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Eutanasia e il diritto a morire in Francia? La gente dice no

Sono anni ormai che la sinistra francese, assieme al blocco laicista ben rappresentato da Emmanuel Macron, preme e fa di tutto per ottenere una legge in favore della «dolce morte». Che i progressisti auspicano la più larga possibile, in modo tale che la Francia, oltre ad avere da decenni il

primato degli aborti in Europa, abbia presto anche quello dei morti per eutanasia o «suicidio assistito»

L’ultima proposta di legge relativa al cosiddetto «fine vita» – terminologia ambigua e pericolosa – è stata adottata dall’Assemblea nazionale il 27 maggio scorso, grazie a 305 voti favorevoli (principalmente dei deputati socialisti, verdi e dell’estrema sinistra), 57 astenuti e 199 voti contrari (del partito di Marine Le Pen e dei repubblicani). E sarà discussa nelle prossime settimane.

Il deputato del MoDem Olivier Falorni, militante pro eutanasia della prima ora, ha dichiarato, come più volte ha fatto lo stesso Macron, che si tratta di una legge «attesa dalla gran parte dei cittadini» francesi.

Uno studio da poco pubblicato fondapol-proposition-de-loi-visant-a-legaliser-leuthanasie-et-le-suicide-assiste-2025-12-12_ii_new_electronique_w.pdf curato da Dominique Reynié, dimostra esattamente il contrario. E cioè che la maggioranza della gente comune, di destra come di sinistra, non vuole un «aiuto» legale o medico «a morire»: ma un più tradizionale (ed etico) «aiuto a vivere».

Dieci anni fa la grande tentazione seduttiva: «Morire per non soffrire»

Reynié, docente universitario di scienze politiche, è altresì presidente di Fondapol, una fondazione «per l’innovazione politica» che definisce sé stessa come un «think thank liberale, progressista ed europeo» che intende contribuire «a un dibattito pluralista e documentato». Non siamo quindi nelle buie anticamere di un covo pro life, né di un solerte vescovo reazionario o nelle sezioni politiche del partito di Orbán.

La ricerca istruita dall’equipe del professor Reynié ha intervistato «un campione rappresentativo di oltre 3000 persone». Comprendente francesi dai «18 anni in su», di qualunque sesso, condizione sociale, categoria professionale, origine geografica ed etnica.

E proprio all’inizio del dossier – che conta 80 pagine fitte di note, grafici, tabelle e statistiche – i risultati della ricerca sono così sintetizzati: «Lo studio che ora pubblichiamo» dimostra che una «maggioranza» favorevole ad una legge pro eutanasia e suicidio assistito «non esiste». La maggioranza dei cittadini è «contraria allo spirito della proposta» che si sta dibattendo in Assemblea e alla «maggior parte delle sue disposizioni».

Impossibile per noi ripercorrere tutti passaggi salienti della ricerca. Ma è assodato che il 52% dei francesi intervistati (contro il 38%), anche in caso di «malattia grave» di uno dei propri familiari, preferirebbe «la cura all’eutanasia».

Il 77% degli intervistati reclama la necessità «di un responso psichiatrico» nel caso di un cittadino che «richiedesse di morire», il che pare escluso dalla legge. La ricerca dimostra poi che non solo i cattolici, i mussulmani e gli elettori della destra sono nettamente contrari alla creazione di un novello «diritto umano» che sarebbe il presunto diritto «di morire». Ma anche una buona parte di coloro che votano a sinistra, perfino di quanti simpatizzato con Jean-Luc Mélanchon.

Riguardo all’età di coloro che si sono espressi, è significativo che sono i più giovani (18-24 anni), i più critici verso una qualunque legge che allarghi le maglie su eutanasia e suicidio assistito (oltre il 55%). La legge in corso di approvazione prevedrebbe un «delitto di ostacolo all’eutanasia» ma non un «reato di istigazione all’eutanasia»: ma la netta maggioranza degli intervistati non approva.

Il professor Reynié ha osservato che i 10 paesi al mondo che hanno «legalizzato l’eutanasia» hanno tutti «perso il controllo delle pratiche», innanzitutto a causa della sua «diffusione su larga scala». Nei Paesi Bassi, dalla legalizzazione (2001) ad oggi, si contano «100.000 morti per eutanasia». In Francia, con gli stessi criteri olandesi, ciò «equivarrebbe a 800.000 morti». Cittadini malati più o meno gravemente, uccisi da medici, pagati da noi, in ospedali di Stato, fondati per curare e guarire.

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Author: Fabrizio Cannone

Fieramente italiano, romano e cristiano, sposato con 3 figli, collabora con varie testate e siti web.