
E’ nota l’affermazione di Darwin “i fatti riportati sembrano dimostrare che l’uomo è disceso da qualche forma inferiore, nonostante non si siano potuti finora scoprire gli anelli di congiunzione”. Altrettanto note sono, almeno ai più interessati, le tante falsificazioni, consapevoli e non, proposte per colmare la lacuna. La più celebre è il famoso cranio di Piltdown, “un antichissimo cranio, pressoché completo, che poteva costituire il perfetto anello evolutivo mancante fra l’uomo e gli altri primati e che fu in effetti proposto per decenni come tale, prima di rivelarsi “una truffa, dato che la mascella e i canini provenivano presumibilmente da un orango e parti della teca cranica da un uomo moderno”. Ma gli evoluzionisti più radicali non potevano limitarsi a trovare il presunto anello di congiunzione tra primati e uomini, non sarebbe servito più di tanto alla loro filosofia atea, avevano bisogno, nel loro tentativo di attribuire al caso proprio tutto, di dimostrare l’evoluzione della vita dalla non vita, di un anello di congiunzione tra materia inorganica e materia vivente.
Per questo gli amici di Darwin, Thomas Huxley e il biologo pre nazista Ernst Haeckel, inventarono la MONERA o Bathybius,
da loro definita “una sostanza priva di struttura e interamente omogenea, una particella vivente di albumina capace di nutrirsi e riprodursi”, “un organismo senza organi”, da proporre a dimostrazione della generazione spontanea e, appunto, come anello di congiunzione tra il non vivente ed il vivente, così da risolvere il problema del passaggio dalla materia inorganica a quella organica. Ecco “la forma più bassa della protozoologia, l’unità elementare della citologia, il precursore evolutivo di tutti gli organismi, la prima forma organica presente nei documenti fossili, il principale costituente dei sedimenti marini e una fonte di cibo per forme di vita superiori nei fondi degli oceani nutrizionalmente poveri”! (S. J. Gould, Il Pollice del panda, op. cit., pp. 222-229). In breve, viene inventata anche un’altra creatura, l’Eozoon canadese, l’animale “degli albori del Canada”, il primo fossile animale trovato in uno strato precambriano destinato ad entrare anche nella quarta edizione de “L’Origine delle specie” di Darwin, il quale scrive che “è impossibile nutrire dubbi sulla sua natura organica” (l’assenza di fossili precambriani a quel tempo è nota come “il dilemma di Darwin” e l’Eozoon sembra risolverlo; Darwin cita Eozoön nel suo decimo capitolo, Sull’imperfezione della documentazione geologica, come indicazione del fatto che le lacune nella documentazione paleontologica sono colmabili). Bathybius ed Eozoon sono così visti come le due creature primordiali di estrema semplicità, a dimostrazione dell’evoluzione della materia non vivente.
Un po’ di anni dopo la loro “invenzione”, le due forme viventi primordiali perdono vita ed esistenza.
Si scoprirà infatti che il Bathybius è solo un precipitato colloidale di solfato di calcio e che Eozoon è “una forma inorganica, un prodotto metamorfico del calore e della pressione”.
Quando nel 1931 il sacerdote George Eduard Lemaitre ipotizzò il cosidetto Big Bang, gli evoluzionisti materialisti andarono in panico: non solo erano senza “anelli di congiunzione” tra scimmia e uomo e tra materia inorganica e materia vivente, ma avrebbero dovuto trovare, a questo punto, anche l’anello di congiunzione -più impossibile che mai- tra il prima e la nascita del cosmo. Ecco perchè, per fare un solo esempio, gli scienziati sovietici e quelli comunisti in generale, si scagliarono contro il Big bang, presentandolo come una stolta invenzione del Vaticano: la materia, secondo i dogmi della loro fede materialista, doveva essere eterna, e aver prodotto, spontaneamente, nei millenni, prima la vita e poi l’uomo.