
Viaggio Apostolico del Santo Padre in Turchia e Libano
Giovedì 27 novembre – Martedì 2 dicembre
Da l’Osservatore Romano di Venerdì 28 Novembre 2025.
All’inizio dell’Incontro ecumenico di preghiera tenutosi nel pomeriggio di oggi, 28 novembre, nei pressi degli scavi archeologici dell’antica basilica di San Neofito a İznik, sede nel 325 del primo concilio di Nicea, il Patriarca ecumenico, Sua Santità Bartolomeo I , ha rivolto ai presenti le parole di saluto che pubblichiamo di seguito in una nostra traduzione dall’inglese.
Santità, Beatitudini, Eminenze,
Venerabili Gerarchi e Clero,
Rappresentanti di comunioni cristiane di tutto il mondo, Fratelli e Sorelle in Cristo,
«Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!» (Salmi 132 [133], 1).
Ci ha profondamente commossi il fatto che abbiate tutti risposto positivamente al nostro umile invito a onorare, attraverso questo pellegrinaggio comune, la memoria e l’eredità del primo Concilio ecumenico tenutosi qui a Nicea millesettecento anni fa.
Nonostante i tanti secoli trascorsi e gli sconvolgimenti, le difficoltà e le divisioni che hanno portato, ci avviciniamo a questa sacra commemorazione con riverenza condivisa e con un comune sentimento di speranza.
Di fatto, non siamo riuniti qui solo per ricordare il passato o per riflettere soltanto sulla storia. Siamo qui per dare una testimonianza viva della stessa fede espressa dai Padri di Nicea. Ritorniamo a questa sorgente della fede cristiana al fine di andare avanti. Ci rinfreschiamo a queste ispirate acque tranquille [cfr. Salmi 22 [23], 2), per rafforzarci per i compiti che abbiamo di fronte. La forza di questo luogo non risiede in ciò che è caduco, ma in ciò che dura per sempre. A Nicea la storia ha dato testimonianza per l’eternità del fatto che il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo è Dio vero da Dio vero, consustanziale con il Padre (omooúsios tò Patrí) Racchiuse nel Credo Niceno, tali espressioni distillano e presentano a tutti la fede degli apostoli.
Amati fratelli e sorelle in Cristo, il nome Nicea deriva dalla parola greca per vittoria (níke). Quando il mondo caduto pensa alla vittoria, pensa alla forza e alla dominazione. Ma come cristiani, ci viene detto di pensare in maniera diversa. Il nostro segno paradossale della vittoria è l’inespugnabile segno della Croce. Questa è “stoltezza” per le nazioni, un segno di sconfitta, ma per noi è una manifestazione suprema della saggezza e della potenza di Dio.
Di fatto, in questo luogo celebriamo una vittoria, ma è una vittoria non di questo mondo e «non come la dà il mondo» (cfr. Giovanni 14, 27). Lo Spirito Santo ha opportunamente scelto questo luogo per concedere alla Chiesa una vittoria celeste e spirituale. L’apostolo Giovanni ci dice: «e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1 Giovanni 5, 4). Come cristiani, la fede apostolica espressa a Nicea è la nostra vittoria. Per mezzo di questa fede la tirannia del peccato è abolita nelle nostre vite, la schiavitù della corruzione è sciolta e la terra è elevata al cielo.
Il Credo Niceno agisce come un seme per la nostra intera esistenza cristiana. È simbolo non di un minimo indispensabile, ma dell’insieme. Con il fervore della fede di Nicea che arde nei nostri cuori, «corriamo la corsa» dell’unità dei cristiani «che abbiamo davanti» (cfr. Ebrei 12, 1); speriamo fino alla fine «in quella grazia» promessa «quando Gesù Cristo si manifesterà» (cfr. 1 Pietro 1, 13); e infine, «amiamoci gli uni gli altri, affinché in unità di spirito, professiamo la nostra fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo: Trinità consustanziale e indivisibile» (La divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo). Amen!
Il commento di Padre Livio Fanzaga
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Sua Santità Papa Leone XIV
CON I VESCOVI, I SACERDOTI, I DIACONI,
I CONSACRATI, LE CONSACRATE E GLI OPERATORI PASTORALI
Cattedrale dello Spirito Santo (Istanbul)
Venerdì, 28 novembre 2025
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Eccellenze Reverendissime,
Cari sacerdoti, religiose e religiosi,
operatori pastorali e fratelli e sorelle tutti!
È una grande gioia trovarmi qui in mezzo a voi. Ringrazio il Signore che mi concede, nel mio primo Viaggio Apostolico, di visitare questa “terra santa” che è la Türkiye, nella quale la storia del popolo di Israele si incontra col cristianesimo nascente, l’Antico e il Nuovo Testamento si abbracciano, si scrivono le pagine di numerosi Concili.
La fede che ci unisce ha radici lontane: obbediente alla chiamata di Dio, infatti, Abramo nostro padre si mise in cammino da Ur dei Caldei e poi, dalla regione di Carran, a sud dell’odierna Türkiye, egli partì per la Terra promessa (cfr Gen 12,1). Nella pienezza dei tempi, dopo la morte e risurrezione di Gesù, i suoi discepoli si diressero anche verso l’Anatolia, e ad Antiochia – dove poi fu vescovo Sant’Ignazio – vennero chiamati per la prima volta “cristiani” (cfr At 11,26). Da quella città San Paolo iniziò alcuni dei suoi viaggi apostolici, fondando molte comunità. Ed è ancora sulle coste della penisola anatolica, a Efeso, che secondo alcune fonti antiche, avrebbe soggiornato e sarebbe morto l’evangelista Giovanni, discepolo amato dal Signore (cfr S. Ireneo, Adversus Haereses, III, 3, 4; Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica,V, 24, 3). [QUI il discorso completo]
Sua Santità Papa Leone XIV – Minuti 0:01-0:26