
Donna Libertà voleva morire autonomamente. E infatti è morta. È morta la libertà. Che contraddizione, vero?
Eppure in queste ore non mancano i post di “giornalisti”, politici e personaggi tanto “famosi” quanto fumosi, che elogiano la scelta delle Kessler come un atto di eroismo e di amore altissimo.
Bene, da oggi dite a carabinieri, poliziotti, volontari..etc.. che sono tutti dei grandi falliti, perché hanno salvato inutilmente vite umane che volevano farla finita da un pezzo e che invece per “colpa” loro, sono ancora salvi.
Dite pure a quanti si trovano su un ponte che va bene buttarsi, perché alla fine ognuno si “autodetermina”.
Ditelo a familiari e amici di chi si è tolto la vita che non serve piangere, perché ha fatto solo un atto di amore e di libertà.
O a chi ha vissuto e affrontato il dolore della malattia fino alla fine, dispensando amore e sorrisi persino da un letto, per trent’anni, che è stato un povero fesso.
No, siamo noi che non conosciamo “amore più grande di questo: dare la propria vita per gli amici”, come ha fatto il Signore della vita e della libertà – Lui sí – affrontando la morte a vantaggio di tutti noi, per riscattarci dalla schiavitù più letale che esista: il peccato.
Ma ecco il rovesciamento subdolo dello spirito del mondo: scimmiottare Cristo (il libero per eccellenza) al contrario, confondendo la libertà con l’ingannevole “fare ciò che voglio e ciò che sento”.
Tutto ciò con la concezione possessiva ed egoistica del corpo e della vita che ci è stata donata, e che – precisiamo – non è un “regalo” di cui ora siamo padroni, ma un tesoro che custodiamo e restituiamo e ridoniamo alla fine dei nostri giorni, con il corredo della fede e delle opere.
Perché tutto è un dono, uno spogliarsi per vestire. Ecco, la parabola delle Kessler racconta di una fine triste, dove da tempo non si era accettato il dolore, la vecchiaia, il passare dei giorni: in pratica si è palesato un rifiuto della realtà, coprendola di “trucco” con un po’ di ombretto di teatrale allegria.
Tutto mentre si balla al passo “con i tempi”, assecondando la danza del falso progresso: l’inganno del nemico è servito. Con guanti bianchi, forchette d’oro e menù stellati.
Poi, è vero, l’anima la giudica solo Dio e qui nessuno può permettersi di dire nulla sul destino eterno di un defunto appena spirato. Anche il peccatore più grande, in un ultimo secondo di lucidità terrena può prendere coscienza e sinceramente pentirsi nel proprio cuore.
Ma a noi superstiti rimangono i fatti…e questi li possiamo “giudicare” (nel senso di formulare una valutazione razionale) anche noi. Perciò i sermoni perbenisti di chi dice: “non giudichiamo”, “chi siamo noi?” sono cristianamente e anche razionalmente fuori luogo.
Un uomo (e un cristiano soprattutto) deve avere coscienza che dal punto di vista OGGETTIVO, questo atto ha in sè un’intrinseca gravità morale.
E ciò che colpisce è che qui la libertà si è venduta nel tentativo di comprare un’idea e ora che l’ha comprata, della sua “conquista” non rimane nulla.
Solo l’illusione. Che è il suo vero nome.
Solo la Verità, al cui cospetto le Kessler si trovano.
Lontane dai riflettori del mondo e dagli abbagli dei giudizi sbagliati di chi non vede e in queste ore sproloquia, con l’aggravante di non essere nemmeno cieco e muto.
Noi possiamo solo sperare che queste nostre sorelle abbiano accolto con cuore pentito la Luce di Cristo, Via, Verità e Vita, anche negli ultimi minuti di recupero, anche nei secondi supplementari di questa vita…….
……rendendosi conto che i padroni della vita e della morte non siamo noi e non erano loro e che la libertà è proprio un’altra cosa, perché ha come origine Dio, il Padre che guarisce le ferite, anche quelle prodotte da tanti padri.
E così farci gustare la gioia di essere figli liberi.