“Maria Mediatrice e Corredentrice” secondo il Dottore della Chiesa Sant’Alfonso Maria de Liguori

Pur non potendo e non volendo anticipare definizioni (ovvero dichiarazioni definitive da parte della Chiesa), ci è permesso esprimere il nostro parere su questioni disputate, e disputate da secoli con gran concorso di contributi da parte di santi e dottori della Chiesa, nonché umilmente vissute e insegnate dal sensum fidelium per generazioni e secoli. Il nostro Blog Libertà e Persona, che ha alla propria base la fedeltà al Magistero della Chiesa nella sua ermeneutica della continuità, ama prendere parte al dibattito intra ecclesiale in termini di carità e verità. La Nota dottrinale Mater Populi fidelis su alcuni titoli mariani, riferiti alla cooperazione di Maria ed all’opera della salvezza, è certo un documento significativo da studiare con attenzione, ma, per sua natura, esso non è né definitivo, né esaustivo.

Fonte Corrispondenza Romana

“Nulla dice infatti sul grado di certezza, ma solo sulla modalità dell’insegnamento” (Luisella Scrosati in La Nuova Bussola Quotidiana del 22.11.2025 Per far sparire la Corredentrice non basta dire “magistero”). Esso si pone soprattutto in ordine all’opera pastorale della Chiesa. Tuttavia, mentre intendiamo, e vogliamo, dibattere secondo il criterio della sinodalità anche come laici, sinodalità così cara alla Chiesa, prendiamo assolutamente distanza da quanti non solo dissentono su alcuni presupposti o deduzioni del Documento da esso avanzati, ma, come in altri recenti casi, ne prendono occasione per opporsi alla sacra Gerarchia fino a giungere ad espressioni degradanti, il che è totaliter aliter da quanto un devoto servitore di Cristo debba fare. Prendiamo atto della preoccupazione della Nota e lavoreremo a dissiparne tutti i motivi reali o presunti. Dichiariamo anche che sul nostro Blog non vi sarà alcun ostracismo verso quei collaboratori che non condividessero i titoli di Corredentrice e Mediatrice di tutte le Grazie. È infatti ancora aperto il campo per il legittimo e doveroso dibattito teologico a favore dell’approfondimento dei motivi alla base della verità della corredenzione1, che tocca La Madre di Dio Immacolata e, oserei dire, in modo ulteriormente subordinato, forse anche ogni cristiano associato per il Battesimo alla divina figliolanza ed alla mediazione di Grazia (intercessione del Corpo Mistico). Assodato che diversi dei nostri collaboratori sono fortemente favorevoli al titolo di Corredentrice e Mediatrice, affermiamo anche che contributi diversi interni al nostro laboratorio sono legittimi, doverosi e utili, come già in questi giorni abbiamo potuto vedere e favorire in spirito di fraterna carità e teologica riflessione. Siamo dunque debitori al Dicastero per la Dottrina della Fede che, facendo il punto della situazione per come gli era possibile farlo allo stato della complessa riflessione teologica, e da una visione più universale e non particolare come la nostra, ci ha dato l’opportunità di impegnare le nostre forze anche in questo campo di importanza per nulla secondaria con deciso e rinnovato ardore.

Per altro, ricordiamo che quando parla un Dottore della Chiesa, in questo caso Sant’Alfonso Maria de Liguori, la Chiesa si impegna ad insegnare che nella sua teologia non vi è nulla di contrario alla Fede né vi è, in qualche modo, alcunché di disdicevole per l’annuncio della Fede stessa. Già nella sua epoca vi erano oppositori alla tesi della corredenzione, il che era ed è legittimo, ma chi crede alla corredenzione non faceva male allora, né lo farebbe oggi. Lo stesso accadde per altri dogmi, da quelli cristologici in su. Ma quando poi la verità proxima fidei diviene dogma irreformabile, allora la tesi opposta non solo sarà disdicevole, ma addirittura contraria alla Fede.

Situazione simile si verificò a proposito dei concili cristologici dove si dovette dibattere, e non nei toni sostanzialmente cortesi di oggi, per cercare di discernere la verità se in Cristo vi fossero una o due nature, se Egli fosse generato o creato dal Padre. Le accuse di eresia volavano senza complimenti. Tuttavia, non essendo chiara ancora la dottrina, occorreva tempo ed approfondimento oltre che dialogo. Anche per i Dogmi mariani le cose non furono semplici, in particolare per il più recente dogma dell’Immacolata Concezione dal quale propriamente derivano anche i titoli di Mediatrice e Corredentrice, non meno che dal dogma della Maternità divina di Maria, il quale dogma significa che Maria è vera Madre di Dio per l’unicità della Persona e non solo vera madre dell’uomo (solo per la natura umana).

Altresì, la Lettera Apostolica In Unitate Fidei nel 1700° anniversario del Concilio di Nicea, appena ieri pubblicata da Papa Leone XIV, è evidenza storica di come la dottrina, che a Nicea agli inizi del IV secolo prevalse, accresceva l’importanza del Figlio di Dio riconoscendone la consustanzialità del Padre e del Figlio. Il Concilio negò che il Figlio fosse creato, ma che era genitum, non factum, e che la sua esistenza non era posteriore al Padre.

Potremmo dire che gli Ariani erano minimalisti, come oggi lo sono coloro che a Maria riconoscono solo un titolo: la Ragazza di Nazareth. Da parte loro, si potrà arrivare a un vero attuale riconoscimento della Maternità divina di Maria, della sua Perpetua Verginità, dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione in Cielo? Perché non pochi oggi trascurano queste verità di Fede come quanti trascurano e negano la Resurrezione di Cristo.

Per la Redazione, Marcello Giuliano

Pubblichiamo oggi un brano tratto dal capitolo V delle Glorie di Maria di sant’Alfonso Maria de’ Liguori sulla Necessità che abbiamo dell’intercessione di Maria per salvarci.

Nessuno nega che Gesù Cristo sia l’unico mediatore di giustizia che con i suoi meriti ci ha ottenuto la riconciliazione con Dio. Ma al contrario è cosa empia il negare che Dio si compiaccia di fare le grazie per intercessione dei santi e specialmente di Maria sua Madre, che Gesù tanto desidera di vedere da noi amata e onorata2. Chi non sa che l’onore tributato alle madri si riflette sui figli? «Gloria dei figli, i loro padri» (Pro 17, 6).

Perciò san Bernardo dice che non deve pensare di oscurare la gloria del figlio chi loda molto la madre, perché «quanto più si onora la madre, tanto più si loda il figlio». Sant’Ildefonso dice: «Tutto l’onore che si rende alla madre si riflette su suo figlio e fino al re s’innalzano gli omaggi rivolti alla regina del cielo». Si sa che per i meriti di Gesù è stata concessa a Maria l’autorità di essere la mediatrice della nostra salvezza: mediatrice non di giustizia, ma di grazia e d’intercessione, come appunto è chiamata da san Bonaventura: «Maria la fedelissima mediatrice della nostra salvezza». E san Lorenzo Giustiniani dice: «Come non è piena di grazia colei che è stata scelta scala del paradiso, porta del cielo e la più autentica mediatrice tra Dio e gli uomini?». 

Perciò con ragione sant’Anselmo scrive che quando noi preghiamo la santa Vergine di ottenerci le grazie, non è che diffidiamo della divina misericordia, ma piuttosto che diffidiamo della nostra indegnità e ci raccomandiamo a Maria affinché la sua dignità supplisca alla nostra miseria. Dunque soltanto quelli che mancano di fede possono dubitare che il ricorrere all’intercessione di Maria sia cosa molto utile e santa. 

Ma il punto che qui intendiamo provare è che l’intercessione di Maria è necessaria anche per la nostra salvezza: necessaria diciamo, non di una necessità assoluta (merito de condigno, ovvero, merito basato sulla giustizia), ma, propriamente parlando, di una necessità morale (merito de congruo, invece, non si basa sulla giustizia ma su una ragione di convenienza o benevolenza, come un “merito di benevolenza” che deriva dalla grazia divina)3. Diciamo che questa necessità nasce dalla stessa volontà di Dio, il quale vuole che tutte le grazie che egli ci dispensa passino attraverso le mani di Maria, secondo il pensiero espresso da san Bernardo. E si può dire con l’autore del Regno di Maria che questa sentenza è oggi comune tra i teologi e i dottori. La seguono Vega, Mendoza, Paciuchelli, Segneri, Poiré, Crasset e molti altri dotti autori. Persino il padre Natale di Alessandro, autore peraltro così riservato nelle sue proposizioni, dice anch’egli essere volontà di Dio che noi aspettiamo tutte le grazie per l’intercessione di Maria. «Dio vuole – sono le sue parole – che ogni bene che speriamo da lui ci sia concesso per l’intercessione della Vergine Madre, quando la invochiamo come si conviene». E a conferma della sua asserzione, cita il celebre passo di san Bernardo: «È volontà di Dio che tutto ci sia concesso per mezzo di Maria». Vincenzo Contenson esprime lo stesso pensiero. Spiegando le parole dette da Gesù Cristo in croce a san Giovanni: «Ecco tua madre», egli scrive: «Come se dicesse: Nessuno sarà partecipe del mio sangue, se non per intercessione della Madre mia. Le mie ferite sono sorgenti di grazie; ma a nessuno perverranno questi torrenti, se non per mezzo di Maria. Giovanni, mio discepolo, tanto da me sarai amato, quanto tu l’amerai».

Questa proposizione, cioè che tutto il bene che riceviamo dal Signore ci viene per mezzo di Maria, non piace molto a un certo autore moderno, il quale peraltro, sebbene tratti con molta pietà e sapienza della vera e della falsa devozione, tuttavia parlando della devozione verso la divina Madre, si è dimostrato molto avaro nell’accordarle questa gloria4, che non hanno avuto scrupolo a riconoscerle diversi santi come Germano, Anselmo, Giovanni Damasceno, Bonaventura, Antonino, Bernardino da Siena, il venerabile abate di Selles e tanti altri dottori, i quali non hanno avuto difficoltà a dire che per la suddetta ragione l’intercessione di Maria non solo è utile, ma necessaria. 

Quest’autore dice che una tale proposizione, cioè che Dio non faccia alcuna grazia se non per mezzo di Maria, e un’iperbole e un’esagerazione sfuggita al fervore di alcuni santi ma che, propriamente parlando, significa semplicemente che da Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo, per i cui meriti riceviamo poi tutte le grazie. Altrimenti, conclude, sarebbe errore il credere che Dio non ci potesse concedere le grazie senza l’intercessione di Maria, poiché san Paolo dice che noi riconosciamo un solo Dio e un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Gesù Cristo (1Tm 2,5). 

Tali sono le idee di quest’autore. Ma come egli stesso ci insegna nel suo libro, altro è la mediazione di giustizia per via di merito, altro la mediazione di grazia per via di preghiere. Altro è il dire che Dio non possa, altro che Dio non voglia concedere le grazie senza l’intercessione di Maria.

Noi confessiamo che Dio è la fonte di ogni bene e il Signore assoluto di tutte le grazie e che Maria non è che una pura creatura la quale riceve da Dio gratuitamente tutto quello che ottiene. Ma chi mai può negare quanto sia ragionevole e conveniente affermare che Dio voglia che tutte le grazie concesse alle anime redente passino e si dispensino attraverso le mani di lei, per esaltare questa incomparabile creatura, che più di tutte le altre creature lo ha onorato e amato durante la sua vita e che egli ha eletto come Madre del Figlio suo, nostro comun Redentore? 

Noi confessiamo, conformemente alla distinzione fatta sopra, che Gesù Cristo è l’unico mediatore di giustizia, che con i suoi meriti ci ottiene le grazie e la salvezza, ma diciamo che Maria è mediatrice di grazia e che, se tutto ciò che ottiene l’ottiene per i meriti di Gesù Cristo e perché prega e lo domanda in nome di Gesù Cristo, nondimeno tutte le grazie che noi chiediamo, le riceviamo per mezzo della sua intercessione. In ciò non vi è certamente nulla di contrario ai sacri dogmi, anzi tutto è conforme ai sentimenti della Chiesa, che nelle pubbliche preghiere da lei approvate ci insegna a ricorrere continuamente a questa divina Madre e ad invocarla: «Salute degli infermi, rifugio dei peccatori, aiuto dei cristiani, vita, speranza nostra». 

La stessa santa Chiesa nell’officio che fa recitare nelle festività della Vergine, applicando a lei le parole della Sapienza, ci fa capire che in Maria troveremo ogni speranza5: «In me ogni speranza di vita e di virtù»; in Maria ogni grazia: «In me ogni grazia di via e di verità» (Eccl, [= Sir] 24,25 Volg.). In Maria insomma troveremo la vita e la salvezza eterna: «Chi mi avrà trovato, avrà trovato la vita e riceverà la salute dal Signore» (Pro 8,35). E altrove: «Quelli che operano per me, non peccheranno; quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna» (Eccli [= Sir] 24,30-31 Volg.).

Tutte queste parole ci dicono la necessità che abbiamo dell’intercessione di Maria. In questo sentimento ci confermano molti teologi e santi padri che lo hanno espresso. Infatti non è giusto dire, come fa l’autore suddetto, che per esaltare Maria essi si siano lasciati sfuggire iperboli ed esagerazioni. L’esagerare e il proferire iperboli è oltrepassare i limiti del vero, il che non si può dire dei santi, che hanno parlato con lo spirito di Dio, il quale è spirito di verità.

Mi si permetta qui una breve digressione per esprimere un mio sentimento. Quando un’opinione onora in qualche modo la santa Vergine, ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né alla fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità, il non accettarla e il contraddirla perché anche l’opinione opposta potrebbe essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io non voglio essere annoverato fra questi spiriti poco devoti, né vorrei che lo fosse il mio lettore, ma piuttosto vorrei essere annoverato fra coloro che credono pienamente e fermamente tutto ciò che senza errore si può credere delle grandezze di Maria. 

Secondo l’abate Ruperto, «credere fermamente alle sue grandezze» è uno degli omaggi più graditi alla nostra Madre. Del resto, per toglierci il timore di eccedere nelle nostre lodi basti l’opinione di sant’Agostino, il quale afferma che tutto ciò che diciamo in lode di Maria è poca cosa rispetto a quel che ella merita per la sua dignità di Madre di Dio. E la santa Chiesa fa leggere nella messa della beata Vergine: «Sei infatti beata e degnissima di ogni lode, o santa Vergine Maria».

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  1. Cf Ancora non si vede in modo chiaro come la dottrina espressa nei titoli sia presente nella Scrittura e nella tradizione apostolica. Cf Cardinale Joseph Ratzinger, Verbale della Feria IV del 21 febbraio 1996, in Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede. Tale affermazione afferma in modo evidente la necessità dell’approfondimento teologico e biblico per l’espressione Ancora non si vede in modo chiaro. ↩︎
  2. Già questo esordio di Sant’Alfonso mette in chiaro quanto nella sua dottrina il posto di Maria sia subordinato a quello del Cristo, e “La Chiesa ha spiegato questo posto unico di Cristo per il fatto che, essendo Egli Figlio eterno e infinito, a Lui è unita ipostaticamente l’umanità che Egli ha assunto. Tale posto è esclusivo della sua umanità e le conseguenze che da esso derivano possono applicarsi solamente a Cristo. In questo senso preciso, il ruolo del Verbo incarnato è esclusivo e unico. Dinanzi a questa chiarezza della Parola rivelata, è necessaria una speciale prudenza nell’applicare a Maria tale titolo di ‘Mediatrice’. Di fronte alla tendenza ad ampliare la portata della cooperazione di Maria, partendo da questo termine, è opportuno specificarne sia la preziosa portata sia i limiti.” (Mater Populi Fidelis, 24). Ma se ricordiamo che questo posto è occupato da Maria non per diritto, ma per Grazia, ogni obiezione non può che cadere. E, infatti, la stessa Nota al n. 26 afferma: D’altra parte, è evidente che vi è stata una reale mediazione di Maria per rendere possibile la vera Incarnazione del Figlio di Dio nella nostra umanità, perché occorreva che il Redentore fosse «nato da donna» (Gal 4,4). Il racconto dell’Annunciazione mostra che non si trattò di una mediazione unicamente biologica, poiché mette in luce la presenza attiva di Maria, la quale interroga (cf. Lc 1,29.34) e accetta con decisione: «Fiat» (Lc 1,38).Questa risposta di Maria aprì le porte alla Redenzione attesa da tutta l’umanità e che i santi hanno descritto con poetico drammatismo. (cf San Bernardo,  di Chiaravalle, Hom. in laudibus Virginis Matris,IV, 8: PL 183, 83CD-84AB). Anche alle nozze di Cana, Maria svolge un ruolo di mediazione, quando presenta a Gesù le necessità degli sposi (cf. Gv 2,3) e quando chiede ai servi di seguire le indicazioni di Gesù (cf. Gv 2,5). ↩︎
  3. Cf Nel Concilio Vaticano II, il termine di mediazione si riferisce soprattutto a Cristo e, talvolta, anche a Maria, sebbene in maniera chiaramente subordinata. Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium (21 novembre 1964), nn. 55-62: AAS 57 (1965), 59-63. ↩︎
  4. In virtù della maternità divina, Maria cooperò con Gesù alla salvezza dell’umanità, ed ora nella gloria svolge la missione di. È questo il secondo principio fondamentale della mariologia di S. Alfonso, per il quale egli si batté con vigore per tutta la vita, trattandosi di un punto molto discusso e negato da parecchi teologi. Egli fonda tale principio sulla dottrina del Corpo mistico: il mistero della Chiesa considerata come corpo vivente, di cui Cristo è il capo e gli uomini le membra; un organismo nel quale i redenti, seguendo la loro vocazione e missione, occupano il posto assegnato loro dalla Provvidenza. Tra le varie membra esiste un rapporto di vita, di unità, di influsso reciproco, pur mantenendo ciascuno la sua attività specifica. Di questo organismo misterioso, che è la Chiesa, Maria è porzione scelta e membro eminente. Tale posizione singolare le deriva, come si è detto, dal fatto che lei è la madre di Cristo, dal quale proviene la vita, il movimento, l’attività di tutte le membra (cf Portale di Mariologia). ↩︎
  5. A Lei, che è «Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra» ricorriamo tutti noi «gementi e piangenti in questa valle di lacrime», e affidiamo con fiducia noi e tutte le nostre cose alla sua protezione. Essa è diventata Madre nostra mentre il Divin Redentore compiva il sacrificio di Sé, e perciò, anche a questo titolo, noi siamo figli suoi. Essa ci insegna tutte le virtù; ci dà suo Figlio, e, con Lui, tutti gli aiuti che ci sono necessari, perché Dio «ha voluto che tutto noi avessimo per mezzo di Maria». Pio XII, Mediator Dei, 20 Novembre 1947 ↩︎
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Autore: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.