ANALISI TEOLOGICA ED ERMENEUTICA DEL PADRE NOSTRO(ottava e ultima parte)

2850 L’ultima domanda al Padre nostro si trova anche nella preghiera di Gesù: « Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno »(Gv 17,15). Riguarda ognuno di noi personalmente; però siamo sempre « noi » a pregare, in comunione con tutta la Chiesa e per la liberazione dell’intera famiglia umana. La Preghiera del Signore ci apre continuamente alle dimensioni dell’Economia della salvezza. La nostra interdipendenza nel dramma del peccato e della morte diventa solidarietà nel corpo di Cristo, nella « comunione dei santi »

Del canone 2850 del CCC si analizzano le seguenti questioni: il maligno e la comunione dei santi.

Il maligno

Chi è il maligno? L’attuale cultura difficilmente definisce il maligno con il suo nome proprio: demonio, a causa di un influsso teologico protestante ove il diavolo viene presentato come un simbolo per indicare il male. Il maligno è l’oppositore di Dio e così anche dell’uomo. Per comprendere il maligno, bisogna capire cosa sia efficacemente il libero arbitrio, quale volontà di scegliere tra il bene e il male. La volontà autonoma deve tener conto di alcuni principi: il vero fine, il fine apparente determinato dall’errore della ragione e il fine stabilito, quindi l’oggetto che la volontà in base alla libertà vuole come fine ultimo. La volontà ha così in sé un potere: volere e non volere. Duns Scoto definisce la volontà come forma di perfezione, che può trovare anche compimento nelle cose diverse da Dio, come già l’Ipponate nel De doctrina christiana affermò. L’uomo scegliendo il proprio fine assume una responsabilità etica, che si determinerà nella storia, ove la libertà agente non sempre corrisponderà al bene. La volontà riconosce Scoto può indurre l’intelletto, dal quale deriva ogni azione, anche al male. L’intelletto è una potenza naturale, che dovrebbe tendere a un fine buono. Il male deriva invece dall’imprudenza, forma ontologica di debolezza, la quale prende il sopravvento sulla razionalità, conducendo così l’uomo a compiere il male. Si deduce che la volontà può determinare il proprio fine, in modo contrario alla ragione. Il dramma del male si origina infatti nel rapporto tra la volontà creata e il bene. Se la volontà anelasse solo al bene, la sua volizione sarebbe esclusivamente divina. Il peccato Scoto lo suddivide in tre ambiti:

  1. Peccato contro il Padre quindi contro la potenza divina. Questo peccato come gli ulteriori è irrazionale.
  2. Peccato contro il Figlio, che è l’incarnazione della sapienza. Tale peccato deriva dall’ignoranza, nel senso dalla non conoscenza e accettazione dell’ipostasi gesuana.
  3. Peccato causato dall’utilizzo scorretto della volontà, che ha origine nella malvagità, che Scoto reputa peccato contro lo Spirito Santo. La determinazione al male è causata da una volontà estrinseca, che riguarda l’oggetto del volere, in questo caso il male proprio.

L’odium Dei

Purtroppo per una creatura è possibile odiare il bene che è Dio. L’odio verso Dio è la mancata accettazione della Somma Essenza, prima ancora di compiere un atto moralmente errato. Tale scelta fu infatti compiuta dal primo angelo(Satana) e in seguito dai progenitori. Come si può corrispondere ad un atto malvagio? Mediante la purificazione, che è legata alla giustizia divina. La depurazione è un bene necessario, perché si espia e l’espiazione è una modalità che consente di tornare mondi, dato che Dio è purezza. Si pensi in riferimento alle anime che giungono in Purgatorio; la loro permanenza è una condizione di penitenza seppur temporanea, ma necessaria affinché si possa poi accedere alla visione beatifica.

Se Dio è presentato come il bene perché esiste il male?

Questa istanza viene spesso proposta, ma il difetto di suddetta domanda, consta nel fatto che Dio viene interpretato antropomorficamente. Il male è l’assenza di bene. A livello metafisico il male va considerato da un punto di vista dell’Assoluto. Il cristianesimo è la beatitudine nella sofferenza, Cristo stesso sulla croce ha vissuto la visione beatifica di Dio ove il male attraverso il suo sacrificio è stato redento a vantaggio delle anime. Come si contrasta il male? Mediante il potere spirituale, quindi in seguito alla richiesta di ausilio da parte dello Spirito Santo che consente di vincere le seduzioni del male. Se non si invoca con costanza il pneuma, ci si addormenta come i discepoli nella Getsemani nella notte del tradimento. La loro è infatti una forma di insensibilità verso Dio alla quale ogni persona cede, nel momento in cui si ripiega sull’io. Sul tema del male si è cimentata la filosofia, la storia, l’arte ed anche la letteratura. I fratelli Karamazov(ultimo romanzo redatto da Dostoevskij) oltre ad essere un capolavoro della letteratura dell’Ottocento, riflette su temi etici come la giustizia e così il libero arbitrio. Nel racconto da un versante l’autore mette in risalto il razionalismo ateo che incarna l’uomo tipico di quel contesto storico, che commette il peccato contro la religione, ossia l’ateismo. Dall’altro versante vi è però chi ha scelto la parte migliore della vita: la fede. Codesto romanzo ha anticipato quanto accade nella cultura post contemporanea, ove la ragione tecnicista, predomina sulla ragione soprannaturale, eludendo così la trascendenza. I numerosi e differenti apporti che l’uomo offre alla società non possono sostituire la verità: Dio. Senza Dio non vi è alcun contrasto al male.

La Comunione dei Santi

Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito.

Per una visone del corpo come grammatica del divino

L’uomo ha un corpo. La Chiesa è spesso presentata a livello teologico dogmatico come il Corpo mistico di Cristo. Il corpo è fondamentale per i cristiani in quanto “Santo dei Santi” di Cristo e destinato alla risurrezione di gloria, oppure di condanna, a seconda di come si è corrisposto nell’esistenza terrena. Il corpo è così un luogo di vocazione, dacché di comunione perfetta con Dio. Ecco quindi il significato di vita come evento sponsale, ove ogni persona è chiamata a donarsi. La creazione divina si rinnova quando l’uomo riconosce l’ethos presente nei suoi simili, tale da non ridurli ad oggetto di mercificazione. Di cosa necessita la persona peccatrice? Del decalogo e delle beatitudini, che non sono un “pacchetto “ di norme giuridiche, ma una modalità di collaborazione con Dio per mezzo della mediazione di Cristo che rende capace l’uomo di recuperare il carattere sponsale di donazione.

Qual è il fine del corpo?

Il corpo vive l’immanenza storica attraverso anche le possibili vicende difficoltose dell’esistenza. La risurrezione dei corpi è uno dei dogmi di fondamentale importanza per la fede cristiana. Con la risurrezione dei corpi ricorda San Giovanni Paolo II papa lo spirito non solo dominerà il corpo, ma lo spiritualizzerà in modo tale che esso permeerà pienamente il corpo e le forze dello spirito permeeranno le energie del corpo. Si comprende dalle parole di San Giovanni Paolo II che tale perfezione avverrà nella Comunione dei Santi.

Ermeneutica teologica di santità

Comprendere la santità è sicuramente una realtà complessa. L’etimologia del sostantivo santo significa togliere, separare il sacro dal profano. Alla luce della Rivelazione si può definire la santità come un “fiume” che scaturisce da Dio.

La santità veterotestamentaria

Protezioni, profezie, castighi e teofanie indicano che Dio è santo. La santità di YHWH appare come una potenza da temere. La santità Jahvista si manifesta inaccessibile, infatti solo i serafini gli rendono un culto proficuo. Anche questi ultimi però non possono guardare Dio se no morirebbero. Dio vuole essere santificato, conosciuto come santo, trattato come l’unico, il vero. Ogni culto ha valore se espresso obbedendo alla legge, acciocché alla Torah.

Dio santifica e comunica la santità

  1. Jahvè essendo il santo si è riservato dei luoghi(Terra Santa, santuari e il tempio), persone(sacerdoti, profeti, leviti, nazirei ecc.) degli oggetti(vesti, offerte e oggetti di culto), dei tempi(sabati, anni giubilari). Tutti questi elementi sono consacrati attraverso riti ben precisi, tali da renderli interdetti al mondo profano. Accade per esempio, che l’Arca dell’Alleanza non può essere guardata nemmeno dai leviti che sorvegliano il Tempio perché in questa sacra reliquia Dio manifesta la sua essenza divina. Sussegue che i sabati non possono essere profanati e il comportamento dei sacerdoti deve essere sempre disciplinato.
  2. Il popolo santo: Israele diviene il dominio particolare di Dio, che è un popolo santo; ove Dio cammina. La presenza di Dio in mezzo al suo popolo indica la reale dignità dell’israelita, che lo obbliga alla santità morale. L’israelita non potrà infatti abbandonarsi ai vizi delle popolazioni cananee, non potrà con loro contrarre matrimoni, dacché tutto questo lo contamina e Dio non può dimorare in una persona corrotta.

Gesù il Sommo Santo

La santità di Cristo deriva dalla sua filiazione divina, alla presenza del pneuma. Al momento del Battesimo amministrato da Giovanni il Battista si manifesta in Cristo tutta la santità. La sua santità diviene storica mediante le opere da Lui compiute, nei miracoli, negli insegnamenti quali segni della potenza redentrice. Cristo pur essendo il Santo per eccellenza, vive la morte e la morte di croce, la più atroce. Dio tuttavia lo ha esaltato e Lui il Figlio è risorto secondo lo Spirito del Padre, tale da giungere alla destra di Dio da poter essere definito santo. Cristo ha la stessa potenza del Padre perché presso di Lui da sempre, prima ancora della creazione del mondo(Prologo di Giovanni) e il suo sacrificio accaduto il Venerdì Santo è l’unico che può santificare i molti, a differenza dei sacrifici del culto veterotestamentario, che non purificano alcuno.

Lo Spirito Santo

L’agente che consente la santificazione è lo Spirito Santo che colma ogni cristiano di tutti quelli che sono i doni e i carismi, in quanto la sua azione è legata al Battesimo e in conseguenza alla fede nel Cristo morto e risorto. Lo Spirito consente inoltre di avere dinnanzi a se la fonte di santità divina: l’Assoluto.

I Santi

Il cristiano per azione pneumatologica partecipa alla Santità divina, formando così la vera nazione santa. La santità dei cristiani proviene da quella che è una elezione, sicché segna la rottura con il peccato e con le antiche e nuove forme di paganesimo. A livello ascetico teologico, il cristiano è colui che partecipa alle sofferenze di Cristo per giungere con Lui alla risurrezione.

La santità nel Magistero del Concilio Ecumenico Vaticano II

Il V capitolo della Costituzione Dogmatica Lumen Gentium è intitolato vocazione universale alla santità della Chiesa. La santità viene presentata come come perfezione della carità quale essenza della santità stessa e a sua volta come perfezione della fede e della speranza, che sono le virtù teologali, scaturite dalla grazia del Battesimo e perfezionate dalla Confermazione. Questi mezzi san Giovanni della Croce li definisce l’anima dell’autentica vita spirituale, unici mezzi di unione con Dio. L’esercizio della santità nella Chiesa si articola ed esercita in modi differenti: vi è la gerarchia(vescovi, presbiteri e diaconi) e i laici, tra i molti si considerano i coniugi e i genitori che attraverso il matrimonio esercitano la santità, che si dirama negli statuti di vita quotidiana, ossia a livello professionale e sociale. Quali mezzi consentono di raggiungere la santità? La costituzione ritorna nuovamente sull’elemento della carità. La carità è la conoscenza della verità, del Sommo Amore mediante la ragione che è capace di Dio. La prima forma di carità si esercita nella sacramentalità, in particolare la Riconciliazione l’Eucaristia tali da rendere la carità vincolo di perfezione e compimento della legge antica. Fondante riconoscere anche Maria come la più alta creatura santa. Maria per virtù, rifulge come modello di santità per la comunità degli eletti. Maria è colei che contemplando il Verbo partecipa alla salvezza, richiamando con costanza alla venerazione del Figlio suo. La santità anche per le creature più comuni è la costante ricerca del volto di Dio, nell’unirsi ai suoi misteri, nel fare propri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri e i suoi comportamenti. La santità non è lo sforzo dell’azione umana, ma è il consentire alla grazia di albergare nella persona. I santi sono così i testimoni della luce e la prima forma di santità è certamente il martirio, che accomuna il testimone a Cristo morto e risorto in modo diretto. Il fulcro della santità resta il mistero pasquale, ove il Cristocentrismo da senso a ogni memoria liturgica dei santi. Il culto dei santi è il volgere lo sguardo alla Chiesa che nel susseguirsi dei giorni, celebra soprattutto a livello eucaristico, nel ricordo dei santi Cristo morto e risorto. La popolarità del culto dei santi non è di ostacolo, ma bensì di supporto alla fede, come anche alla dissertazione teologica. La santità attualmente è su larga scala non solo più prerogativa di chi vive il martirio, di vescovi, pontefici o monaci, ma anche di laici e giovani, che come ben ricorda San Paolo hanno compreso che la santità è un dono offerto a ciascuno.

Autore: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la didattica di un laboratorio territoriale di alcuni docenti di religione nella diocesi di Bergamo.