Dopo aver ascoltato il moderno di turno dire che nel festeggiare Halloween non c’è nulla di male, perché sarebbe come un “Carnevale anticipato”, e dopo aver appreso di paragoni e analogie blasfeme e aver letto la solita cronistoria delle sue “origini buone”, ecco, la NOTIZIA è che…
…. il male è sempre più banale, subdolo, noioso e superficiale.
E leggete fino alla fine il perché.
A noi di Jack in cucina con Gina non ce ne importa granché, e nemmeno temiamo il pivello che prima lancia la farina con cui si fanno i dolci e dopo dice in un impeto schizofrenico: “dolcetto o scherzetto”.
I problemi sono altri.
IL PRIMO. Siamo superficiali. Al punto da trascurare il fatto che i simboli, le parole, i colori e i gesti hanno un significato potentissimo, perché veicolano sempre un messaggio che, consapevolmente o meno, assorbiamo, in positivo o negativo.
Ma se non lo abbiamo imparato lungo la vita, figuriamoci se ce ne ricordiamo il 31 Ottobre.
Qui si educa a “scherzare con il male” perché alla fine “si tratta solo di un gioco”.
E si rafforza così la tendenza a rifugiarsi nelle tenebre per ricevere delle sensazioni forti, perché il bene sarebbe moscio e il male avvincente.
Tranello perfetto.
IL SECONDO. Visto che il bene ha una sua coerenza interna…se Halloween fosse innocente e compatibile con lo spirito cristiano, come potrebbe convivere con la festa di Tutti i Santi, visto che non viene (“più”) celebrata come sua vigilia?
Quale legame spirituale e simbolico ci sarebbe tra i due eventi? Quale il suo fondamento biblico?
E se fosse solo un ricordo della vita oltre la morte, perché allora sovrapporlo alla Commemorazione dei defunti del 2 Novembre, che già ci ricorda cattolicamente questa realtà in modo sano?
IL TERZO. Non c’è modo peggiore di perdere la gioia che simularla con una finta allegria. È quello che fa il male: scimmiotta, profana, dileggia e…ride.
Sí, perché quelle maschere orrende, se avete notato, quasi sempre ridono, e proprio per questo sono adatte a volti infelici.
Perché chi è triste si nasconde sotto spoglie goliardiche (bere per dimenticare).
I santi, no. I santi sorridono, perché la loro profonda pace e la loro serenità discreta non hanno bisogno di forzare l’allegria ma di custodirla nella gloria di Dio, in un eterno faccia a faccia, dove gli occhi si guardano perché si amano e non ci sono maschere ma volti veri nel Vero Volto. Sono storie redente.
CONCLUSIONE. In una cosa però la serata di Halloween è coerente con sé stessa: nella presenza ingente di zucche vuote. Ne è invaso il mondo.
Quelle piene latitano.
Tanto da farci rimpiangere, con Sciascia, gli scemi di una volta: quelli genuini, fatti in casa, dal cuore puro e ignaro di tutto. Almeno divertivano.
Oggi sono sofisticati, e proprio per questo troppo banali e scontati. Al punto da assegnare ad una manifestazione di tristezza il grado di “festa”. Assurdo.
Ma oggi si “gioisce” così. Con qualche spicciolo di inferno e con una enorme, ma sconosciuta, nostalgia di Paradiso, di felicità…insomma, di Dio.
Condoglianze a festaioli e “festeggiati”.