Quando la Professoressa Loredana Perla parla della necessità di riscoprire le nostre radici, non intende indicare come responsabili del nostro declino i popoli che si affacciano ormai all’Occidente e con i quali sempre più stiamo entrando in contatto, ma proprio noi stessi, noi che non conosciamo più le nostre origini e rischiamo di piegarci come canne al vento.
Mi torna alla memoria il tema assai presente, già anzi tempo, al
teologo e poliedrico uomo di cultura Joseph Ratzinger, quando era ancora cardinale, e che in questi giorni è tornato all’attenzione di chi vuole essere attento, citato da Mons. Georg Gänswein nell’Intervista di Francesco Capozza del 15 dicembre 2025 su ilTempo.it “La mia verità su tre Papi” e che ritroviamo nel nuovo libro, curato da Mons. Gänswein, Dio è la vera realtà:
La Lectio magistralis dell’allora Cardinale Jopseph Ratzinger, tenuta il 13 maggio 2004 il cui titolo appare profetico: «L’odio di sé dell’Occidente».

Repubblica Italiana
In un passaggio di quella lectio magistralis, Radici spirituali dell’Europa, ieri, oggi e domani (La Lectio Magistralis fu tenuta dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger il 13 maggio 2004 al Senato della Repubblica- QUI la registrazione integrale), il futuro pontefice affermò che «l’Occidente tenta di aprirsi in maniera lodevole alla comprensione e ai valori esterni, ma non ama più sé stesso e della propria storia vede ormai solo ciò che è deprecabile e distruttivo, non essendo più in grado di percepire ciò che è grande e puro». Ma ancora più attuale, rileggendo quelle parole ventun anni dopo, è il passaggio in cui il Cardinale disse: «L’Europa per sopravvivere ha bisogno di una nuova, certamente critica e umile, accettazione di sé stessa» e «la multiculturalità, che viene continuamente incoraggiata e favorita, non può sussistere senza punti di orientamento a partire dai valori propri e certamente non può esistere senza rispetto di ciò che è sacro».
Il discorso del Card. Ratzinger sembra stato scritto oggi. E credo che proprio da qui occorra ripartire per diventare consapevoli della nostra ricchezza da vivere noi, con gratitudine ai tesori nel tempo e verso chi li custodisce con amore, così che possano ancora generare nuovi frutti e proprio noi li si possa donare al mondo.
La nuova riforma della scuola penso debba essere vista come un frutto di quella collaborazione tra le culture d’Italia che non temono di confrontarsi conoscendosi. Credo che il contributo della Professoressa Loredana Perla e degli specialisti della Commissione Ministeriale possa essere visto in questo senso.
Presentazione del libro
L’Università italiana versa ormai in una crisi gravissima, soprattutto per ciò che riguarda quelle discipline umanistiche – storia, letteratura, filosofia ecc. – che per secoli ne avevano costituito una base fondamentale. Trent’anni di riforme universitarie, promosse da ministri sia di destra sia di sinistra, hanno infatti incrinato i due pilastri della vita universitaria: la didattica e la ricerca. Per quel che riguarda la prima, la banalizzazione e lo spezzettamento dell’insegnamento legati al sistema del 3+2 conducono spesso alla laurea giovani che non hanno neppure le conoscenze basilari dell’italiano. Quanto alla ricerca, è soffocata dall’imposizione di criteri formalistici di valutazione che scoraggiano ogni lavoro che sfoci in un libro importante. Tra riunioni infinite, redazione di inutili rapporti, verifiche della qualità e così via, ormai i professori universitari stanno diventando soprattutto degli impiegati-burocrati. Questo libro presenta per la prima volta uno spietato esame critico della vita universitaria, nella speranza che il mondo accademico e quello della politica vogliano e possano ancora reagire.

