
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della Ia DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A- 30 Novembre 2025
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)

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«Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme. Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: “Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”. Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Isaia 2,1-5).
Prima domenica di Avvento. Si inizia un nuovo anno liturgico.
La scultura in bronzo «Trasforma le spade in vomeri» è opera di Yevgeny Viktorovich Vuchetich, costruita nel 1957 e replicata nel 1959 per essere posta nei Giardini davanti al palazzo della sede centrale delle Nazioni Unite di New York come dono del governo sovietico. Qui, la statua si accompagna a una grande parete dell’ONU, sulla quale è scolpita proprio la frase di Isaia:
«[I popoli] Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (2,4).
Mentre ricordiamo che un vomere è un aratro di legno, e che arare indica il coltivare, ascoltiamo il commento al monumento espresso dallo scultore, nato in Ucraina da madre di origine francese e padre di origine serba, creatore anche del memoriale di Stalingrado:
«Un uomo sta riforgiando una spada in un aratro, esprimendo l’aspirazione delle persone di buona volontà a lottare per il disarmo e il trionfo della pace sul nostro pianeta».
«Il vecchio Tubal Cain»
Fa pensare la poesia «Il vecchio Tubal Cain», composta (1842) da Charles Mackay.
«[…] Ma alla fine [Il vecchio Tubal Cain] si alzò con un volto allegro,[…] e scoprì il suo forte braccio destro per lavorare […]. E cantò: “Urrà per la mia opera!”[…] “Non solo per la lama fu fatto l’acciaio brillante;”/ e forgiò il primo vomere!/ E gli uomini, istruiti dalla saggezza del passato,/ in amicizia unirono le loro mani,/ appesero la spada nella sala, la lancia al muro,/ e ararono le terre propizie;/ e cantarono: “Urrà per Tubal Cain!/ È il nostro fedele amico;/ e per il vomere e l’aratro./ A lui andrà la nostra lode./ Ma mentre l’oppressione alza la testa,/ oppure un tiranno sarebbe signore,/ anche se lo ringraziamo per l’aratro,/ non dimenticheremo mai la spada!”».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.