Non c’è niente che dia gioia come l’amore di Dio. Questa frase sintetizza l’insegnamento che ci ha consegnato la serva di Dio, Rossella Petrellese, morta giovanissima e qui rievocata nell’affettuoso ricordo della mamma Lucia Basurto
Negli ultimi anni ho avuto la grazia di conoscere diverse persone eccezionali per la profonda umanità e ricchezza spirituale. Una di queste è Lucia Basurto, mamma della serva di Dio Rossella Petrellese, che ho avuto il privilegio di intervistare un anno e mezzo fa, in occasione dell’uscita del suo libro “Non c’è niente che dia gioia come l’amore di Dio“, la testimonianza più completa sulla vita della figlia amatissima quasi l’adempimento di un voto.
Lo scorso 24 novembre alle 15 Lucia, dopo una lunga malattia, ha concluso la sua esistenza terrena.
Pochi giorni prima mi aveva telefonato per dirmi che la sua salute era peggiorata e avrebbe dovuto riprendere la chemioterapia, ben consapevole dei rischi che avrebbe comportato su un fisico tanto debilitato, come il suo.
Nessuno può sfuggire al dolore, che è dimensione ineludibile e connaturata all’esistenza umana, quando però lo si accoglie nella prospettiva della fede cristiana, si attua il miracolo di riuscire ad affrontarlo con serenità, talvolta persino con gioia.
È questa la testimonianza che ci ha lasciato Rossella Petrellese e che Lucia, con tanto amore e determinazione, ha voluto consegnarci.
Tra enormi sofferenze
La serva di Dio morta giovanissima dopo un’esistenza consumata fra enormi sofferenze fisiche, morali e spirituali, negli ultimi due anni di vita ricevette la grazia di comprenderne l’immenso valore redentivo nel piano della salvezza e le accettò con amore e per amore.
Il padre benedettino dom Mariano Grosso, ricorda nella prima biografia di Rossella, come il sacramento della Confermazione, in un’anima tanto conformata a Cristo, le donò la luce e la forza necessarie a maturare il desiderio di offrirsi vittima all’Amore Misericordioso, per il sollievo dei sofferenti nel corpo e nell’anima.
Con l’aiuto della grazia divina, Rossella comprese infatti che, affinché i suoi sacrifici fossero graditi al Signore, era necessario offrirli con amore e con gioia.
Leggiamo nel suo diario:
«Signore, tu mi colmi di gioia in tutto ciò che fai. Esiste una gioia più grande che soffrire per il Signore? Attraverso il mio dolore e grazie alle mie sofferenze, ho potuto conoscere, Signore, la grandezza del tuo amore e capire quanto è bello amarti».
E in un altro passaggio:
«È meraviglioso fare l’esperienza del dolore. Quanto è meraviglioso, Signore, fare l’esperienza del dolore, conoscere la sofferenza e viverla con gioia e con serenità, offrendola a Te con amore. Nessun male al mondo sarà mai più grande di tutto il bene che Tu mi hai donato. Nessuna croce, Signore, sarà più pesante e dolorosa di quella che Tu portasti per amor mio… Desidero offrirmi a Te, totalmente. Fa’ che io possa servirTi: qualunque cosa sia necessaria voglio viverla fino in fondo per amor tuo, anche a costo delle più grandi sofferenze…».
La forza del dolore salvifico
Attraverso i secoli e le generazioni è stato possibile constatare come nella sofferenza si nasconda una particolare forza che avvicina interiormente l’uomo a Cristo, una particolare grazia. Ad essa debbono la loro profonda conversione molti santi. È la dimostrazione della grandezza spirituale che nell’uomo trascende il corpo in modo del tutto incomparabile e costituisce una preziosa e commovente lezione di vita per ciascuno di noi.
Frutto di una tale conversione non è solo il fatto che l’uomo ne scopre il senso salvifico, ma soprattutto che nella sofferenza si rinnova spiritualmente, si radica ancor di più nella fede, confermata e vissuta nella carne.
Sono le parole di san Paolo concretizzate nella propria vita: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me».
Grazie, cara Lucia per averci fatto conoscere Rossella.
L’esempio di coraggio, fede e confidenza in Dio di questa giovane donna ci saranno di consolazione e di sostegno nell’affrontare le inevitabili avversità della vita.