SANT’ALBERTO: LA FEDE E LA SCIENZA

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Una delle più diffuse menzogne divulgata dall’Illuminismo in poi è che la Chiesa ha sempre ostacolato il progresso scientifico. In realtà, la dottrina della Chiesa non ha mai sostenuto che le scienze andassero assolutamente osteggiate, ma sviluppate nel servizio al bene dell’uomo.

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I Padri della Chiesa avevano sostenuto che l’uomo sta nel punto di intersezione tra due campi di gravitazione. C’è anzitutto la forza di gravità che tira in basso – verso l’egoismo, verso la menzogna e verso il male; la gravità che ci abbassa e ci allontana dall’altezza di Dio. Dall’altro lato, c’è la forza di gravità dell’amore di Dio: l’essere amati da Dio e la risposta del nostro amore ci attirano verso l’alto.
L’uomo si trova in mezzo a questa duplice forza di gravità, e tutto dipende dallo sfuggire al campo di gravitazione del male e diventare liberi di lasciarsi totalmente attirare dalla forza di gravità di Dio, che ci rende veri, ci eleva, ci dona la vera libertà..

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Fu questa anche la posizione di uno dei più grandi ingegni
teologici e scientifici del Medioevo, sant’Alberto Magno. Dante
Alighieri, per parte sua, lo colloca nel Paradiso nel Cielo del Sole tra gli spiriti sapienti. Questo religioso domenicano è considerato il più grande filosofo e teologo tedesco del Medioevo sia per la sua grande erudizione che per il suo impegno a livello logico-filosofico nel conciliare fede e ragione, applicando la filosofia aristotelica al pensiero cristiano. Fu, inoltre, il maestro di Tommaso d’Aquino. La Chiesa cattolica lo venera come santo protettore degli scienziati e Dottore della Chiesa. L’influenza esercitata da Alberto sugli studiosi dei suoi tempi e su quelli degli anni seguenti fu enorme. Questo
frate medievale – in mezzo ai suoi molti doveri di religioso, come provinciale del suo Ordine, come vescovo e legato pontificio, come predicatore di una crociata, pur effettuando molti faticosi viaggi tra Colonia, Parigi e Roma e frequenti escursioni in varie parti della Germania – fu in grado di comporre una vera enciclopedia, contenente trattati scientifici su quasi ogni argomento dello scibile umano, mostrando una conoscenza della natura e della teologia che sorprese i suoi contemporanei, e ancora suscita l’ammirazione dei dotti dei nostri tempi. Fu, realmente, un doctor universalis.

CHI ERA SANT’ALBERTO?

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Per chi volesse approfondire la figura di Sant’Alberto, consigliamo il volume di Girolamo Wilms Sant’Alberto Magno. Scienziato filosofo e santo, pubblicato da Edizioni Studio Domenicano.
Alberto era nato in Svevia intorno al 1205. Da giovane fu mandato a proseguire i suoi studi presso l’Università di Padova, città famosa per l’insegnamento delle arti liberali, per le quali il giovane tedesco aveva una speciale predilezione. Nel 1223, dopo aver ascoltato i sermoni del beato Giordano di Sassonia, secondo Maestro generale dei Domenicani, decise di entrare nell’Ordine dei Predicatori. Completò i suoi lunghi studi a Parigi, presso l’università che più di ogni altra veniva celebrata come scuola di teologia.

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Durante questo periodo, trascorso tra Colonia e Parigi, ebbe tra i
suoi discepoli Tommaso d’Aquino, un giovane del quale riconobbe subito il genio.
Dopo aver ricoperto vari importanti incarichi nell’Ordine dei
Predicatori, fondato da san Domenico Guzman, Alberto nel 1260
fu consacrato vescovo di Ratisbona, diocesi che resse per soli due anni, quando, dopo che erano state accettate le sue dimissioni, riprese volontariamente l’ufficio di professore presso lo Studium di Colonia. Per il resto dei suoi giorni si impegnò con grande passione e rigore di studioso nel campo della teologia, della filosofia, della medicina e delle scienze naturali, pubblicando un numero impressionante di testi. Il suo corpo fiaccato da una vita austera di privazioni e di lavoro cedette sotto il peso degli anni e morì a Colonia nel 1280.
Oltre alla teologia e alla filosofia, si era dedicato allo studio delle Scienze Naturali. Come affermò in una delle sue opere scientifiche, De mineralibus, «l’obiettivo delle scienze naturali non è semplicemente accettare le dichiarazioni degli altri, ma investigare le cause che sono all’opera in natura». Un metodo eccellente, ulteriormente sostenuto anche nel suo trattato sulle piante, De vegetalibus, dove affermò il principio: «Experimentum solum certificat in talibus – l’esperimento è
l’unica guida sicura in tali indagini».
Sosteneva altresì che nello studiare la natura non abbiamo a indagare come Dio Creatore può usare le sue creature per compiere miracoli e così manifestare la sua potenza: abbiamo piuttosto a indagare come la natura con le sue cause immanenti possa esistere.
Alberto fu un infaticabile studioso della natura, senza trascurare alcuno dei suoi doveri di religioso, di teologo, di guida dell’Ordine domenicano e di protagonista assoluto della vita ecclesiale del suo tempo. Riuscì ad essere una vera autorità nei campi della fisica, in geografia, in astronomia, mineralogia, nella chimica, in zoologia e fisiologia, che costituiscono tutte insieme le basi teoriche fondamentali della scienza medica stessa.

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Alberto dimostrò al mondo che la Chiesa non è contraria allo studio della natura: la scienza e la fede possono andare di pari passo; la loro vita e i loro scritti sottolineano l’importanza della sperimentazione e dell’indagine.
Fu anche uno scienziato di grande rigore: rifuggiva da ogni
tentazione di usare i risultati delle proprie ricerche per scopi che non fossero di utilità all’umanità. Espresse chiaramente il suo disprezzo per tutto ciò che sapeva di incantesimo o di arte magica, in un’epoca che vedeva il diffondersi dell’alchimia con le sue utopie di potere. Raccolse in una grande enciclopedia tutto ciò che era noto ai suoi tempi e poi espresse le sue opinioni, seguendo il suo metodo che era quello di un’attenta osservazione dei fenomeni naturali. Alberto Magno fu all’origine dell’imponente sviluppo che la medicina scolastica avrebbe conosciuto nelle università europee, in primo luogo a Bologna, danno inizio a una tradizione di insegnamento che durerà sino al Rinascimento e oltre.

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Autore: Paolo Gulisano

Paolo Gulisano è medico di professione e scrittore per passione. E' autore di oltre 40 saggi dedicati a temi apologetici, storici e letterari e di tre romanzi del genere fantastico. E' considerato uno dei maggiori esperti di Letteratura Fantasy: ha scritto libri su Tolkien, su Lewis, Chesterton, sui miti celtici, su Re Artù, su Stevenson, Conan Doyle e tanti altri autori soprattutto britannici.  Ha scritto saggi su pagine poco note della storia del Cristianesimo, a partire dal suo libro di esordio sui Cristeros, i martiri messicani. Ha scritto biografie di santi irlandesi come Patrizio, Colombano, Malachia. Come cultore di storia della Medicina, ha pubblicato nel 2006 (in tempi non sospetti) un libro sulle Pandemie, una storia della Medicina attraverso i santi e una monografia su san Giuseppe Moscati. Pratica l'arte medica in scienza e coscienza e durante la pandemia Covid è stato medico volontario delle cure domiciliari.