Il Logos che è Cristo e il logos dei greci in relazione ad ebraismo e cristianesimo

“Gesù e il centurione di Cafarnao”, dal Codex Egberti, 980 circa . Fonte Avvenire

In un’epoca che risente moltissimo dell’esigenza di inculturazione della Fede, anche a danno della Fede stessa, assumendo atteggiamenti e categorie a lei non sempre proprie e non sempre possibili, sembra preziosa questa riflessione di Roberto Righetto, su Avvenire del 4 Gennaio 2026, a riguardo del Saggio sul Gesù metafisico di Guglielmo Forni Rosa, in relazione alle categorie del

pensiero greco, non dimenticando che la rivelazione di Cristo è avvenuta nel tempo propizio, nella pienezza del tempo (Gal 4, 4), quando le vie dell’impero erano aperte e gli strumenti intellettuali greci e latini potevano offrire il meglio di sé a confronto con il Logos eterno, Logos rivelato in Gesù Dio-Uomo.

Allora, accadde veramente che la filosofia greca, insistendo sul carattere divino della figura del Figlio, talvolta ne mettesse in ombra quella umanità che pure è tanto presente nei Vangeli? Secondo l’autore del saggio, talvolta sì, ed è importante conoscerne il contesto, ma talvolta non significa sempre.

La cultura greca e latina non diedero il loro frutto solo per la propria epoca, ma anche per le epoche avvenire, perché, salendo sulle spalle di chi ci ha preceduto, potessimo vedere più lontano e questa è una legge inscritta nelle cose. Così Bernardo di Chartres:

«Dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut eminentia corporis, sed quia in altum subvehimur et extollimur magnitudine gigantea»1

Per la Redazione, Marcello Giuliano

di Roberto Righetto da Avvenire del 4 Gennaio 2026, articolo completo qui Così Gesù incontrò i greci in carne e logos

Un saggio di Guglielmo Forni Rosa analizza l’intreccio tra metafisica, ebraismo e nascente cristianesimo. Un approccio necessario nell’anniversario del Concilio di Nicea e mentre alcuni studiosi contrappongono figura storica e Cristo

L’aveva già detto papa Leone XIV nell’omelia ai cardinali riuniti nella Cappella Sistina subito dopo il Conclave. Alla domanda che Gesù rivolge ai discepoli, «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» (Mt 16,13), vi sono di solito due atteggiamenti prevalenti. «C’è prima di tutto – ha sostenuto il Pontefice – la risposta del mondo. Matteo sottolinea che la conversazione fra Gesù e i suoi circa la sua identità avviene nella bellissima cittadina di Cesarea di Filippo, ricca di palazzi lussuosi, incastonata in uno scenario naturale incantevole, alle falde dell’Hermon, ma anche sede di circoli di potere crudeli e teatro di tradimenti e di infedeltà. Questa immagine ci parla di un mondo che considera Gesù una persona totalmente priva d’importanza, al massimo un personaggio curioso, che può suscitare meraviglia con il suo modo insolito di parlare e di agire. E così, quando la sua presenza diventerà fastidiosa per le istanze di onestà e le esigenze morali che richiama, questo “mondo” non esiterà a respingerlo e a eliminarlo». Poi c’è la risposta della gente comune, che vede in Gesù un uomo retto e giusto, certamente non un ciarlatano: «Per questo lo seguono, almeno finché possono farlo senza troppi rischi e inconvenienti. Però lo considerano solo un uomo, e perciò, nel momento del pericolo, durante la Passione, anch’essi lo abbandonano e se ne vanno, delusi». Il Papa ha poi aggiunto che «anche oggi non mancano i contesti in cui Gesù, pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere, a questo livello, in un ateismo di fatto».

Più recentemente, nella cattedrale dello Spirito Santo ad Istanbul, ricordando l’importanza del Concilio di Nicea del 325, ha invitato i credenti a riscoprire il volto di Gesù: «Nicea afferma la divinità di Gesù e la sua uguaglianza con il Padre. In Gesù noi troviamo il vero volto di Dio e la sua parola definitiva sull’umanità e sulla storia. Questa verità mette costantemente in crisi le nostre rappresentazioni di Dio, quando non corrispondono a quanto Gesù ci ha rivelato». Accennando poi a un’altra sfida, che ha definito come «un arianesimo di ritorno», ha messo in guardia da questa tendenza «presente nella cultura odierna e a volte tra gli stessi credenti: quando si guarda a Gesù con ammirazione umana, magari anche con spirito religioso, ma senza considerarlo davvero come il Dio vivo e vero presente in mezzo a noi. Il suo essere Dio, Signore della storia, viene in qualche modo oscurato e ci si limita a considerarlo un grande personaggio storico, un maestro sapiente, un profeta che ha lottato per la giustizia, ma niente di più. Nicea ce lo ricorda: Cristo Gesù non è un personaggio del passato, è il Figlio di Dio presente in mezzo a noi, che guida la storia verso il futuro che Dio ci ha promesso».

  1. «Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.» In Giovanni di Salisbury, Metalogicon, Libro III, Capitolo 4. ↩︎

Autore: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.