di Giorgia Brambilla

L’immagine è tratta da Casaspiritualità.it
Dal modo con cui una società valuta il corpo si intravede la percezione che essa ha di sé e il valore che attribuisce alla persona umana. Allo stesso tempo, un rapporto negativo con la propria corporeità equivale ad un rapporto negativo, per non dire distruttivo, con sé stessi e con gli altri: chi
non rispetta il proprio essere-in-un-corpo e la sua propria unità spirituale-corporea difficilmente sarà in grado di rispettare la condizione corporea degli altri. Il corpo non è materia indeterminata, inerte, amorfa, meramente quantitativa. Il corpo non è un oggetto di cui si dispone a piacimento, che può divenire qualsiasi cosa si vuole, suscettibile di qualsiasi trasformazione che si desidera: si ha il corpo, si è il corpo.
Anche la riflessione sulla differenza sessuale deve prendere avvio dalla considerazione del corpo, che è sempre sessuato, cioè maschile o femminile. In questo senso, si può affermare che l’attuale attenzione per la corporeità deve immediatamente implicare un’analoga attenzione per la differenza sessuale, senza la quale quello del corpo rimane un concetto astratto che non corrisponde al vissuto soggettivo in ogni ambito dell’esistenza.
È possibile e doveroso, quindi, prendere posizione nei confronti di quelle concezioni che, essendo unilaterali e riduttive riguardo alla differenza sessuale, risultano incapaci di renderne ragione nel suo significato propriamente umano.
La differenza sessuale non è una differenza irriducibile: l’uomo, individuato ed incarnato in una corporeità sessuata (maschile o femminile), manifesta la sua esigenza strutturale del rapporto con l’alterità per potersi esprimere in modo compiuto.
In questo podcast, vi accompagno in un percorso sulla simbologia biblica, che come un quadro, ci mostra tutta la bellezza della complementarità uomo-donna.
Potete ascoltarlo qui: https://www.radiobuonconsiglio.it/wp-content/uploads/2025/03/41-Uomo-e-donna.-Aspetti-bibblici.mp3