da grappoli d’uva e un vaso dorato, rappresentazioni della via facile ma distruttiva del vizio.
Con il brano «Il ballo dell’obbedienza», la poetessa e assistente sociale Madeleine Delbrêl (+1964), descrive la vita e il rapporto con Dio come una danza quotidiana. Ecco la parte conclusiva della composizione: «Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito,/ e facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica:/ dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza,/ che la tua Santa Volontà/ è di una inconcepibile fantasia,/ e che non c’è monotonia e noia/ se non per le anime vecchie,/ tappezzeria/ nel ballo di gioia che è il tuo amore.// Signore, vieni ad invitarci./ Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare,/ questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in/ cui avremo sonno./ Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro,/ quella del caldo, e quella del freddo, più tardi. […] Signore, Facci vivere la nostra vita,/ non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato,/ non come una partita dove tutto è difficile,/ non come un teorema che ci rompa il capo,/ ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si/ rinnovella,/ come un ballo,/ come una danza,/ fra le braccia della tua grazia,/ nella musica che riempie l’universo d’amore./ Signore, vieni ad invitarci».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.
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