I giornali di Hearst pubblicano ogni giorno presunte atrocità compiute dagli emissari di Madrid, raccontano di bambini uccisi e donne stuprate, nello stile eccessivo della vecchia propaganda inglese contro gli spagnoli. Il risultato è il boom di vendite, ma forzature ed esagerazioni gettano anche le basi di una febbre bellica che porta piano piano Washington in guerra. Nel dicembre 1896 Hearst manda un noto illustratore di scene ambientate nel far west come corrispondente a l’Avana:
“Tu fornisci le immagini, io fornirò la guerra”.
Il 15 febbraio 1898 una nave americana, il Maine, esplode misteriosamente al largo di Cuba. Con immagini e titoloni fuorvianti i giornali di Hearst fanno credere che sia stata la Spagna, in realtà del tutto aliena dall’idea di coinvolgere gli Usa in una guerra contro di sè. Tre giorni dopo l’esplosione il Journal di Hearst- che non ha certo a cuore nè i cubani nè le 266 vittime del Maine – supera il milione di copie vendute e contribuisce in maniera determinante alla decisione degli Usa di entrare in Guerra (dando il via alla guerra ispano-americana).
L’opinione pubblica statunitense, mobilitata al grido di “Remember the Maine! To Hell with Spain!”, pretende l’intervento a favore dei ribelli per vendicare il supposto “affronto” alla potenza nazionale. Secondo alcuni studiosi il conflitto segna la nascita dell’imperialismo americano.
Gli Usa ottengono il riconoscimento dell’indipendenza di Cuba, che diviene una sorta di protettorato americano; la cessione di Porto Rico e dell’isola di Guam; l’accettazione dell’occupazione di Manila nelle Filippine.
Hearst ha raggiunto i suoi scopi: vendere milioni di copie, dimostrare la sua forza mediatica e perseguire l’ideologia vigente allora come oggi nel partito democratico – di cui è un esponente- del “destino manifesto”, per cui gli Usa devono intervenire nel continente per esportare il loro modello di democrazia e, soprattutto, allargare i loro mercati.
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