DOMENICA 18 GENNAIO 2026 ANNO A
Colore Liturgico Bianco
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
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«Il Signore mi ha detto: “Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria”. Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: “È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”» (Isaia 49,3.5-6).
Il brano che fa parte del secondo carme del Servo del Signore, ne descrive la vocazione e la missione: restaurare e riunire il popolo di Israele disperso e riflettere la gloria di Dio al mondo intero. Il Servo ha infatti il mandato universale di essere la «luce delle nazioni» per portare la salvezza di Dio all’umanità intera.
La luce del mondo
«La luce del mondo» è un dipinto di William Holman Hunt, realizzato di notte tra il 1853 e il 1854, in una capanna improvvisata a Worcester Park nel Surrey e attualmente visibile in una sala laterale della cappella del Keble College a Oxford.
L’opera è stata ispirata da una visione avuta dal pittore mentre era nel giardino della casa di un amico, quando scorse Gesù Cristo picchiare a una porta serrata. Hunt allora si sentì chiamato a rappresentare la scena come scrisse: «Ho dipinto il quadro con quello che pensavo, pur essendo indegno, fosse un comando divino e non semplicemente un buon soggetto».
La tela rappresenta la figura di Gesù Cristo con una luce intensa in mano e una corona di spine sulla sua testa, sul punto di bussare delicatamente ad una porta chiusa, ricoperta di erbacce e senza maniglia esterna, a simboleggiare che solo la singola persona, per libera scelta, può aprire il proprio cuore a Cristo.
Su questo quadro ad olio che diede origine a un’abbondante devozione popolare, in alto si legge l’iscrizione latina «Me non prætermisso, Domine!» (Non trascurarmi, o Signore!), seguita dalla firma.
«La notte non si addormenta negli occhi delle donne»
Apprezziamo la poesia «La notte non si addormenta negli occhi delle donne», scritta «In memoria di Beatriz Nascimento» dalla romanziera e saggista, afrobrasiliana Maria da Conceição Evaristo de Brito.
«La notte non si addormenta/ negli occhi delle donne/ la luna femmina, a noi simile,/ in veglia vigila/ la nostra memoria./ La notte non si addormenta/ negli occhi delle donne/ ci sono più occhi che sonno/ dove lacrime sospese/ scandiscono l’intervallo/ dei nostri ricordi bagnati. […] La notte non si addormenterà/ mai negli occhi delle donne/ perché dal nostro sangue-donna/ dal nostro liquido di memoria/ in ogni goccia che sgorga/ un filo invisibile e tonico/ cuce pazientemente la rete».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.
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