
No, non c’è nessuna discriminazione nel parere negativo della Commissione di studio sulla possibilità del diaconato femminile.
Non ne facciamo una questione politica o di emancipazione sociale, perché non c’entra nulla con la dimensione teologica che riguarda il tema.
La Chiesa non è un Parlamento. Ha insieme alla Scrittura, una dottrina, una Tradizione, un Magistero, una storia.
Finiamola con forzature inutili e piuttosto ragioniamo in modo serio: ma davvero c’è qualcuno che pensa che una volta istituito il diaconato per le donne, le donne cominciano ad assumere un valore e un ruolo più autentico nella Chiesa?
Cioè le donne valgono solo se diventano diaconesse? E le altre le buttiamo via? Una persona vale solo per le funzioni che ha o vale per ciò che è? Non eravate voi, amici “del progresso”, così “aperti di mente” e di cuore, a combattere il clericalismo e a valorizzare la dimensione battesimale di ogni uomo e donna? E ora quella dignità dov’è?Come mai alcuni di voi sono improvvisamente diventati amanti del sacramento dell’ordine? Non vi facevamo cosí clericali!
E se il diaconato non è inteso qui in senso sacramentale ma solo pastorale, allora perché fate sorgere allarmi inutili?
La verità è che la donna la stanno umiliando proprio coloro che accusano la Chiesa di oscurantismo, perché nella pratica dicono che per “raggiungere” il maschio bisogna farle fare qualcosa di simile a lui.
Ma questo è affermare un’inferioritá (che invece non esiste).
Per non parlare di qualche teologo che insegna a Roma e che sostiene che non è possibile che nella Chiesa il potere ce l’abbiano solo gli uomini, riferendosi ai membri del clero. Bene, abbiamo capito tutto: per costoro si tratta di acquisire un potere, non di prestare un servizio a Dio e al suo popolo.
In realtà non serviva un genio per capirlo; per capire che qui si tratta della solita battaglia ideologica portata avanti da tanto tempo, per la quale non si analizza la realtà teologica con obiettivitá e rispetto verso una Commissione che ha esaminato tanti aspetti lungo questi 10 anni.
Si legge invece la realtà a partire dall’ idea, dal “desiderio” di alcuni, e questo lo facciamo coincidere pure con la volontà di Dio!
Ma diamo una notizia: il desiderio, da solo, non è indice di ciò che Dio vuole, perché necessita degli strumenti e delle condizioni per farlo.
Anche Santa Teresina aveva il desiderio di diventare sacerdote ma non si lamentò per questo e disse che nell’Amore divino invece si era risolta trovando la chiave della sua vocazione. Perché così poteva essere tutto, rimanendo se stessa.
Ma il punto triste, amici, è questo: ci siamo focalizzati su un aspetto, dimenticando il più importante: la tensione alla santità, la vera assente in questa discussione.
Peccato, il Vaticano II si era tanto sforzato di sottolineare con più vigore la chiamata universale alla santità, la dignità battesimale…. perché abbiamo cestinato tutto per dedicarci a una discussione sterile?
Eh sí, in realtà siamo “tornati indietro”. Peccato, la Chiesa deve camminare, non è vero?
E invece i tir del progresso hanno scelto di fermarsi per rimorchiare uno snack.
Tutto questo mentre lí fuori il mondo suona il clacson, imbottigliato nel traffico di queste discussioni, perché vuole incontrare Dio.
E noi blocchiamo la strada per cercare un qualcosa da regalare alle donne per non sentirci in colpa di essere noi stessi, ma dando colpa ai tempi che cambiano e dimenticando che la Chiesa non ha mai inseguito il mondo, semmai lo ha preceduto (fondando ospedali, università, scuole..etc..).
Torniamo in noi stessi: la donna è oltre tutto questo. E la sua diakonía quotidiana, generosa e vitale, vale più di questi commenti pro-femministi e anti-femminili.
Sí, la donna ha tanti doni, ma il dono per la Chiesa è proprio lei. Non a caso il punto più alto di una vera spiritualità è il dono di sè.
E forse i vetusti e tradizionali modernisti non se ne sono accorti.