Nell’America di Trump e in tutto l’Occidente (ex) cristiano si sta combattendo una battaglia di fondo che non finirà presto, ma che appare decisiva per la civiltà di domani. L’oggetto della disputa è l’educazione o la diseducazione dei bambini e degli studenti nelle scuole pubbliche, attraverso gli equivoci e manipolatori corsi gender di «educazione
all’affettività».
Di recente, si è registrata un’importante vittoria del buon senso, della moralità pubblica e della libertà educativa delle famiglie. Infatti, secondo la Catholic new agency, la Corte Suprema degli Stati Uniti «si è pronunciata a favore di un gruppo di genitori» del Maryland, i quali «avevano citato in giudizio un distretto scolastico» che si era rifiutato di permettere alle famiglie querelanti «di escludere i propri figli da lezioni» sostenute e di fatto gestite «dalla comunità Lgbt».
Per 6 voti contro 3, l’Alta Corte americana, nella sentenza Mahmoud v. Taylor, ha stabilito che i genitori protestatari avevano «il diritto ad una informazione preliminare» sui corsi aventi per tema la sessualità e l’affettività. In modo da poter «esonerare i figli dalle lezioni controverse», mantenendo quella «priorità educativa» che è stata disattesa dal «Montgomery County Board of Education».
Infondo, la Corte Usa ha seguito la logica che ispira il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che – meritoriamente – ha sostenuto un disegno di legge per introdurre, si spera una volta per sempre, il criterio del «consenso informato dei genitori» per tutte le lezioni sulla «sessualità» (anche se fatte in nome della lotta al bullismo…) che di sicuro non hanno la «scientificità» e la «neutralità etica» della matematica, dell’informatica o dell’inglese.
Tra l’altro, le famiglie americane che si sono opposte al «pensiero unico woke» in materia di educazione sessuale erano composte da «cattolici, ortodossi e mussulmani» come insegna il vero ecumenismo cristiano e il (costruttivo) dialogo interreligioso.
E come ha efficacemente ribadito Leone XIV, quando ai politici di tutti i colori e le sfumature ha detto che «un riferimento imprescindibile» per il «bene comune» è quello «alla legge naturale» la quale va «riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo», poiché «trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente» (DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI PARLAMENTARI IN OCCASIONE DEL GIUBILEO DEI GOVERNANTI Aula della Benedizione Sabato, 21 giugno 202521 giugno).
I libretti che nel Maryland «istruivano» i minorenni americani mettevano allegramente in scena «matrimoni tra persone dello stesso sesso», simpatiche e indecenti «drag queen», insegnando ai bambini che un ragazzo, se vuole, «può diventare una ragazza», etc.
Grazie a Dio, i vescovi statunitensi, non senza l’ispirazione del pontefice, si sono opposti con una ferma dichiarazione a queste imposizioni pseudo-educative. E mons. Kevin Rhoades, «presidente del comitato per la libertà religiosa dei vescovi» ha dichiarato che se la scuola fa «ideologia» allora deve «rispettare coloro che scelgono di non partecipare». Anche perché, i «genitori non perdono il diritto di educatori primari» quando decidono di iscrivere i «loro figli nelle scuole pubbliche».
Nella Francia dis-educativa di Emmanuel Macron, invece, le Alte corti sembrano volare basso e paiono in toto succubi di quella «sessualizzazione precoce» che è uno dei frutti amari della «ideologia del gender».
Il governo, infatti, ha varato tempo fa un nuovo progetto scolastico, noto con l’acronimo di Evars (Educazione alla vita affettiva, relazionale e alla sessualità) il quale, salvo inattesi dietrofront, dovrebbe iniziare da Settembre a tormentare i giovani francesi.
Mille le proteste registrate subito da parte della destra (Rn e Les Républicains), dei religiosi (cattolici, ebrei, evangelici), ma anche di intellettuali non conformisti, di ex ministri e via dicendo. Tra questi, sette associazioni di difesa dell’infanzia e oltre 300 genitori hanno «iniziato un ricorso al Consiglio di Stato» per far «annullare il progetto Evars» sostenuto invece a spada tratta dal ministro dell’Educazione Élisabeth Borne.
L’accusa sostiene, con mille argomenti giuridici, che questo nuovo progetto trasversale, che includerà «i bambini della materna», è contrario al «Codice civile», al «Codice della salute pubblica», alla «Dichiarazione dei diritti dell’uomo» e perfino alla «Convenzione internazionale dei diritti dell’Infanzia» dell’Onu.
Niente da fare, l’altro ieri, il Consiglio di Stato di Parigi, ha «rigettato il ricorso» delle famiglie preoccupate e ha giudicato il nuovo progetto di educazione sessuale «legittimo» e «conforme alla volontà del Parlamento».
Eppure, commenterebbe papa Prevost, la società senza una base comune si disgrega e solo la «legge naturale» riconosciuta «da tutti» può costituire «la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell’agire». In particolare nelle «delicate questioni etiche» che oggi «si pongono in maniera molto più cogente che in passato», toccando «la sfera dell’intimità personale».
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