Antifona
Dice il Signore:
«Io ho progetti di pace e non di sventura.
Voi mi invocherete e io vi esaudirò:
vi radunerò da tutte le nazioni dove vi ho disperso». (Cf. Ger 29,11-12.14)
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – ANNO C – 16 Novembre 2025
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia» (Malachia 3,19-20).
Il libro di Malachia – profeta della tribù di Zabulon, vissuto attorno al V secolo a.C., subito dopo la ricostruzione del tempio di Gerusalemme – è l’ultimo di quelli dei dodici Profeti minori, il cui autore è perciò definito il «sigillo dei profeti». Il brano, corrispondente alla pagina che chiude l’Antico Testamento, descrive l’arrivo del giudizio divino – «giorno rovente come un forno» – tempo di purificazione, in cui il fuoco rappresenta l’intervento di Dio che salva i giusti e punisce l’ingiustizia dei malvagi. La sorte di questi sarà la distruzione completa con l’eliminazione di ogni traccia della loro discendenza e della loro memoria mentre per i giusti, che il Signore descrive con «voi che temete il mio nome», sorgerà «il sole di giustizia» – espressione ripresa nel cantico di Zaccaria, riferito a Cristo come salvatore degli uomini – apportatore di calore e vita.
Tavola del Profeta Malachia
La tavola a tempera e oro raffigurante il «profeta Malachia», che fa parte della «Maestà del Duomo di Siena», è stata dipinta da Duccio di Buoninsegna tra il 1308 e il 1311, per adempiere la commissione della città di Siena a preparare una pala per l’altare maggiore della cattedrale, con l’obiettivo di glorificare la città e celebrare la Vergine Maria, protettrice di Siena. Il piccolo pannello con il «profeta Malachia» occupa il centro del recto della predella – la parte inferiore della grande pala altare, dipinta su entrambi i lati e conservata principalmente nel Museo dell’Opera Metropolitana senese – raffigurante episodi della giovinezza di Gesù ed è circondato dalla «Presentazione di Gesù» e dagli «Innocenti».
Duccio rappresenta la figura solenne del profeta, avvolta in vesti eleganti e con nelle mani un rotolo tratto dal Libro di Malachia che, in latino, profetizza la venuta di un messaggero a preparare la via del Signore: «Il Signore Dio verrà nel suo santo tempio, quale tu sarai, un angelo che sarà il tuo testamento» (3,1).
La voce del greco poeta Odisseas Elitis
Nella raccolta «Dignum Est» (Αξιον ἐστί, 1959), il poeta Odisseas Elitis, premio Nobel della nuova Grecia, riprende il passo del profeta Malachia, spesso chiamato in causa dai Padri della Chiesa orientale come prefigurazione di Cristo, e dà inizio al «Canto VI» con questa breve strofa musicata poi dal grande Mikis Theodorakis:
«Sole intellegibile della Giustizia / e tu mirto della gloria, / per favore non / dimenticate il mio Paese».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.
