Burattini nel vento

Metto insieme alcune mie suggestioni derivanti da recenti fatti e avvenimenti, con l’intento di unire i puntini e portare alla luce un disegno nascosto. Anticipo che l’oggetto o il soggetto che risulterà è misterioso ma non troppo. È infatti sempre vicino a noi nella quotidianità.

Il primo spunto da cui parto è l’emozionante monologo di Roberto Benigni ‘Pietro – un uomo nel vento’, trasmesso recentemente su RAI Uno.

Devo riconoscere che, nella sua semplicità (del tutto apparente, perché per costruirla bisogna essere geni della comunicazione), l’autore è riuscito ad entusiasmarmi trasmettendo un importante messaggio: San Pietro, con la sua umanità piena di limiti, è uno che prima si imbatte in Gesù, poi cerca di capirlo e infine lo scopre amandolo. E in un Pietro così vivido, colto da Benigni nei suoi dubbi e nei suoi imbarazzanti cedimenti, è facile immedesimarsi anche per noi uomini moderni. 

Grazie agli slanci pieni di pathos di Benigni e alla efficacia narrativa, il Gesù dei Vangeli, scritti in un tempo così lontano, si fa vicino ed entra dolcemente nei nostri cuori. Insomma, questa esibizione è stata molto più che una performance teatrale: è diventata un passe-partout per arrivare più facilmente a chi non conosce Gesù o ne diffida. E penso a molti spettatori giovani, a cristiani tiepidi o anche ad atei e agnostici.

Qui però devo sospendere il panegirico (l’analisi meriterebbe ben altro spazio), perché mi interessa un singolo punto toccato da Benigni. Quello che è sintetizzato nel titolo del monologo. 

La domanda che Benigni pone ad un certo momento del suo discorso è: qual è quel vento che spinge Pietro, facendogli superare ogni ostacolo? Cos’è stata quella forza che ha travolto la sua vita, spingendolo ad abbandonare tutto e alla fine portandolo a buttarsi nella più pazzesca delle missioni: la conquista di Roma o meglio dei cuori dei cittadini dell’impero? Lui che era un rozzo pescatore senza cultura e che non sapeva neanche parlare latino…

Quel vento che la dolcezza d’animo rende irresistibile e che lo ha sospinto è la forza dell’amore che viene da Dio. Un vento travolgente che Benigni fa capire agli spettatori che soffia anche per ciascuno di loro.

Ma così come c’è un vento d’amore occorre però prendere atto che esiste anche un vento di odio per l’uomo. E qui passiamo ad un altro punto. Non è difficile intuire nei venti di guerra e di disprezzo dell’umanità che ci soffiano oggi furiosamente intorno un opposto tipo di forza, di forza malefica.

È innegabile che ci sia una cultura di morte che prende di mira l’uomo e che lo colpisce spietatamente, trovando sempre nuove vie e pretesti. Aborto, promozione del suicidio, eutanasia, limitazione delle nascite, distruzione della famiglia, smania guerrafondaia che ormai arriva anche a considerare inevitabili soluzioni finali nucleari: tutte strategie eugenetiche e disumane facilmente riconoscibili. Meno evidenti ma altrettanto umilianti, altre misure che stanno avanzando in persecuzione dell’umanità: controlli digitali asfissianti e crescenti, censure del pensiero, restrizioni di libertà giustificate da presunti benefici dei cittadini (in realtà a favore di multinazionali o di aristocrazie politiche o di oligarchi). Quanto odio contro le persone o disprezzo mascherato da filantropia!

Si pensi, per esempio, all’ossessiva e dogmatica lotta ai cambiamenti climatici e al corollario della tassazione crescente delle emissioni di anidride carbonica. Perché lo fanno? Perché arrivano a tassarci l’aria o a misurarci la carne che mangiamo o la legna che consumiamo per riscaldarci, gli spostamenti che facciamo, eccetera eccetera? Per il bene dell’uomo? Il nostro bene coincide davvero con privazioni folli che, anche nella lontana ipotesi che in Europa si conseguisse l’impossibile obiettivo emissioni zero, non potranno mai avere alcun effetto concreto? Di quanta ricchezza potrebbero beneficiare le famiglie occidentali senza i costosissimi vincoli sulle emissioni di CO2?

Poi però si scopre che l’Intelligenza Artificiale (come si può verificare leggendo questo articolo) consuma energie spaventose di elettricità, necessita di un mare d’acqua per il raffreddamento dei data center ed ha un impatto devastante (sebbene nascosto) sull’ambiente. Il mantenimento efficiente dei data center che gestiscono l’IA assomma rischi per la salute (acque reflue sporche), esaurimento o razionamento di falde idriche   ed enormi aumenti di costi per i cittadini; inoltre, il fabbisogno energivoro dell’IA favorisce emissioni di CO2 in quantità tali che, se fossero fatte da automobilisti o consumatori di combustibili per riscaldamento o di carne, sarebbero qualificate come spaventose. Con la prospettiva poi che nel 2030 l’insaziabile domanda energetica per sostenere l’IA  è destinata più che a raddoppiare.

Eppure, le Agende 2030 e similari che tanto impazzano continuano a bastonare le persone, non certo l’IA. E questo dovrebbe portarci a chiedere:  è l’Intelligenza Artificiale ad essere al servizio dell’uomo oppure viceversa? Perché dovremmo impoverirci senza fiatare per sostenere un sistema che già sappiamo ci toglierà lavoro e quindi impoverirà le masse a vantaggio di pochi?

Analoghe domande potremmo porci sulla folle corsa ad armamenti e sostegni a guerre devastanti quanto inutili. L’Unione Europea ha recentemente stanziato novanta miliardi di euro per la prosecuzione della guerra ucraina, sostanzialmente a fondo perduto (salvo che la Federazione Russa, pur nella posizione di vincitrice del conflitto, li offra gentilmente per la ricostruzione di territori devastati); a questi fondi si aggiungono le spese precedenti sostenute da Stati europei per la medesima guerra nonché a ottocento miliardi per il piano di investimenti in armamenti voluti da Von del Leyen per la campagna ‘Rearm Europe’; e infine, ciliegina sulla torta, all’aumento di spese per le difese nazionali sino al 5% del Pil, voluto dalla NATO. Ma tutta questa ricchezza da dove verrà se non da sacrifici, lacrime e sangue (si spera solo in senso figurato) degli europei? 

Oltretutto, è proprio nell’invasata corsa alle armi che si sconfessano i motivi della lotta al CO2 e ai cambiamenti climatici: come si possono sostenere le politiche draconiane del Green Deal, miranti al contenimento delle emissioni ‘climalteranti’, con la prospettiva di ben più massicce emissioni derivanti dalle produzioni dell’industria bellica e di quelle ancora più devastanti del loro uso (sempre sperando che si limitino ad armi convenzionali e non nucleari)? Perché non tartassiamo quelle industrie che producono strumenti di morte anziché gli agricoltori o i consumatori? Domanda retorica: evidentemente, nelle alte sfere il nemico da combattere non è il CO2 ma l’uomo.

Ecco, il disegno al quale accennavo all’inizio sta pian piano affiorando. Si intravede una presenza, orribile. Chi sarà mai?

Nell’intento di chiarire, chiediamoci ancora: chi sono i burattinai che tirano le fila in questo teatrino al quale noi stessi partecipiamo come burattini? Non svelo nessun segreto citando gli oligarchi che ci manovrano: Bill Gates, Soros, Buffett, Von del Leyen e poi le Fondazioni, le multinazionali il World Economic Forum, il gruppo Bilderberg… tutti personaggi ed enti che perseguono piani di lungo termine. 

Eppure, Soros ha passato da molto tempo i novanta anni e Bill Gates ha raggiunto i settanta. Qual è il vento furioso che li spinge in questi piani funesti? Forse non basta loro un patrimonio di cento miliardi di dollari e vogliono raddoppiarlo tra dieci anni? No, non è questa la ragione… Forse vogliono la fama nel futuro? E che se ne fanno se non sperano in Dio oppure se credono che dopo la morte cessi la coscienza di sé? 

Oppure, oppure… Non sarà che questi burattinai siano, consciamente o no, a loro volta burattini, manovrati da un burattinaio che sta sopra di loro?

E chi è questo burattinaio nell’ombra che ha strategie di lunghissimo termine, ben oltre la durata delle esistenze umane e che ciononostante mai si ferma ed anzi acquista sempre maggiore slancio? Di lui sappiamo certamente che odia Dio e che similmente agisce nel vento. Un vento che spinge irresistibilmente chi lo serve a superare ogni ostacolo, senz’altro scopo che di assecondare i suoi piani. 

È chiaro ora il disegno, anzi il ritratto risultante?

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Autore: Roberto Allieri

Nato a Pavia nel 1962, sposato e padre di quattro figli, risiede in provincia di Bergamo. Una formazione di stampo razionalista: liceo scientifico, laurea in giurisprudenza all’Università di Pavia e impiego per oltre trent’anni in primario istituto bancario. L’assidua frequentazione di templi del pensiero pragmatico e utilitarista ha favorito l’esigenza di porre la ragione al servizio della ragionevolezza e della verità. Da qui sono seguite esperienze nel volontariato pro-life, promozione di opere di culto, studi di materie in ambito bioetico, con numerose testimonianze e incontri per divulgare una cultura aperta alla vita, ancorata alla fede e alla famiglia. Collabora al Blog Oltre il giardino QUI Vedi tutti gli articoli di Roberto Allieri