Il Corriere titola …
… e continua …
“…Femministe quando ancora non si sapeva bene cosa significasse esserlo, avevano scelto di ballare, assieme, principalmente per un motivo: dovevano essere indipendenti. Unite dal destino e da quella strenua convinzione che mai
la loro esistenza sarebbe dipesa dalle volontà o — ancora peggio — dalle possibilità di un uomo. E quella, in effetti, era esattamente l’immagine che le due sorelle trasmettevano ai milioni di spettatori che, ipnotizzati da loro, iniziavano a imparare a memoria brani diventati poi intramontabili come «Pollo e champagne», «Concertino» fino al loro classico, quel «Da-da-un-pa» musicato da Bruno Canfora, che era anche la sigla di apertura di Studio Uno ma che presto diventò una sorta di inno nazionale: non solo lo cantavano tutti, ma era un gioco anche tentare di abbozzare qualche sequenza del balletto”. [QUI articolo completo]
1961
Quando avevo quattro anni, in televisione, le due Gemelle già tenevano banco. Il loro exploit nel 1961, a soli quindici anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Non escluderei che la loro venuta in pubblico, tedesche alte e bionde, accattivanti e seducenti, abbia contribuito a rasserenare gli animi nei confronti di quel popolo germanico che, in barba alla vecchia ideologia, nuovamente sceglieva l’arco alpino, il Lago di Garda, entrando da Torbole, alla conquista pacifica dei dolci limoneti, sulle orme del letterato e Maestro Massone della Loggia Anna Amalia delle tre rose Johann Wolfgang von Goethe, alla ricerca di quella dolce e luminosa brezza del Sud d’Europa.
Se il Meteo.it continua a parlarne, rilanciando il Corriere, possiamo farlo anche noi
Ancora oggi, le ricordo con grande simpatia ed infantile ‘affetto’ e mi rendo conto che il loro femminismo, rimarcato dal Corriere, che rifuggiva, -per loro personalissimi motivi-, la figura dell’uomo, non era altro che inconsapevole odio e amore. Ma oggi, come torna comodo farne una vetrina, un simbolo della sincronia fino alla morte suicida, per continuare ad ammaestrare le masse e chiuderle in una delittuosa misantropia così sottolineata dalla dipendenza da social e tecnologia: schiavitù e pedissequo ossequio ai poteri.
Donne immagine
Eccole nel loro spettacolo più noto che, già a circa dieci undici anni ammiravo. Chissà cosa mi attirava di quella sincronia nell’agitare ritmicamente e simmetricamente le loro mani davanti all’addome. Nell’insieme, la loro immagine mi era molto simpatica e mi affezionai alla loro costante comparsa sul piccolo schermo.
Ma qualcuno alza la voce perché …
Al cristiano non è dato di togliersi la vita o di aiutare alcuno a farlo. È un assunto chiaro. Altrimenti, nell’esempio di chi lo fa, e nel mare di elogi di chi commenta, si rischia di annegare o annacquare la compassione (partecipazione con passione) degli insegnamenti della Chiesa. Sono i concetti che monsignor Nicola Bux, teologo, ha espresso nell’intervista che il ROMA propone ai propri lettori cattolici che si scoprono ora “vacillanti” rispetto al profluvio di elogi indirizzati alle gemelle Alice ed Ellen Kessler per la scelta di troncare la propria vita insieme ricorrendo all’eutanasia-suicidio.
Erano malate? Erano sole? Di sicuro non erano accompagnate dalla Parola di Cristo. Se fossero state atee si capirebbe. Pare che abbiano scritto a un’amica: “Ci vediamo sopra le nuvole”. Era quindi – forse solo romanticamente – convinte che “un dopo” esiste. “Il presente” hanno voluto gestirlo da sole. E se non tutti i media hanno voluto definire “suicidio” il modo in cui hanno dato fine alla loro vita, preferendo parlare di … [QUI]



