Commento teologico alla nota dottrinale Mater Populi fideles (parte prima)

Introibo

Il 4 novembre 2025 è stata pubblicata la Nota dottrinale Mater Populi fideles dal Dicastero per la Dottrina della Fede.

Lo scopo di codesto documento è fornire delucidazioni su determinate terminologie a volte non del tutto corrette circa la persona di Maria quali corredentrice e mediatrice.

La questione della corredenzione secondo alcuni Pontefici

Il titolo corredentrice non compare tra i Padri della Chiesa. Maria è colei che ha cooperato alla salvezza, mediante la sua fede e obbedienza. Tali pontefici soprattutto nell’epoca che ha preceduto il Concilio Ecumenico Vaticano II hanno utilizzato tale appellativo, ma con un fine differente da quello cui si potrebbe fornire: Pio IX nella proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione (1854) redige:

<<Ecco perché, proprio come Cristo, mediatore di Dio e degli uomini, avendo preso la natura umana, cancella il sigillo della sentenza che era contro di noi e la legò vittoriosamente alla croce, allo stesso modo la Santissima Vergine, unita a Lui da un legame stretto e indissolubile, con Lui e da Lui esercitando un’eterna inimicizia contro il serpente velenoso e trionfando completamente su questo nemico, gli ha schiacciato la testa con il suo piede immacolato>>

Il Sommo Pontefice pone in risalto un titolo esclusivo di Cristo: unico mediatore. Solo Lui è mediatore tra Dio e gli uomini. Cosa compie Cristo? In virtù dell’incarnazione (natura umana sempre unita alla natura divina) correlata alla passione, morte e risurrezione cancella i peccati. Maria quale ruolo? In relazione alla sua fede e obbedienza ha donato un corpo al Verbo affinché potesse realizzare il progetto di salvezza.

Papa Leone XIII nell’enciclica Supremi apostolatus officio (1883) afferma:

«In effetti, la Vergine libera dalla contaminazione originale, scelta per essere la Madre di Dio, e proprio per questo associata a Lui nell’opera di salvezza del genere umano, gode con suo Figlio di un tale favore e potere che mai la natura umana e la natura angelica hanno potuto e possono ottenere».

Quali poteri possiede Maria? Ella possiede le virtù, che le hanno consentito di divenire Madre di Dio. La prima virtù è la prudenza, Maria accetta di divenire madre del Salvatore accogliendo la sofferenza di perderlo sulla croce. Ella infatti comprende all’atto dell’annunciazione che questo Figlio non era per Lei. La seconda virtù è la speranza, che ha reso la Vergine Santissima donna ausiliatrice. Tale virtù in Lei è stata poi correlata alla carità, dacché generando il Verbo ha fatto conoscere alla genti la verità. La prima forma di carità è la conduzione delle genti alla conoscenza della reale verità. La terza virtù è la castità, Maria è sempre rimasta casta sia prima, che dopo il parto. Questa castità era derivata dall’amore a cui Ella è stata sempre obbediente, questo amore che è Dio. Un’ altro elemento fondamentale che ha corroborato la vita di Maria è il silenzio. Il suo silenzio non è di chi non sa cosa proferire, di chi per timore non agisce, ma è il silenzio avvolto dalla luce. Maria tace, perché sa attendere, sa comprendere i progetti di Dio. Il silenzio di Maria è in successione il silenzio del cuore, perché desiderosa di udire le parole del Figlio.

San Pio X nell’enciclica Ad diem illum (1904) per il cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione redige:

«La conseguenza di questa comunità di sentimenti e sofferenze tra Maria e Gesù è che Maria “meritò legittimamente di diventare la riparatrice dell’umanità caduta” (De Excellentia Virginis Mariæ, c. IX), e quindi la dispensatrice di tutti i tesori che Gesù ha acquisito per noi con la sua morte e dal suo sangue»

Redentrice dell’umanità caduta, qual è il significato? La Vergine Santissima è la nuova Eva che ha riparato l’antica disobbedienza subordinandosi al volere di Dio.

Dispensatrice di tutti i tesori che Gesù ha acquisito con la sua morte e il suo sangue.

Per comprendere tale pericope bisogna analizzare l’episodio delle Nozze di Cana ove Maria intercede presso il Figlio. La Vergine Santissima è colei che intervenendo presso Cristo lo indica come la sola e unica verità. La Vergine non si sostituisce al Signore, ma accompagna ogni credente nel faticoso pellegrinaggio della conversione. Lo stesso scopo delle apparizioni è il rammentare alle genti che solo aderendo a Cristo si giunge alla salvezza.

Papa Benedetto XV nella lettera Inter solidacia chiosa:

«Associandosi alla Passione e alla morte di suo Figlio, soffrì come se morisse lei stessa per placare la giustizia divina; per quanto ha potuto, ha sacrificato suo Figlio, in modo che si possa giustamente dire che con Lui ha redento il genere umano. E, per questo motivo, tutti i tipi di grazie che attingiamo dal tesoro della redenzione vengono a noi, per così dire, dalle mani della dolorosa Vergine».

Ha redento con Cristo il genere umano: non è una duplice corredenzione, ma la ferma volontà di accettare che il Figlio venga condannato a morte per i molti. I sette dolori di Maria convergono infatti nella Passione del Figlio.

Per una Cristologia mariana

Dio permette che l’incarnazione dell’Unigenito avvenga dal basso, ossia attraverso una creatura umana che è però intatta: Maria di Nazareth. Suddetta singolarità di Maria va ricercata nell’azione pneumatologica, che ha avvolto da sempre la sua persona. È la docilità alla Trinità che ha consentito a Maria di generare il Figlio di Dio e vivere da discepola. Il suo fiat le ha permesso di divenire la dimora del Signore, ma anche donna vicina agli uomini. Codesta vicinanza avviene sempre in forma di subordinazione a Dio facendo trasparire che il Padre ha sempre la prevalenza. Il cuore di Maria è centrato nel cuore di Dio perché mediante lo Spirito Santo accoglie la grazia, facendone esperienza di gioia. A livello cristologico si comprende che Maria è l’icona della Chiesa Vergine e madre, la quale rigenera i figli in Cristo. Tale rinnovamento accade infatti nel Battesimo. La Chiesa nel Battesimo rivive il mistero dell’Incarnazione del Verbo nel seno di Maria la quale è vicina ai suoi figli, che rinascono in Cristo tali da formare il corpo della Chiesa. A livello Eucaristico quindi il mistero mariano è vissuto in relazione al mistero gesuano. Papa Benedetto XVI nell’Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis pone in evidenza che tra la Vergine Maria e l’Eucaristia vi è legame. Il Sommo Pontefice chiosa così:

Ogni volta che nella Liturgia eucaristica ci accostiamo al Corpo e al Sangue di Cristo, ci rivolgiamo anche a Lei che, aderendovi pienamente, ha accolto per tutta la Chiesa il sacrificio di Cristo. Giustamente i Padri sinodali hanno affermato che « Maria inaugura la partecipazione della Chiesa al sacrificio del Redentore ». Ella è l’Immacolata che accoglie incondizionatamente il dono di Dio e, in tal modo, viene associata all’opera della salvezza. Maria di Nazareth, icona della Chiesa nascente, è il modello di come ciascuno di noi è chiamato ad accogliere il dono che Gesù fa di se stesso nell’Eucaristia.

Maria può essere definita corredentrice? Alcune delucidazioni teologiche.

  1. Definire Maria corredentrice va in contrasto con la Sacra Scrittura. La Prima Lettera a Timoteo (2, 5) indica che vi è un solo Dio unico mediatore con l’umanità. Esiste un solo e vero Figlio di Dio, Gesù Cristo generato non creato da Dio Padre. Ogni battezzato ottiene in virtù del Battesimo la vita eterna, partecipando così in gradi diversi al sacerdozio unico di Cristo. Il ruolo di Maria? Essere a Dio subordinata, in che modo? La Vergine Santissima nel Magnificat si definisce serva del Signore. Quale significato? Non certamente umano, quindi di colei che si sottopone volontariamente ai dettami umani, ma bensì di una donna che vive la speranza, perché l’ha generata, ha creduto fin dal primo istante di essere in relazione con Dio, accogliendone così il piano misterioso. Il suo essere serva assume nel tempo un ruolo preponderante, viene infatti dichiarata Madre di Dio in virtù della sua obbedienza. Il fatto che Maria è serva, ancora una volta rimanda al mistero dell’Incarnazione del Figlio. Maria è così la “casa vivente” ove il creatore ha dimorato. Ne da testimonianza infatti la Lettera agli Ebrei (10, 5 – 7). La madre di Cristo è poi nostra madre, dacché con il Battesimo siamo parte attiva della famiglia di Cristo. Un ulteriore aspetto è la questione della beatitudine (mi chiameranno beata). Maria è la benedetta fra le donne, ma si riconosce piccola e umile. Il suo essere beata indica la sua fattiva identità: l’essere discepola. Lei è ulteriormente beata, in riferimento alle parole proferite da Gesù: “chi ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica è per me fratello, sorella e madre”. Lei è discepola perché ha accettato la Buona Notizia, custodendola prima nel suo cuore e poi rendendola ipostatica.
  2. Cristo è l’unico teandrico: l’evento teandrico che Cristo ha compiuto vede coinvolte le due nature: umana e divina. Le attività di Maria non sono teandriche e in conseguenza Ella non partecipa alla Redenzione, quindi non può essere definita corredentrice, la cui etimologia significa ricomprare l’umanità con il Redentore. Bisogna scindere un atto teandrico, da quello umano. Maria come ogni battezzato partecipa alla condizione di figliolanza, senza assumere in se la qualità divina. Con il fiat all’Angelo Gabriele, Maria ha fornito un corpo al Salvatore, che il Giovedì Santo diverrà Eucaristia, adempiendo così la profezia di Simeone. Maria è così sequela e lo si comprende nel dramma del Venerdì Santo ove ai piedi della croce accetta lo spasmo del Figlio affinché avvenga il lavacro umano.
  3. Maria è stata redenta? Maria ha ottenuto la redenzione preventiva, per poter divenire la nuova Eva e quindi non essere violata dal peccato originale. Come ben chiosò papa Pio IX nel 1854 nel promulgare il dogma dell’Immacolata Concezione, Maria fu liberata dal primo istante del concepimento dal peccato originale e da tutti i suoi effetti, in vista dei meriti di Cristo. Ella non avendo contratto il peccato, rimane però sempre subordinata a Dio. Questa sua obbedienza, le consente di essere dichiarata sua madre. La redenzione primaria di Maria è anticipo della nostra ove comunque la redenzione è unica, pur avendo per madre una donna superiore ai comuni esseri mortali.

La posizione del Magistero della Chiesa

La Lumen Gentium al capitolo VIII definisce Maria come immagine e modello della Chiesa e figura centrale nella storia della salvezza. Nell’economia salvifica Maria è la donna predestinata per generare il Figlio di Dio acciocché adornata da una singolare santità. Maria figlia di Adamo acconsente che la parola divina diventi carne, sottoponendosi ad essa. La madre di Cristo pur essendo narrata nei racconti evangelici (Annunciazione, Nozze di Cana) come colei che agisce, essa intercede sempre presso il Figlio e mai si antepone a Cristo. I canoni 973 e 975 del Catechismo della Chiesa Cattolica affermano:

973

La beata Vergine Maria è Madre della Chiesa nell’ordine della grazia perché ha dato alla luce Gesù, il Figlio di Dio, Capo del corpo che è la Chiesa. Gesù, morente in Croce, l’ha indicata come madre al discepolo con queste parole: «Ecco la tua madre» (Gv 19,27).

975

Guardando a Maria, tutta santa e già glorificata in corpo e anima, la Chiesa contempla in lei ciò che essa stessa è chiamata ad essere sulla terra e quello che sarà nella patria celeste.

Maria è mediatrice?

Un titolo che sovente si attribuisce a Maria è mediatrice. Nel 1921 l’allora Cardinale Mercier Arcivescovo di Malines chiese a papa Benedetto XV la promulgazione dogmatica di Maria come mediatrice, ma il Pontefice non approvò poiché l’unico mediatore è Cristo per effetto della sua duplice natura. Cristo è Dio e l’ufficio che gli appartiene è proprio la mediazione. San Paolo in Seconda Corinzi 5, 19 ribadisce che è stato Dio a riconciliare con sé il mondo in Cristo. Cristo è il perfetto mediatore tra Dio e gli uomini in rapporto al suo sacrificio. La mediazione di Maria è differente da quella di Cristo. Ella pur essendo la più alta creatura umana, non può congiungere l’uomo a Dio. Maria è colei che intercede per i figli di Dio. A livello teologico Maria e i Santi non si aggiungono al Signore, ma uniscono a Lui i credenti. Essi non sono mediatori, ma vivono della sua grazia formando il suo corpo mistico. Bisogna porre così attenzione alla terminologia, per non creare confusioni. Chi definisce Maria corredentrice di tutte le grazie, assegna un titolo che non è fondato sulla Rivelazione in quanto nessuna persona umana, può agire come dispensatrice universale di grazia. Affermare che Maria è dispensatrice di grazia confonde il suo ruolo.

Madre dei credenti: è il Kerygma Pasquale, l’annuncio della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo alle genti e Maria ne è certamente l’esempio per eccellenza, in rifermento a quanto redatto in codeste pagine. Lei è la prima discepola che in attesa della Pentecoste riunisce gli undici dispersi, affinché ottengano il soffio vitale, la ruah.

Madre del popolo del fedele: questo titolo ha radici storiche. Il popolo fedele, richiama l’attenzione al popolo prescelto: Israele. Perché questo popolo? Israele è la nazione che Dio ama e i suoi componenti, gli israeliti sostenuti da questo amore dovrebbero insegnare ai popoli circostanti, l’esistenza del vero Dio tali da divenire una nazione di sacerdoti, profeti e missionari. Dio voleva così un popolo integro; si pensi al primo comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”. È la dichiarazione del monoteismo da un versante e dall’altro l’accettazione da parte del credente di adorarlo. L’adorazione spetta a Dio dacché principio e fine (Io sono… Esodo 3, 14). Ai Santi spetta la dulia ossia la venerazione, a Maria l’iperdulia che significa venerazione particolare. Il Magistero della Chiesa insegna in particolare dal Concilio di Trento a oggi che la latria avviene mediante l’atto assoluto che è il sacrificio eucaristico. L’iperdulia attraverso la preghiera del Santo Rosario e la dulia mediante preghiere di intercessione rivolte ai Santi. È il Cristocentrismo ove le varie forme di venerazione assumono senso. Il Cristocentrismo nulla ha in comune con l’eresia protestante, che reputa un diniego la venerazione di Maria e dei Santi. Essi sono portati nella forma di sudditanza all’Essere Sommo.

Avvocata nostra: è ulteriore titolo corretto. È il cuore della dottrina mariana tale titolo. Maria posta in relazione unica con Gesù può intercedere per noi. Maria ascolta e accoglie le nostre preghiere e in qualità di madre offre il suo supporto.

Conclusione alla prima parte

In questa prima parte si è fornita una vasta delucidazione su un concetto teologico dogmatico di importanza. Non si appoggiano posizioni e nemmeno si tende alla dottrina protestante, ma si vuole essere esclusivamente servitori della verità. Dal Cristocentrsimo scaturiscono le varie devozioni, che senza il Logos non possono sussistere. Ad alcune istanze che mi sono state poste circa la possibilità di promulgare un nuovo dogma mariano, posso rispondere che sarà lo Spirito Santo ad illuminare il Pontefice su una scelta di fede così delicata. Sottoscrivo che che è indispensabile la devozione verso Maria che mai deve essere assolutizzata.

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Autore: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la formazione teologica di alcuni docenti di religione.