Le etichette di tradizionalista e progressista nuocciono al Vangelo

Fonte Wikipedia

Ogni volta che sento parlare di tradizionalisti e progressisti, progressisti e conservatori, avverto quanto queste categorie siano completamente estranee alla Chiesa ed alla fede ed introdotte nel linguaggio della Chiesa stessa dallo spirito del mondo. È chiaro che spesso diverse persone, che hanno una determinata visione della Chiesa , della sua Vita e del suo Credo, esse stesse si appellano in tal modo, ma esso è simile al dirsi Io sono di Pietro, io sono di

Paolo … Ma se vogliamo essere di Cristo, dobbiamo solo chiederci quale siano l’Insegnamento della Chiesa, la sua Vita evangelica, chiedendoci come al meglio realizzarla in unione a Gesù e in obbedienza alla Chiesa, consapevoli del suo Depositum Fidei, senza se e senza ma. Purtroppo, nella Chiesa possono esservi dei fratelli meno consapevoli, meno attenti. A noi tutti aiutarli ed aiutarci ad essere credenti. Gesù ci ha dato la guida che è Pietro in quanto Pontefice. Nella continuità del Magistero è la via per essere sempre nei Cuori di Cristo e della Madre di Dio, per vivere il Regno che viene, che è tra noi e che, anzi, è in noi. Mi sembra dunque provvidenziale questo artico9lo che traiamo da Silere non possum.

Per la Redazione, Marcello Giuliano

Erik Varden: «La Chiesa deve uscire dallo schema progressisti vs conservatori»

Erik Varden, monaco cistercense divenuto prelato di Trondheim, è uno di quei pastori che non si rassegnano all’idea che il cristianesimo sia solo un residuo culturale in una società secolarizzata. La sua conversione da adolescente, ascoltando la Seconda Sinfonia di Mahler, dice già molto del suo modo di guardare al mondo: attraverso la musica, la letteratura, la fragilità concreta delle vite reali.

In una intervista concessa al sito spagnolo Aceprensa, Varden affronta una domanda scomoda ma inevitabile: stiamo già vivendo in un’era post-secolare? Da un lato registra il crollo di molte certezze politiche, culturali ed economiche; dall’altro vede crescere una curiosità reale per il cattolicesimo, non come semplice rifugio psicologico, ma come ricerca di qualcosa che “regga l’urto” del tempo presente. Da qui la sua critica alle etichette facili – progressisti contro conservatori, tradizionalisti contro riformisti – e la difesa di una Chiesa che non si lascia sequestrare né dalle logiche politiche né dalle mode comunicative.

In queste righe Varden parla di liturgia, di castità e di sofferenza redentiva, di giovani che passano con naturalezza da un incontro carismatico a una Messa in latino, di letteratura che “salva la vita” perché ti fa scoprire che non sei solo, di musica che sfiora l’eternità, dei Padri del deserto come maestri di realismo e autoironia. E, soprattutto, individua il vero nodo del nostro tempo: la difficoltà a credere di essere davvero amati e chiamati alla vita eterna. L’intervista che segue è, in questo senso, … [Erik Varden: «La Chiesa deve uscire dallo schema progressisti vs conservatori» – Silere Non Possum ecco l’articolo completo]

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Author: Libertà e Persona

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