“La gloria del Signore brilla sopra di te”

James Tissot, 1894 Minneapolis Institute of Arts.

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«Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l’abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore» (Isaia 60,1-6).

Il brano del profeta annuncia lo splendore futuro di Gerusalemme (simbolo del popolo di Dio) che giaceva nelle tenebre dell’esilio e dell’afflizione. La città è chiamata a riflettere la luce di Dio che risplende su di lei rendendola un faro per l’umanità in grado di attirare a sé tutte le nazioni. In questa trasformazione di Gerusalemme si farà festa per il ritorno degli esiliati e perché popoli e re porteranno ricchezza (oro e incenso) riconoscendo la gloria divina.


Il dipinto a olio su tela intitolato «Viaggio dei Magi» è opera dell’artista francese James Tissot, creato intorno al 1894 ed ora al Minneapolis Institute of Arts. L’artista dimostra anche in questo quadro gli effetti dei numerosi viaggi di Terra Santa, compiuti dopo la conversione religiosa al fine di raccogliere schizzi e fotografie dei luoghi, delle persone e dei costumi locali. L’immagine infatti mostra i Magi e il loro seguito, ritratti a dorso di cammello, con abiti elaborati e decorati tipici delle culture orientali dell’epoca, nel paesaggio arido delle colline vulcaniche sulle rive del Mar Morto, durante il loro viaggio per trovare il Messia. La carovana in movimento sottolinea la differenza tra gli abiti dei contadini al seguito da quelli gialli e sontuosi dei Magi che confermano il loro essere re ed astronomi.
Gustiamo la seconda parte del «Sonetto d’Epifania», scritto da Giorgio Caproni a Livorno, la sera d’Epifania del 1940 che, attraverso il mistero della Manifestazione del Signore, trova nei Magi gli eterni pellegrini dell’anima che cercano Dio, simbolo della vita stessa, segnata da speranza e incertezza.


don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

Autore: Libertà e Persona

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