“OTA BENGA” L’ANELLO DI CONGIUNGENZIONE MAI ESISTITO

Ota Benga – Fonte Liberty Champion

Dallo zoo di New York alla mostra di Saint Louis, il congolese Ota Benga venne ripetutamente esposto come sicuro anello di transizione fra l’Uomo e la Scimmia. Dormiva nella gabbia dei Primati, i visitatori gli gettavano le noccioline, la Società Antropologica di New York non aveva dubbi sul suo valore scientifico; del resto gli avevano limato i denti per renderlo più

simile ad un animale…tutto lecito, sia chiaro, bisognava pur aiutare le persone a comprendere che Charles Darwin aveva proprio ragione.

Grazie a varie proteste, l’uomo venne liberato e godette di un certo inserimento sociale. Volle però ritornare in Africa, ma l’impossibilità del viaggio, dovuta allo scatenamento della Prima Guerra Mondiale, lo indusse al suicidio… era il 20 marzo 1916.

Ovviamente, non è mai esistito alcun ‘ominide’; parola inventata per plasmare il pensiero delle persone, per fargli credere come vera una sceneggiatura totalmente immaginata, integralmente ideologica, non scientifica.

Tutti i reperti ritrovati appartengono a scimmie o a uomini di differente etnia/razza…creature ormai estinte, ma solo Primati non umani o Uomini al 100%.

Non esistono ancora oggi diverse etnie/razze di uomini? Certo. Poniamo accanto le foto di un aborigeno australiano e di un uomo caucasico, oppure quelle di un nero africano e di un  eschimese … non troveremo delle differenze? Ovviamente si, anche più rilevanti di quelle esistenti fra i protagonisti delle ipotetiche linee evolutive umane, quelle che, a dispetto di ogni logica scientifica, rappresentano l’Uomo evoluto da un essere scimmiesco.

Ota Benga, Fonte Juanma Sánchez Arteaga

Per spirito democratico, diamo però spazio a famosi scienziati e divulgatori convintamente evoluzionisti:

“Prendere una linea di fossili e pretendere che rappresenti una linea di discendenza non è un’ipotesi scientifica che può essere testata, ma un’asserzione che ha la stessa validità delle favole della buona notte” (Henry Gee) –

“I criteri di classificazione riflettono necessariamente i modelli che i paleontologi desiderano provare” (A.C. Wilson e R.L. Cann) –

“Nessuna specie fossile di ominide può essere stabilita come nostro diretto antenato”(Richard Lewontin) –

“Nessuno pone veramente fiducia in alcun albero genealogico umano” (Donald C. Johanson) –

“Il percorso evolutivo conducente all’Uomo si potrebbe rappresentare con un gigantesco punto interrogativo(Richard Leakey).

Com’è dunque possibile che si creda ancora alla fiaba dell’Uomo evoluto da un animale? A causa delle continue censure, mezze verità, falsificazioni alle quali siamo sottoposti da decenni.

Ota Benga Marker – La lapide che a Lynchburg, in Virginia, ricorda la dolorosa storia di Ota Benga

Il professor Jerry Bergman ne ha raccontate numerose, ma il suo libro (Le falsificazioni, le frodi e gli errori dell’evoluzione), presentante oltre 300 pagine, e ovviamente non tradotto in italiano, non troverà spazio nella più generale divulgazione, così le persone crederanno sempre a dei fatti ormai riconosciuti, a certi livelli accademici, come assolutamente falsi.

Un esempio fra mille, anzi fra diecimila; a circa un secolo di distanza dalla vicenda di Ota Benga, i divulgatori di New York hanno voluto ribadire di quale sapienza è intessuta la loro scuola culturale, riportando al Museo di Storia Naturale della città questa scritta:

“Osservando da vicino la base della colonna vertebrale si trova l’osso della coda, da tre a cinque vertebre fuse insieme. Non ha alcuno scopo, ma ci ricorda che gli umani sono discendenti da animali ancestrali con le code”.

Ovviamente, non esiste alcuna ‘coda’, tant’è vero che le ossa terminali della colonna vertebrale posseggono più di una funzione, non a caso sono collegate a muscoli e tendini, e il coccige delle donne è più flessibile e meno curvato rispetto a quello degli uomini, al fine di favorire il parto.

Del resto – come ho scritto nel volume Einstein cancella Darwin. L’evidente falsità dell’Evoluzionismo – a tale sistema teorico non serve vincere in ambito scientifico, ma nella società. Il suo autentico campo di battaglia non è il laboratorio o le Scienze Naturali, ma la mente delle persone.

È stato così sin dall’inizio, da quando Darwin ha coniato (o copiato) la teoria – da quando il suo amico Charles Lyell ha lavorato per ‘imporre’ un tempo geologico assai lungo, senza il quale l’evoluzione non può essere nemmeno immaginata – da quando altri suoi amici, fra i quali Thomas Huxley, hanno fondato e influenzato riviste, associazioni ed università per sostenerlo e censurare i critici.

Fra quest’ultimi, almeno in certa parte, troviamo persino Alfred Wallace, il primo ideatore del Darwinismo, pubblicamente critico verso le concezioni antropologiche di Charles Darwin, tanto che questi gli rispose assai allarmato:

“Spero che non abbiate del tutto assassinato la vostra e mia creatura”.

Speranza ben riposta quella di Charles, infatti, con decine di migliaia di guardie del corpo, stile professionisti di New York, la sua teoria continuerà a sopravvivere per numerosi secoli, fondamentale feticcio di una dirigenza occidentale che non vuole abbandonare il più ridicolo materialismo.

QUI l’articolo intero

BIBLIOGRAFIA

Jerry Bergman, Evolution’s. Blunders, frauds and forgeries, Creation Book Publishers, Powder Springs 2018.

Jonathan Sarfati, Confutare l’Evoluzione, Edizione AISO, Cinisello Balsamo, 2009.

Maurizio Blondet, La disfatta evoluzionista, Effedieffe, Proceno 2012

Christian Peluffo, Einstein cancella Darwin. L’evidente falsità dell’evoluzionismo, Youcanprint, Lecce 2025

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