Coro quasi unanime di stampa e televisioni. La dignitosa morte delle Gemelle Kessler. Ma Nicola Bux non la pensa così.

Femministe quando ancora non si sapeva bene cosa significasse esserlo, avevano scelto di ballare, assieme, principalmente per un motivo: dovevano essere indipendenti. Unite dal destino e da quella strenua convinzione che mai

la loro esistenza sarebbe dipesa dalle volontà o — ancora peggio — dalle possibilità di un uomo. E quella, in effetti, era esattamente l’immagine che le due sorelle trasmettevano ai milioni di spettatori che, ipnotizzati da loro, iniziavano a imparare a memoria brani diventati poi intramontabili come «Pollo e champagne», «Concertino» fino al loro classico, quel «Da-da-un-pa» musicato da Bruno Canfora, che era anche la sigla di apertura di Studio Uno ma che presto diventò una sorta di inno nazionale: non solo lo cantavano tutti, ma era un gioco anche tentare di abbozzare qualche sequenza del balletto”. [QUI articolo completo]

Con Johnny Dorelli Fonte Rai News

Quando avevo quattro anni, in televisione, le due Gemelle già tenevano banco. Il loro exploit nel 1961, a soli quindici anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Non escluderei che la loro venuta in pubblico, tedesche alte e bionde, accattivanti e seducenti, abbia contribuito a rasserenare gli animi nei confronti di quel popolo germanico che, in barba alla vecchia ideologia, nuovamente sceglieva l’arco alpino, il Lago di Garda, entrando da Torbole, alla conquista pacifica dei dolci limoneti, sulle orme del letterato e Maestro Massone della Loggia Anna Amalia delle tre rose Johann Wolfgang von Goethe, alla ricerca di quella dolce e luminosa brezza del Sud d’Europa.

Le Gemelle Kessler- Fonte ilMeteo.it

Ancora oggi, le ricordo con grande simpatia ed infantile ‘affetto’ e mi rendo conto che il loro femminismo, rimarcato dal Corriere, che rifuggiva, -per loro personalissimi motivi-, la figura dell’uomo, non era altro che inconsapevole odio e amore. Ma oggi, come torna comodo farne una vetrina, un simbolo della sincronia fino alla morte suicida, per continuare ad ammaestrare le masse e chiuderle in una delittuosa misantropia così sottolineata dalla dipendenza da social e tecnologia: schiavitù e pedissequo ossequio ai poteri.

Eccole nel loro spettacolo più noto che, già a circa dieci undici anni ammiravo. Chissà cosa mi attirava di quella sincronia nell’agitare ritmicamente e simmetricamente le loro mani davanti all’addome. Nell’insieme, la loro immagine mi era molto simpatica e mi affezionai alla loro costante comparsa sul piccolo schermo.

Ma qualcuno alza la voce perché …

Al cristiano non è dato di togliersi la vita o di aiutare alcuno a farlo. È un assunto chiaro. Altrimenti, nell’esempio di chi lo fa, e nel mare di elogi di chi commenta, si rischia di annegare o annacquare la compassione (partecipazione con passione) degli insegnamenti della Chiesa. Sono i concetti che monsignor Nicola Bux, teologo, ha espresso nell’intervista che il ROMA propone ai propri lettori cattolici che si scoprono ora “vacillanti” rispetto al profluvio di elogi indirizzati alle gemelle Alice ed Ellen Kessler per la scelta di troncare la propria vita insieme ricorrendo all’eutanasia-suicidio.

Erano malate? Erano sole? Di sicuro non erano accompagnate dalla Parola di Cristo. Se fossero state atee si capirebbe. Pare che abbiano scritto a un’amica: “Ci vediamo sopra le nuvole”. Era quindi – forse solo romanticamente – convinte che “un dopo” esiste. “Il presente” hanno voluto gestirlo da sole. E se non tutti i media hanno voluto definire “suicidio” il modo in cui hanno dato fine alla loro vita, preferendo parlare di … [QUI]

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Author: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.

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