“Ci è stato dato un figlio”

Natività, affresco, 230-240 d.C., Roma, Catacombe di Priscilla

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti» (Isaia 9,1-6).

In questa notte si compie la grande profezia di Isaia sulla nascita di Gesù: «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio».
L’affresco che ritrae la più antica raffigurazione della «Natività» conosciuta, risalente al 230-240 circa d.C., si trova in un cubicolo (piccola stanza sepolcrale) di una famiglia aristocratica romana, nelle Catacombe di Priscilla a Roma, sulla Via Salaria. Queste Catacombe prendono il nome di una matrona che donò il terreno nel quale furono scavate a partire dal II secolo. Conosciute già nel 1500 e dissotterrate a metà del 1800, sono uno dei più importanti cimiteri paleocristiani di Roma, con 13 chilometri di gallerie sotterranee.

L’immagine dell’affresco, con colori che variano dall’ocra al rosso, mostra la Vergine Maria seduta, con in grembo il Bambino Gesù, avvolta in un mantello che scende dalla testa fino ai piedi. A sinistra, un personaggio, probabilmente Balaam, indica una stella secondo la profezia biblica – «Un astro sorgerà da Giacobbe» – da lui stesso pronunciata, come si legge nel libro dei Numeri (24,17).

A nome mio e del Museo d’Arte e Cultura Sacra auguro che, aiutati dalla poesia «A Gesù Bambino» di Umberto Saba, possiamo vivere serenamente e insieme, portando pace e fraternità.

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Autore: Libertà e Persona

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