“Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest’acqua portò salvezza”

Raffaello Sanzio, Visione di Ezechiele, 1518, Firenze, Galleria Palatina Palazzo Pitti.

«In quei giorni, [un uomo, il cui aspetto era come di bronzo,] mi condusse all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro. Mi disse: “Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Àraba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina”» (Ezechiele 47, 1-2.8-9.12).

Ezechiele, deportato a Babilonia (VI sec. a.C.), annuncia la restaurazione del popolo e la presenza di Dio che tornerà ad abitare in mezzo a Israele. In una visione, il profeta descrive l’acqua che sgorga dal tempio, cresce progressivamente in potenza fino a diventare un fiume e porta vita e fertilità dovunque giunge.

Il dipinto «La Visione di Ezechiele», realizzato da Raffaello Sanzio, intorno al 1518, è conservato alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti (Firenze). La parte centrale dell’opera rappresenta la sfolgorante apparizione nel cielo di Dio Padre in maestà, con le braccia tese in un gesto autorevole, sostenuto da due angeli e dai quattro esseri viventi (il leone, il bue, l’aquila e l’uomo alato), associati agli evangelisti a partire da Ireneo di Leone (II sec.). Nella parte inferiore della tavola Raffello raffigura un paesaggio naturale con vegetazione e un albero inserito in una riva di mare o di lago, a simboleggiare che il mondo terreno, presente il profeta (in basso a sinistra), è benedetto dalla presenza divina.

Con la poesia «Versicoli quasi ecologici» (1972) Giorgio Caproni ricorda la fragile bellezza dell’ambiente che ci ospita e che siamo tutti interconnessi.


don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S

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Autore: Libertà e Persona

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