
Ancora una volta assume un ruolo di centrale importanza la figura di Maria. Da Maria, Cristo si è formato, ha assunto sembianza umana. Maria è stata la prima persona che ha contemplato il volto di Dio nella carne del Figlio. La contemplazione di Dio da parte della Vergine ha consentito anche a Giuseppe di fare esperienza di suddetto amore e allo stesso modo di costituire un nucleo familiare. Nella solennità della Sacra Famiglia si sperimenta la fedeltà sponsale dei coniugi, che vivono un rapporto singolare con Dio.
Ruolo di Giuseppe nella famiglia
Non si posseggono molte informazioni in riferimento a Giuseppe se non quelle fornite dagli evangelisti Matteo e Luca di cui si riportano i riferimenti:
Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto(Mt. 1, 19).
Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro(Lc. 2, 15 – 20).
Giuseppe era discendente del re Davide e viveva a Nazareth. Egli era il capo della Sacra Famiglia, ma non nell’accezione che alcuni contemporanei potrebbe attribuire, ossia di uomo fallocratico, ma piuttosto come colui che pur non comprendendo il progetto di Dio è docile all’azione pneumatologica. Giuseppe è uomo giusto e rispettoso della legge. A primo acchito quando scopre che Maria è incinta rimane incredulo, ma poi conscio della purezza della splendida donna da senso alla legge. In che modo? Egli non espone Maria alla vergogna e nemmeno la ripudia, ma intraprende, seppur a fatica la strada della giustizia e dell’amore. Un cammino di lotta, in quanto non comprende ancora la volontà di Dio fino al momento in cui l’angelo gli rivelerà la somma vocazione a cui Dio lo chiama. Giuseppe è così l’uomo, che colloca la legge nell’amore, non riducendo così la fede ad un insieme di norme, che seppur fondamentali vanno sottoposte alla Rivelazione. Perché Dio sceglie Giuseppe? Il motivo consiste nell’obbedienza. Egli è un uomo che si presta all’ascolto della Parola, dalla quale ottiene la speranza per vivere la delicata e profonda vocazione a cui Dio lo destina. La fede per Giuseppe è fondamento esistenziale, forma imperativa del vero amore, che consente di compiere la volontà di Dio. Da codesta fede, ottiene la grazia necessaria per permettere al Messia di nascere, perché per loro non c’era posto nell’albergo, ma anche di organizzare la fuga in Egitto a causa della tirannia del re Erode.
Significato teologico della fuga in Egitto
La nascita di Gesù è ingresso della salvezza nella storia. Papa Benedetto XVI affermò che in Cristo l’universale e il concreto si toccano a vicenda. Gesù è il Logos, la ragione creatrice di tutte le cose. Tale Logos ha però una peculiarità: è eterno ed incarnato. Non è un’utopia momentanea, ma bensì primaria forma di alterità che conduce le creature. Si evince che l’incarnazione del Verbo non è un mito e nemmeno rarità biologica di un evento non spiegabile con la ragione scientifica, ma piuttosto l’incontro definitivo tra la naturalità dell’esistenza e la soprannaturalità, perché il fine dell’uomo è il Regno dei Cieli. La fede in Dio è così l’accettazione dell’ipostasi del Figlio in attesa della risurrezione. Qual è quindi il significato della fuga in Egitto? Prima di addentrarmi è opportuno chiarire il ruolo di suddette figure: Augusto, i Magi ed Erode.
L’Imperatore Augusto
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. (Lc. 2, 1 – 7)
Nella narrazione evangelica della notte di Natale l’evangelista Luca mette in evidenza l’incapacità dell’Imperatore Augusto di accorgersi dell’evento più rilevante, che accadeva nel suo regno. Con la nascita di Cristo l’intero cosmo è unificato. Tra Gesù e Augusto c’è però una connessione più profonda e complessa. Augusto non era un semplice sovrano come i suoi predecessori, egli voleva essere compreso e ricordato(rimando alla volontà del lettore il testo dell’epigrafe). Augusto non è solo una figura politica, ma teologica(al tempo non esisteva la scissione tra fede e politica). Non a caso nel 27 a. C dopo soli tre anni di governo, il Senato Romano gli conferì il titolo di Augustus l’adorabile, che nell’iscrizione di Priene venne tradotto con salvatore, titolo che nella cultura pagana veniva attribuito a Zeus, ma anche a Epicuro ed Esculapio. Nell’ A.T. il titolo di Salvatore era ovviamente conferito a Dio.
Augusto e la nascita di Gesù( è il proseguo del significato teologico della fuga in Egitto).
La pax Christi non è in opposizione alla pax Augusti, ma la pace di Cristo supera la pace imperiale. Il regno che Gesù annuncia è quello di Dio che tocca le coscienze e il cuore degli uomini. La pace di Gesù è la pax che nessuno può dare, perché correlata al sacrificio della croce dal quale deriva la redenzione.
I Magi
La figura dei Magi è ambivalente perché apre a un dualismo: la conoscenza della verità, oppure la superstizione astrologica. La religiosità può così condurre a conoscere Cristo oppure alla disperazione, perché se non si apre alla verità è solo autoreferenzialità. I Magi rappresentano l’universalità dei regni a Cristo subordinati. I tre magi rappresentano i tre continenti: Africa, Asia e Europa. I re Magi indicano il cammino dell’umanità verso Cristo tali da inaugurare la storia nuova. I Magi hanno quindi un ruolo fondante nell’affermazione del primo comandamento: “Non avrai altro Dio al di fuori di me”. San Gregorio Nazianzeno afferma che nel momento in cui i Re Magi si prostrano a Gesù l’astrologia giunge al fine. Essi in ausilio con Cristo pongono fine al paganesimo, perché la risposta alle numerose istanze dell’uomo è ormai giunta sulla terra, assumendo un corpo.
Erode
Erode è una figura trucida, non a caso nel 7 a. C fece giustiziare i suoi figli Alessandro e Aristobulo perché sentiva minacciato il proprio potere da loro. Nell’anno 4 a. C aveva per lo stesso motivo eliminato il figlio Antipatro. Erode ragionava secondo le categorie del potere. In relazione a Gesù Erode interrogò sacerdoti e scribi per scoprire il luogo in cui Gesù è nato, inviando così i Magi ai quali però un angelo avverto di non tornare. Ecco ritornare nuovamente la figura di Giuseppe al quale l’angelo esorta di fuggire in Egitto perché Erode vuole uccidere il bambino. La fuga in Egitto da un punto di vista teologico rappresenta l’esilio del popolo prescelto e l’inizio del pellegrinaggio cristiano verso la salvezza. La fuga in Egitto ha inoltre i seguenti elementi:
- La vicinanza di Dio nelle sofferenze delle sue creature.
- È l’ermeneutica dell’Esodo. Se il popolo prescelto fugge verso una libertà esistenziale, ora è chiamato a giungere ad una libertà spirituale: la fuga dal peccato.
- Il viaggio del cristiano: è la dimensione escatologica. È il presentarsi dinnanzi alla maestà divina per il giudizio finale.
- È il passaggio dalle tenebre alla luce. La fuga notturna della Sacra Famiglia è l’anticipo della Veglia Pasquale ove si ricorda la vittoria della croce sull’antico tentatore.
- La migrazione in Egitto è poi l’attuazione della profezia di Osea ove si pone un parallelismo tra Gesù e Mosè che nella parte sottostante viene illustrata:
- Gesù in ebraico si indica con il seguente tetragramma: YHWH e significa salvezza. In relazione a Mosè l’etimologia del suo nome indica salvato dalla acque.
- Sia Mosè che Gesù hanno un padre adottivo. La figura del padre adottivo dal punto di vista teologico, rimanda per gli israeliti, come per i cristiani alla figliolanza. Se prima della nascita del Messia gli unici a potersi arrecare il diritto di figli di Dio erano gli ebrei, con l’avvento di Cristo tutti coloro che in Lui crederanno, per azione dello Spirito Santo potranno reputarsi figli nel Figlio.
- Gesù sostituisce il sacerdozio levitico con il sacerdozio secondo Melchisedek. Il sacerdozio levitico consta trae origine dalla tribù di Levi scelta da Dio per il servizio sacro. Codesti svolgevano la funzione di custodire il Tempio, di amministrare la giustizia e soprattutto di offrire sacrifici e primizie. Il sacerdozio di Melchisedek prefigura l’autorità sacerdotale più alta ed eterna, dacché rimanda all’eterno e Sommo Sacerdote che è Cristo Gesù. Questa forma di sacerdozio è ovviamente superiore al sacerdozio levitico.
- Mosè attualizza la Pasqua come forma di liberazione dalla schiavitù terrena. Gesù è la Pasqua che risolleva l’uomo dalla sua condizione di inettitudine esistenziale.
- Mosè inoltre in unione con Elia appare nella Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor.
La famiglia nel Magistero della Chiesa(si dedicherà in successione un articolo sulla famiglia solo dal punto di vista del Magistero)
La famiglia è un diritto naturale e come tale istituzione divina. Essa è radicata nella ragione, nell’amore e nella conoscenza della verità. La famiglia è il luogo Cristocentrico ove i coniugi vivono secondo gli insegnamenti del Vangelo, quale attuazione delle antiche scritture.
Il canone 2201 del Catechismo della Chiesa Cattolico afferma:
La comunità coniugale è fondata sul consenso degli sposi. Il matrimonio e la famiglia sono ordinati al bene degli sposi e alla procreazione ed educazione dei figli. L’amore degli sposi e la generazione dei figli stabiliscono tra i membri di una medesima famiglia relazioni personali e responsabilità primarie.
Il canone 2204 del Catechismo della Chiesa Cattolica propone:
La famiglia cristiana offre una rivelazione e una realizzazione specifica della comunione ecclesiale anche per questo motivo, può e deve essere chiamata Chiesa domestica.
Papa Benedetto XVI e la difesa della famiglia
Joseph Ratzinger riconosce che la famiglia è patrimonio dell’umanità, istituzione fondamentale e pilastro della società. La famiglia è così un ponte tra la persona e la società, tra persone e Stato come la definì Cicerone nel Principium urbis et quasi seminarium rei publicae. In riferimento a quanto citato papa Benedetto XVI riconosce come la famiglia in un contesto moderno sia sempre più sottoposta all’erosione. Si assiste infatti ad una crisi delle relazioni, all’insufficiente tutela della vita, del lavoro e dell’economia, che ostacolano lo sviluppo integrale della famiglia. La famiglia prosegue papa Benedetto XVI è forma di testimonianza alla Chiesa in quanto missione verso l’alto, l’Assoluto che è Dio.