
Per una teologica devozione mariana
Pur non essendo trattato esplicitamente in tutte le sue particolarità per ovvie motivazioni è opportuno chiarire il senso delle devozioni, alle quali la nota Mater Populi fidelis redatta dal Cardinale Victor Manuel Fernandez Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha tentato di dare un ordine. Si propone un percorso teologico che cerca di chiarire per quanto possibile la devozione verso la Vergine Maria vissuta e manifestata dal popolo di Dio in differenti modalità.
La devozione mariana è di sostegno alla fede, di rilevante interesse è il trattato “vera devozione alla Santa Vergine ” redatto da San Luigi Maria Grignion de Monfort del quale si analizzano alcuni aspetti. San Luigi Maria Grignion de Monfort riconosce anzitutto la primaria verità: l’unico Salvatore è Gesù Cristo vero uomo e vero Dio e Lui deve essere il fine ultimo di ogni devozione. Se così non fosse le devozioni sarebbero false e ingannevoli. Egli riprendendo l’apostolo Paolo (Lettera ai Colossesi 1, 1 – 29) ricorda:
Noi non lavoriamo – dice l’Apostolo – che per rendere ogni uomo perfetto in Gesù Cristo, poiché è in lui solo che abita tutta la pienezza della Divinità e tutte le altre pienezze di grazie, di virtù e di perfezioni; è solo in lui che noi siamo stati benedetti con ogni benedizione spirituale; egli è il nostro unico maestro che ci insegna, il nostro unico Signore dal quale noi dobbiamo dipendere, il nostro unico capo al quale noi dobbiamo rimanere uniti, il nostro unico modello al quale ci dobbiamo conformare, l’unico medico che ci può guarire, l’unico pastore che ci può nutrire, l’unica via che ci guida, l’unica verità che dobbiamo credere, l’unica vita che ci fa vivere, è il nostro unico tutto che in ogni cosa ci deve bastare. Non è stato dato altro nome sotto il cielo, se non il nome di Gesù, dal quale noi possiamo essere salvati. Dio non ci ha dato altro fondamento per la nostra salvezza, perfezione e gloria se non Gesù Cristo: ogni edificio che non sia fondato su questa solida pietra è fondato sulla sabbia mobile e presto o tardi infallibilmente cadrà. Ogni fedele che non è unito a lui come un tralcio al tronco della vite cadrà, seccherà e non sarà utile che per essere gettato sul fuoco. Se noi siamo in Gesù Cristo e Gesù Cristo è in noi, non dobbiamo temere alcuna dannazione; né gli angeli in cielo, né gli uomini sulla terra, né i demoni nell’inferno, né alcun’altra creatura può farci del male, perché nulla ci può separare dalla carità di Dio che è in Gesù Cristo. Per mezzo di Gesù Cristo, con Gesù Cristo, in Gesù Cristo noi possiamo tutto: dobbiamo rendere ogni onore e gloria al Padre, nell’unità dello Spirito Santo, rendere perfetti noi stessi ed essere il buon odore di vita eterna per il nostro prossimo.
Prima verità:
La devozione alla Santa Vergine non sostituisce Cristo. Se così fosse, altro non sarebbe che un illusione del demonio. Lo scopo della devozione mariana è amare Cristo, conoscerlo e servirlo come Lui chiede. In riferimento Luigi Maria Grignon de Monfort nel suo trattato redige:
Mi rivolgo qui un momento verso di te, o mio amabile Gesù, per lamentarmi amorevolmente davanti alla tua divina Maestà del fatto che la maggior parte dci cristiani, anche i più illuminati, non conosce il legame necessario che c’è tra te e la tua santa Madre: Tu, o Signore, sei sempre con Maria, e Maria è sempre con te e non può stare senza di te, altrimenti cesserebbe di essere quello che è; ella è talmente trasformata in te dalla grazia, che non vive più, che non esiste più; sei tu solo, o mio Gesù, che vivi e regni in lei, più perfettamente che in tutti gli angeli e i beati. Ah! se si conoscesse la gloria e l’amore che tu ricevi in questa meravigliosa creatura, si avrebbero ben altri sentimenti per te e per lei. Ella è così intimamente unita a te, che si potrebbe più facilmente separare la luce dal sole, o il calore dal fuoco; dico di più, si potrebbero separare da te tutti gli angeli e i santi, piuttosto che la divina Maria: perché ella ti ama più ardentemente e ti dà gloria più perfettamente di tutte le altre tue creature prese insieme.
Non bisogna ovviamente cedere alla dimensione protestante che elimina le devozione, come neanche ridurre la fede ad una gnosi, quindi ad una esclusività intellettuale. Il Cristianesimo è un ipostasi salvifica, il cui corpo attualmente visibile è la Chiesa nutrita dall’Eucaristia dalla quale ogni devozione scaturisce e si compie. Maria è sede certamente di gloria, perché virtuosa e pura; infatti in virtù di suddette qualità diviene modello di ispirazione cristiana, ovviamente subordinata al Logos incarnato. Lo scopo quindi di siffatte devozioni mariane e preghiere votive è la contemplazione della vita di Cristo anche alla luce di Maria che mai a Lui potrà sostituirsi. Le devozioni non vanno condannate, ma praticate dall’intero popolo di Dio con consapevolezza. Esse nutrono lo stesso sapere teologico, il cui fine è condurre le anime alla salvezza.
Seconda verità: il Battesimo
Prima di eliminare l’uomo vecchio ogni uomo è ancora del demonio, perché segnato dal peccato originale. Con il Battesimo si diviene eredi di quel grande dono che è il Regno di Dio. Mediante il Battesimo e i successivi Sacramenti dell’iniziazione cristiana, si diventa come “alberi” piantati lungo le acque della grazia, all’interno di quel nuovo Eden che è la Chiesa. Cristo è il tronco di questa Chiesa e i credenti sono il frutto. La Chiesa è inoltre una terra resa fertile dallo Spirito Santo ove alla Parusia i malvagi saranno sperati dai buoni. Il peccato è una grave forma di schiavitù e Cristo è infatti colui che ha assunto su di sé la condizione di schiavo per amore nostro. Chi sono dunque i cristiani? Sono i servi di Cristo, ma non nell’etimologia del sostantivo, ma bensì con la consapevolezza di essere stati pagati, perché riscattati dal sangue dell’agnello. Per i cristiani è quindi possibile essere servi della verità, tali da giungere al Regno dei Cieli, oppure essere servi di Satana e dannarsi per l’eternità. Maria quale ruolo ha per i cristiani? La Santa Vergine è la creatura che avvicina i credenti a Cristo non a caso San Bonaventura definisce la Santa Vergine la via per andare al Signore. Il serafico francescano vede in Maria l’inabitazione della Trinità. Egli riprendendo la sequenza del poeta Adamo di San Vittore ricorda che Maria è triclinio di tutta la Trinità. Bonaventura riconosce che la cosa più grande per Maria fu l’essere Madre di Dio realtà di cui non si può pensare nulla di più nobile. Chiaramente è anche madre di tutti i cristiani, aspetto da me già espletato nel precedente articolo.
Terza verità: l’uomo se desidera che Dio viva in lui, deve vuotarsi della sue iniquità, poiché Dio essendo purezza assoluta non può risiedere in un’anima impura. I peccati mortali e veniali, aumentano la concupiscenza e se non rimessi sia l’anima che il corpo rimangono in tale condizione e l’unico nutrimento resta appunto il peccato. Ogni giorno bisogna agire rinunciando alle operazioni di potenza dell’anima, quindi vedere come se non si vedesse, ascoltare come se non si ascoltasse e usare le cose del mondo come se non le si usassero. È ciò che San Paolo definisce morire ogni giorno. Se non si muore al peccato, non si è in unione con Dio.
Devozioni mariane vere e false
Nei confronti della Vergine Maria vi sono delle devozioni vere, ma anche false. Il demonio inganna, facendo sì che molte anime si perdano, conducendole ad addormentarsi nel peccato, tali da giungere nella Geenna. Le false devozioni sono le seguenti: i devoti critici, scrupolosi, esteriori, presuntuosi, incostanti e interessati.
- Critici: sono solitamente gli intellettuali orgogliosi, che criticano le numerose pratiche rivolte verso la Madre di Dio. Le critiche derivano dal fatto che sono superbi e a loro acchito codeste pratiche non sono gradite, poiché semplici ed elementari. Il loro atteggiamento è pura mondanità, che reca danno a se stessi, dacché ingiuria il nome di Dio.
- Scrupolosi: sono coloro che temono di disonorare Cristo e quindi non venerano Maria. È vero appena ci si accinge ad accedere in Chiesa bisogna inginocchiarsi dinnanzi alla Maestà Divina, raccolta nel Tabernacolo, nuova Arca dell’Alleanza. Nella vieta in nome della verità di venerare la Madre di Dio alla quale bisogna certamente accostarsi, ricordandosi che Ella è subalterna al Figlio. Si pensi all’antica, ma preziosa recita del Santo Rosario, quale fine racchiude? Esso consente di contemplare la vita di Cristo sotto l’egida di Maria.
- Esteriori: sono le esclusive manifestazioni pratiche. Sono coloro che pensano di essere uditi proferendo parole, ma con il cuore e l’intelletto sono lontani dalla fede. Accettano il sensibile dell’esperienza di fede, ma non la sostanza.
- Presuntuosi: sono i cristiani nominali, ossia fittizi, lontani dai Sacramenti e così schiavi dei peccati. Codesti pensano che l’esclusività devozionale li salverà dalla condanna eterna. Sono i relativisti religiosi, che mutano Dio sulla stregua di utopie personali. Queste forme sono di presunzione e Dio non vi può dimorare.
- Incostanti: sono coloro i quali si rivolgono a Maria Santissima a volte come ferventi fedeli, a volte come tiepidi. Il loro atteggiamento contrasta il Sommo Amore.
- Interessati: sono quei devoti che chiedono l’esclusivo ausilio di Maria nel frangente del bisogno, in particolare al manifestarsi di necessità materiali e fisiche, che procrastinano a eventi soprannaturali come i miracoli, senza magari riconoscere il miracolo per eccellenza che è l’Eucaristia. Costoro anche se recettori di una grazia particolare, appena ottenuta, la loro devozione cede all’oblio.
Le reali devozioni sono: interiore, tenera, costante e disinteressata.
- Interiore: la devozione mariana è frutto dello Spirito Santo che rende consapevole l’orante del grande dono che Dio ha compiuto per l’uomo, purché il soggetto non assolutizzi il ruolo di Maria.
- Tenera: la fiducia nei confronti di Maria sta a indicare che il cristiano è consapevole della carità, quindi della conoscenza della verità, di cui Maria ne è stata genetrice, ma anche discepola obbediente. Maria è il modello di fede obbediente, prima ancora di interceditrice per le siffatte grazie di cui si necessita.
- Santa: Maria è dotata di una angelica purezza divina a cui l’uomo deve anelare. La purezza è si fisica, ma anche onestà intellettiva. L’orante che prega Maria se non scelto per una vita presbiterale o religiosa, avrà ben chiaro che Dio probabilmente lo eleva ad una ulteriore dignità: la costituzione di una famiglia, affinché sull’esempio della famiglia di Nazareth si costituiscano nuclei generativi. Per generativo si intende l’atto proprio del matrimonio, ma anche l’educazione della prole alla conoscenza di Cristo. La santità è un attributo divino, che pervade i differenti ambiti della società, dalla famiglia, all’educazione, alla cura, perché senza la trascendenza l’uomo non ha vita.
- Costante: la costanza nella fede è l’opposizione al mondo, quindi alle lusinghe di chi preferisce la menzogna alla verità, di chi sostituisce Cristo con l’effimero, senza ricordare che alla fine dei tempi chi si sarà contrapposto all’unico fondamento del mondo: Dio, verrà condannato. La costanza di Maria la si denota alle Nozze di Cana, ai piedi della croce e nel cenacolo ove in silenziosa preghiera attende l’apparizione del risorto.
- Disinteressata: attraverso Maria si deve cercare il Regno di Dio. La devozione deve persistere anche quando le richieste non vengono esaudite, oppure verranno accolte in tempi maturi. La devozione deve rendere la fede matura, pronta a contrastare l’irrazionalità del male, che nelle differenti forme tenta l’uomo. Se la fede non si scinde dal sentimentalismo, dal narcisismo infantile, altro non è che un rituale, una forma di negoziato, ove si attende l’esaudimento, dimenticando che Cristo con il suo sacrificio ha soddisfatto l’istanza prima di ogni uomo: la salvezza eterna, purché la si voglia ottenere. Dio ti salva, ma non senza di te!
La devozione mariana ricorda la dovuta consacrazione a Gesù Cristo
Ogni redento deve in virtù anche dell’esempio di Maria consacrarsi a Cristo nei seguenti modi: con il corpo, i sensi, le membra, con l’anima in tutte le facoltà, con i beni esteriori e interiori. Il corpo è tempio dello Spirito ricorda San Paolo. L’uomo ha un corpo in cui è donata l’anima all’atto della creazione, ma l’uomo non vive per il corpo. Una fede autentica contrasta le tentazioni di Satana che avvengono mediante i sensi e l’immaginazione; pur non penetrando l’anima. L’immaginazione è il modo attraverso il quale il tentatore penetra i pensieri ed ecco quindi che se la fede è viva, tali tentazioni risultano essere più deboli rispetto alla volontà di volervi cedere. Le facoltà dell’anima sono la memoria, l’intelletto e la volontà. I beni esteriori sono le condizioni materiali dell’esistenza, da considerare sempre come dono divino. Si definiscono esteriori siccome non intrinseci direttamente alla vita spirituale, come lo sono invece le virtù e il dono della grazia. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che i beni esteriori o materiali devono rifarsi sempre alla legge morale naturale, quindi ad un utilizzo virtuoso di un bene affinché il proprio percorso di fede sia sempre più completo, ricordando che l’utilizzo di tali beni deve essere al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio di essi. Il capovolgimento distoglie dalla vita spirituale e conduce al peccato. I beni interiori si suddividono in virtù teologali quali la fede, la speranza e la carità e in virtù cardinali come la giustizia, la prudenza, la fortezza e la temperanza. Analoghe qualità le sopra citate che Maria possedeva. Si analizzano le facoltà dell’anima:
- La memoria rimanda nuovamente all’Eucaristia che è memoriale, acciocché atto che rende presente e vivo il sacrificio di Cristo.
- L’intelletto è uno dei sette doni dello Spirito Santo che consente di comprendere a livello immanente la verità di fede. Questo dono pneumatologico è l’intelligenza del cuore, oltre che della mente che nulla aggiunge alla Rivelazione, ma che ne consente la comprensione.
- La volontà: Agostino ricorda che la volontà è correlata all’agire divino, al raggiungimento del Bene, che necessita l’intervento della grazia a causa di una volontà umana corrotta dal peccato. Il libero arbitrio è un bene intermedio, che se diretto a un bene superiore per esempio la virtù conduce a Dio. Se l’uomo tende invece ai beni inferiori (passioni ed esclusività terrene) tende al male. Il libero arbitrio come la grazia divina non si escludono ricorda Sant’Agostino nell’opera De gratia et libero arbitrio ma cooperano per un giudizio di salvezza.
Si conclude riportando una riflessione di San Luigi Maria Grignon de Monfort tratta dalla vera devozione alla Santa Vergine:
Ho detto che questa pratica di devozione poteva essere benissimo chiamata una perfetta rinnovazione dei voti, o promesse, del santo battesimo. Infatti ogni cristiano, prima del battesimo, era schiavo del demonio, perché a lui apparteneva. Nel battesimo, direttamente o per bocca del padrino o della madrina, egli ha poi rinunciato È solennemente a Satana, alle sue seduzioni e alle sue opere e ha scelto Gesù Cristo come suo padrone e sovrano Signore, per dipendere da lui come uno schiavo d’amore. E’ ciò che si fa anche con questa forma di devozione: come è indicato nella formula di consacrazione, si rinuncia al demonio, al mondo, al peccato e a se stessi e ci si dona interamente a Gesù Cristo per le mani di Maria. Anzi si fa pure qualcosa di più, poiché nel battesimo, di solito, si parla per bocca d’altri, cioè del padrino e della madrina e quindi ci si dà a Gesù Cristo per procura; qui invece ci si dona da se stessi, volontariamente e con conoscenza di causa. Nel santo battesimo non ci si dona a Gesù Cristo per le mani di Maria, almeno in modo esplicito e non si dà a Gesù Cristo il valore delle proprie buone opere; dopo il battesimo si resta interamente liberi di applicarlo a chi si vuole, o di conservarlo per sé; con questa devozione invece ci si dona espressamente a Gesù Cristo Signore per le mani di Maria e a lui si consacra il valore di tutte le proprie azioni.