“Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce”

Rembrandt Harmenszoon van Rijn, Paesaggio con il riposo durante la fuga in Egitto, 1647, National Gallery d’Irlanda

«In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Mádian» (Isaia 8,23-9,3).

Il brano di Isaia è indirizzato alle terre di Zabulon e Nèftali, le tribù che, insieme alle altre, al tempo del profeta sono deportate in Assiria. Agli abitanti di quella regione è inviato il messaggio di speranza che trasforma l’esperienza di oscurità in un’anticipazione gioiosa della salvezza messianica perché in quella porzione di terra ci sarà una grande confluenza di popolazioni e di culture tali da meritare il titolo di «Galilea delle genti». Da lì infatti Gesù Cristo, la luce di Dio, decide di iniziare la sua missione pubblica.

Il dipinto di piccole dimensioni «Paesaggio con il riposo durante la fuga in Egitto» è stato realizzato da Rembrandt Harmenszoon van Rijn nel 1647 a commento del testo evangelico là dove Matteo racconta che per salvare Gesù appena nato, un angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse di portare in salvo la sua famiglia in Egitto. L’opera a olio su legno che appartiene alla National Gallery d’Irlanda, mostra la Sacra Famiglia mentre riposa durante la notte, in quella frettolosa fuga verso la salvezza per evitare i soldati di Erode.

Rembrandt dipinge l’intera scena avvolta in un’oscurità quasi totale con la Sacra Famiglia che, al centro, trova rifugio in un antro naturale nei pressi di un grande albero. Il chiarore, proveniente dal fuoco alimentato forse da un aiutante inginocchiato, illumina con delicatezza i volti di Maria e Giuseppe e il Bambino addormentato che l’artista, riprendendo il versetto di Isaia («Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce»), rappresenta come la luce del mondo che risplende nelle tenebre.

Nella poesia «A volte la luce», Alda Merini cattura l’essenza della luce che irrompe nell’oscurità: «A volte la luce/ è il miracolo di Dio/ che accende la paglia/ e incendia il frumento,/ la luce non ha pietà,/ la luce è crudele,/ ti sveglia la notte,/ ti sveglia al mattino/ e ti dice: cammina./ Cammina./ Cammina./ Ma dove devo camminare/ se il mio letto è l’ombra?/ E la luce risponde:/ l’ombra è il tuo letto,/ ma tu devi fiorire».

don Tarcisio Tironi

direttore M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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