
Un pensiero attribuito a Sant’Ignazio di Antiochia recita: “Si educa con ciò che si dice, più ancora con ciò che si fa e ancor di più con ciò che si è”.
Dopo aver letto lo splendido ricordo dell’amica Antonia, pubblicato da Costanza Miriano sul suo profilo facebook, completerei quella massima, scrivendo che sommamente si educa “come si muore”; è questa l’eredità più preziosa che possiamo lasciare ai nostri cari, particolarmente ai nostri figli, se abbiamo avuto il dono di essere genitori.
È morta poco fa la mia amica Antonia, che da tempo era malata. Di solito si scrive “combatteva con una malattia”, ma non so se nel suo caso sia esatto dirlo. Antonia combatteva di sicuro con il fatto di dover lasciare gli adorati figli e un marito amatissimo, e ha fatto e provato tutto quello che poteva per non essere costretta a privarsi di loro, ma per sé non era preoccupata. Era consegnata con fiducia a quello che sarebbe successo. I suoi occhi luminosi continuavano a sorridere, sempre. Non sono parole strappalacrime che scrivo così, per fare un raccontino melenso. Sorrideva proprio, e poche ore prima che perdesse conoscenza abbiamo proprio riso, le raccontavo le cretinate dei miei figli e abbiamo riso un sacco. Cosi le ho detto: “Antonia, che bello vederti sorridere così, anche di fronte alla morte. Non sei arrabbiata con Dio?” “Arrabbiata? No! E perché? Mi ha salvata tante volte, e lo farà ancora”. E non parlava della salvezza dalla malattia, perché sapeva che non era possibile, parlava della salvezza vera, quella per sempre. Non era preoccupata per sé, ma per i suoi cari, per una figlia di amici, per i feriti di Crans Montana. Un cuore di mamma all’ennesima potenza.
Poi le è caduto lo sguardo sulla foto di una figlia, di quando aveva pochi mesi, e ha detto: era bellissima, è bellissima. (Sono bellissimi, tutti e tre). E ha fatto un sospiro. Per loro sì, era triste, ma sapeva anche che stava consegnando loro l’eredità più preziosa che un genitore può dare a un figlio: la testimonianza di una cristiana vera. Perché puoi sorridere davanti alla morte, che infatti è arrivata poco dopo, solo se sei certo che Gesù è venuto perché abbiamo la vita, e l’abbiamo in abbondanza, come diceva proprio oggi l’antifona alla comunione. Credeva nella vita eterna. Ne era certa come dell’esistenza del bicchiere di acqua che le ho avvicinato.
Sono grata di averti avuto come amica, cara Antonia. Penso che sia un regalo che Dio mi ha fatto, una sorella maggiore (anagraficamente di pochissimo, ma nella fede di tanto). Sono grata a Gabriella che ci ha fatte incontrare, e mi sei piaciuta subito, ma prima ancora che ti vedessi dal vivo un altro amico, Pippo Corigliano, mi aveva parlato di te tante volte, decantando le tue doti e facendomi innamorare di te prima ancora di conoscerti. Era colpito dalla tua gentilezza, intelligenza, dalla tua classe, dal tuo understatement ai massimi livelli (mai una parola sulla tua professione o la tua storia, e ci sarebbe stato di che vantarsi). Ho l’enorme rammarico di non aver goduto abbastanza di te, ho avuto poche occasioni di stare con te, anche perché tu non volevi mai disturbare e quindi se avessi saputo che avrei avuto così poco tempo ti sarei stata attaccata come una cozza, per non perdere una briciola.
Vorrei scrivere tanto altro di te ma adesso è il momento di custodire in silenzio il bene che mi hai dato. Voglio imparare da te la gratitudine con cui guardavi tuo marito, la stima enorme e l’amore solido per lui. Voglio imparare la tua eleganza e la tua generosità con cui hai aiutato tanto, i regali stupendi, la delicatezza. So che adesso sei con Pippo e con Padre Emidio, e insieme mi aiuterete a meritarmi di raggiungervi. Ti voglio bene!
Costanza Miriano
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