Ci congratuliamo con l’amico Alfredo Tradigo per la nuova sfida. Presentare la Parola nella Scritture, secondo l’antico metodo patristico che la Chiesa rilanciò già nel ‘500 e con il Concilio di Trento, come pure, dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Invitiamo, quanti potessero, a recarsi per l’occasione a Cocquio Trevisago per la prima presentazione dell’opera in alta definizione e con testi di commento alquanto profondi e suggestivi. Un aiuto per la meditazione personale e per la celebrazione della Parola.
Per la Redazione, Marcello Giuliano
NELLA LETTERATURA PATRISTICA dei primi secoli cristiani, sia in Oriente che in Occidente, i Padri della Chiesa – da Agostino ad Ambrogio, Girolamo, Ugo di san Vittore, Ireneo di Lione, Giovanni Crisostomo, per citare solo alcuni nomi – utilizzavano nelle loro prediche e nei loro scritti un metodo di interpretazione della Bibbia chiamato “allegorico-spirituale”, fondato sul confronto tra le immagini e i simboli dell’Antico Testamento e quelli del Nuovo. Un metodo antico dunque e sempre nuovo, inaugurato dalle parole stesse di Gesù
che nel Vangelo così interpreta il rapporto tra i due Testamenti: “Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Matteo 12,40).
Sant’Agostino ed i due Testamenti
Sant’Agostino sintetizza questa chiave di lettura: “Nell’Antico Testamento è nascosto il Nuovo, e nel Nuovo l’Antico diventa chiaro”. Attraverso un percorso visivo fondato sul fatto che ad ogni immagine (o “tipo”) presente nell’Antico corrisponda un’immagine (o “antitipo”) nel Nuovo, la Bibbia rivela la sua affascinante unità. Emergono inaspettate “concordanze bibliche” di cui il centro, la chiave di volta, è Cristo stesso, prefigurato da una “folta nuvola di testimoni” (Ebrei 12,1). Sono patriarchi, profeti, giudici, re e condottieri come Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Davide, Salomone cui si aggiungono eroine, madri, regine come Eva, Sara, Rachele, Rebecca, Ester, Anna, Elisabetta a preparare con le loro maternità la nascita di Maria
Il Catechismo della Chiesa Cattolica e la lettura allegorica dei due Testamenti
In epoca moderna il Catechismo della Chiesa Cattolica, uscito nel 2005 sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, valorizza questo metodo di esegesi biblica dei primi secoli cristiani e che si affianca al più tradizionale metodo storico-letterale normalmente usato nella catechesi. Scrive il Catechismo:
“I cristiani leggono l’Antico Testamento alla luce di Cristo morto e risorto. La lettura per “tipi” ne rivela l’inesauribile contenuto. Tutto ciò non deve però indurre a dimenticare che l’Antico Testamento conserva il suo valore di Rivelazione proprio come il Nuovo e come lo stesso Signore ha affermato. Pertanto, anche il Nuovo Testamento esige d’essere letto alla luce dell’Antico. La primitiva catechesi cristiana vi farà costantemente ricorso” (CCC, capitolo II, articolo 3,III,129).
Metodo storico-letterale e allegorico-spirituale
Già il vescovo di Milano sant’Ambrogio nel leggere e interpretare le Scrittura accostava il metodo storico-letterale e quello allegorico-spirituale, valorizzando quest’ultimo metodo “nel desiderio di andare oltre il velo della lettera”. (S.E. Enrico Dal Covolo, ex Rettore Pontificia Università Lateranense). Da queste premesse nasce la presente pubblicazione LA BIBBIA SVELATA, 60 capitoli, 180 immagini dove si fa aperto e chiaro il confronto tematico tra due episodi dell’Antico Testamento e un episodio centrale del Nuovo. Il tutto nella forma grafica del trittico già sperimentata nelle antiche Bibliae pauperum, che dal ‘200-‘300 fino al ‘600, dagli incunaboli ai volumi a stampa, hanno diffuso questo tipo di lettura ad uso dei predicatori e degli artisti.
La traversata del Mar Rosso e la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte
Così la traversata del Mar Rosso diventa segno (“allegoria”) della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte rappresentata dall’acqua, simbolo del male che viene trasformato in bene dal bastone di Mosè e dal corpo di Cristo che si immerge nell’acqua del Giordano, nel suo Battesimo di morte e resurrezione come recita la liturgia ambrosiana del battesimo stesso, Così l’immagine del popolo ebraico in cammino verso la Terra Promessa diventa segno, allegoria, del cammino della Chiesa, del suo pellegrinare verso la patria celeste.
Concetti e immagini secondo il monaco Thomas Merton
Ma perché la Bibbia si esprime non solo per concetti ma anche per immagini? Con grande lucidità ce lo spiega il monaco trappista e poeta Thomas Merton autore della “Montagna dalle sette balze” e prematuramente morto nel 1968: “Le Scritture si esprimono sempre con un linguaggio figurato perché gli interventi di Dio nella storia degli uomini sono dei misteri che eludono la portata dei concetti umani. (Thomas Merton, Il pane vivo). E, come scrive uno dei padri della Chiesa di Cappadocia, una lettura della Bibbia attraverso le immagini scopriamo quella bellezza tanto nuova e tanto antica che affascinò sant’Agostino.
La Biblia pauperum di Modena
La presente pubblicazione prende spunti da un esemplare di Biblia Pauperum del 1470 che si conserva nella Biblioteca di Modena. Continuando negli esempi l’immagine di Sansone che trascina sulle spalle le porte di Gaza (a sinistra) e l’immagine di Giona che esce dalla bocca del grosso pesce (a destra) fanno da quinte, si affiancano all’icona luminosa di Cristo risorto che esce dal sepolcro. Il Codex purpureus di Rossano Calabro rappresenta nel Buon Samaritano Gesù stesso che sana le nostre ferite e le affida alla Chiesa nella persona di san Pietro.

A partire da Giotto che su questi schemi organizza l’iconografia della Cappella degli Scrovegni, in questa direzione proseguono pittori come Bernardino Luini in San Maurizio Maggiore a Milano e i fratelli Campi in santa Margherita e Pelagia a Cremona. La diffusione e l’influsso di questi manuali di iconografia biblica sull’arte cristiana si moltiplica con la scoperta della stampa a caratteri mobili. Le Bibliae pauperum si diffondono in tutta Europa a partire dalla Baviera e dai Paesi Bassi e vengono utilizzate dal Concilio di Trento – dal cardinal Paleotti a san Carlo Borromeo – come strumenti privilegiati per salvaguardare l’unità profonda che esiste tra le due Scritture, minacciata dall’eresia protestante.
Nella loro piena maturità, i grandi artisti della Controriforma si staccano dallo schema del confronto visivo tra più soggetti per raggiungere in una sola immagine stupende sintesi. Così nel Sacrificio di Isacco basta la sola immagine del ragazzo che sale con la legna sulle spalle per rimandare a Gesù che sale il Calvario. E nella figura di Abramo che sacrifica il Figlio sull’altare si rivelano in filigrana le sembianze stesse di Dio Padre che sacrifica il Figlio sulla croce. La Bibbia “disvela” così i suoi misteri e attraverso l’arte si rivela come una fonte inesauribile di bellezza e di stupore.





