Sono passati alcuni giorni dall’uccisione di Charlie Kirk, l’attivista americano, freddato da un giovane killer.
Purtroppo abbiamo assistito a giorni di commenti impietosi, indegni di un paese civile (e presuntamente democratico) che abbia un tatto minimamente umano verso la vita di qualcun altro.
Qui si parla di vita umana, di una persona. È stato ucciso anzitutto un uomo, un padre.
Forse è stato tutto ordito da parte di chi pretende la libertà dagli altri? Non lo possiamo dire e non lo sappiamo, perché le informazioni in possesso sono contrastanti.
Fatto sta che uccidere proprio un attivista che aveva delle idee e dei programmi politici precisi non è un bel segnale (per usare un eufemismo).
A prescindere da fini e moventi, allarghiamo la nostra riflessione al fatto che oggi non la si può più pensare diversamente: o ti adegui all’agenda e ai diktat di certa gentaglia, oppure sei fatto fuori.
Difendi il cristianesimo? E allora significa che odi gli altri e non rispetti nessuno.
Difendi la famiglia? Sei omofobo.
Difendi e ami il tuo paese? Sei xenofobo.
Anche basta.
Allora ti diciamo grazie, Charlie, per aver difeso fino alla fine alcuni valori cristiani e politici nei quali credevi.
Nonostante un presunto linguaggio non accogliente e spregiudicato che avresti usato (da verificare e nel caso da non approvare).
Ma l’umanità è alla deriva. Il cuore dell’uomo è ammalato, si è inquinato, vive nel peccato. E proprio “per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà” ci ricorda Gesù nel Vangelo.
E purtroppo si è raffreddata anche la ragione e il buon senso, che non guarda in faccia a vite umane, come – ad esempio – anche a quelle dei bambini o alle persone che muoiono in guerra solo per il fatto che esistono.
La dittatura però si manifesta in tanti modi. E quanto avvenuto in America potrebbe essere un tragico esempio.
È una vita umana, carissimi. Non importa se di destra o di sinistra. È una vita umana!
E non vale in nessun modo il motto citato dall’infelice Odifreddi: “chi semina vento, raccoglie tempesta”. La violenza non è mai giustificabile.
Eppure siamo sorpresi. Non è sempre la sinistra a fare la morale quando ci sono violenze sessuali sulle donne (che, sia chiaro, sono atti orribili)? Non è la sinistra a sostenere che in quel caso non si può dire che quelle ragazze “se la sono cercata” o che “hanno dato occasione”? Non sono loro che dicono che uno si deve “stare fermo e basta” e che non ha motivazioni sufficienti per agire cosi?
È vero, il fine non giustifica i mezzi, e anche se le occasioni fanno effettivamente l’uomo ladro, non si può dire che sia legittimo fare violenza a qualcun altro, anche se ci avesse provocato.
E allora perché in questo caso si può dire? Solo perché l’attivista era di destra?
Infine, non serve affermare che alcune posizioni di Kirk erano estreme.
Qui non si è capita una cosa: è morta una persona. E il fatto che credesse in una cosa piuttosto che in un’altra non modifica l’immoralità dell’atto.
Non è una questione politica, ma etica.
E questo è così vero che non avremmo avuto problemi a fare un articolo anche su un’abortista uccisa a causa delle sue (comunque aberranti) idee. L’immoralità dell’atto di uccidere rimane tale.
Da quando invece esprimere cordoglio significa canonizzare il defunto? Da quando significa essere automaticamente d’accordo con le sue idee?
Lo ripetiamo ancora una volta: a morire è stato prima di tutto un uomo, un padre. Prima ancora che un politico.
Non arretreremo, Charlie. Anche in tuo onore. In onore della tua vita strappata a noi così presto, ma ridonata attraverso l’impegno di chi porterà avanti il dialogo con gli studenti e le tante iniziative di confronto che avevi aperto (a proposito di “estremismi” e “idee estreme”).
Avanti tutta, cristiani. Senza paura e nella Verità di sempre.
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