
Antifona
Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi,
l’hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato,
non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti.
Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da’ gloria al tuo nome, Signore,
fa’ con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia. (Dn 3,31.29.43.42)
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della XXVI Domenica del Tempo Ordinario – ANNO C – 28 Settembre 2025
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell’arpa, come Davide improvvisano su strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei dissoluti» (Amos 6,1.4-7).
Amos – profeta ai tempi del re Geroboamo II d’Israele, intorno al 760-750 a.C. – descrive le attività dell’alta società di Samaria, denunciando l’ingiustizia sociale, la corruzione morale e l’ipocrisia religiosa.
«L’orgia» è una tavola n. 3 tratta da «A Rake’s Progress», il secondo ciclo con cui William Hogarth, attraverso una serie di dipinti e incisioni, realizzati tra il 1733 e il 1735, esplora i fallimenti morali della società inglese del XVIII secolo. Questa serie di opere, che ottenne un enorme successo, in breve si diffuse in tutta Europa e, in Germania, trovò un ampio commento da Georg Christoph Lichtenberg, alla fine del XVIII secolo. Questo filosofo e anglofilo scrisse una lunga e dettagliata interpretazione della tavola affermando, tra l’altro:
«Ecco un giovane che riposa in una locanda. Che si tratti di un bordello naturale o di uno creato improvvisando, non lo so. Non importa; ma probabilmente è quest’ultimo. Con i soldi, si può trasformare qualsiasi stanza di Londra in qualsiasi cosa: una biblioteca, una pinacoteca, un museo o un harem, e tutto in breve tempo. Eccolo lì seduto, o quel poco che resta di lui; anzi, molto poco. Dei sei sensi che ha portato con sé, non ne rimane quasi nessuno, e i resti di quelli che non sono completamente scomparsi non valgono nemmeno la pena di essere menzionati. I suoi vestiti, come le sue membra, gli pendono larghi intorno e addosso, obbedendo semplicemente alle leggi di gravità. Il suo calzino sinistro ha già raggiunto il punto più basso, e al primo strappo, i suoi pantaloni seguiranno l’esempio, e poi presumibilmente il signore stesso dopo di lui. A quanto pare, è effettivamente già sopravvissuto a una breve lotta con le leggi di gravità, durante la quale la sedia dietro di lui gli ha spezzato la schiena. Che beatitudine in questo volto! L’intero pietoso residuo di linguaggio dei segni che ancora aleggia attorno a queste labbra sembra semplicemente raccolto per rendere l’osservatore comprensibile all’indescrivibile beatitudine dell’insensatezza».
Così Arthur Rimbaud conclude «L’orgia parigina» (1871):
«- Società, tutto è ristabilito: – le orge/ piangono il loro rantolo antico negli antichi lupanari:/ e i gas in delirio, contro le mura rosse,/ fiammeggiano sinistri verso gli azzurri smorti!».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.