
Si discute molto in questi giorni riguardo al tema dell’eutanasia: giornali allineati alla narrazione ufficiale titolano e diffondono statistiche a caso e sembra, a detta loro, che sia necessaria, o addirittura irrinunciabile, una legge che regolamenti e favorisca la libertà di scelta in tema di vita.
È lo stesso copione che si ripete ogniqualvolta si affrontano temi etici
e bioetici, dall’approvazione del divorzio all’introduzione della legge 194 in tema di aborto, sino ad arrivare oggi a pretendere di porre fine alla vita che, come dovremmo sapere, è un bene indisponibile.
Eppure, la direzione sembra quella di andare ancora una volta verso l’approvazione di qualcosa di impensabile, di inaccettabile, qualcosa che grazie alla solita finestra di Overton sta divenendo per alcuni auspicabile e necessario.
Tuttavia sarebbe sufficiente avere un po’ di senso critico ed un briciolo di memoria per riconoscere dove si annida il male.
La memoria ha le gambe corte?
Aiuta altri a capirne di più e fai girare questo messaggio ora!
Basterebbe prendere ad esempio l’aborto in Italia ed osservare le statistiche a partire dal 1978, anno di approvazione della legge 194, fino ad oggi per comprendere che, una volta aperta una porta, tutto passa inevitabilmente ed il flusso diventa inarrestabile. Da Wikipedìa si rileva che
“dal 1978 al 2022 sono stati effettuati in Italia quasi 6 milioni di aborti, con un totale di 5.987.323 interruzioni volontarie di gravidanza (IVG), di cui 64.703 solo nel 2022.”
senza tralasciare il fatto che il numero complessivo conteggiato di aborti riguarda solo quelli chirurgici e non quelli effettuati con pillole abortive.
Considerata la fonte, possiamo tranquillamente supporre che questo sia un dato probabilmente di gran lunga sottostimato.
Cosa ricordiamo del fine vita?
Anche in tema di fine vita, la stessa Wikipedìa ci informa che nei Paesi Bassi si sono registrati 9.958 casi di eutanasia nel 2024 in forte aumento del 10% rispetto ai 9.064 del 2023.
Al contrario di coloro che giustificano tale pratica portando esempi di casi estremi, è innegabile quanto sia in forte aumento il numero di coloro che hanno scelto ed ottenuto l’eutanasia per ragioni psichiatriche.
Anche in Italia sono aumentate notevolmente le richieste di informazioni sul fine vita e dal 1998 al 2020 159 italiani si sono rivolti all’associazione svizzera Dignitas per chiedere aiuto per morire (con un picco nel 2020, in cui si sono contati 14 casi).
La scia dei paesi piloti
Si vuole quindi introdurre una legge per far sì che il numero di persone che ricorrono a pratiche eutanasiche possa aumentare seguendo la scia di paesi “pilota” come Svizzera e Paesi Bassi.
A Settembre il convegno a Bergamo
Per approfondimenti, il 12 settembre 2025 in provincia di Bergamo è stato organizzato un interessantissimo convegno.
Abbiamo notizia che molte associazioni si stanno organizzando per informare adeguatamente in merito a questo importante tema, ed anche le coraggiose “Sentinelle in Piedi” torneranno in piazza a vegliare.
Vi terremo aggiornati sulle prossime iniziative.
I Cattolici che fanno?
Il dolore più grande però è quello di constatare come queste pratiche vengano accettate e condivise anche da molti cattolici.
Quanto tempo ci vorrà prima che l’eutanasia venga accettata e condivisa anche da coloro che vanno la domenica a Messa?
Se consideriamo i discorsi possibilisti e la tendenza ad accettare tutto ciò che ci viene propinato come “best interest”, possiamo pensare che siamo già a buon punto …siamo già abbastanza “bolliti” (cit. metafora della rana bollita di Noam Chomsky)
Giovani e verità
Eppure c’è ancora una fiammella accesa, c’è ancora quella ricerca di trascendente in una parte di giovani, c’è ancora un baluardo di difesa della Verità. Sarebbe solo necessario formare su questi temi le nuove generazioni.
Oggi assaliti più che mai dalla cultura della morte e da una visione pessimistica della realtà si fa molta fatica a trasmettere e recepire concetti positivi. Per noi con i capelli bianchi è quasi impossibile.
Aiutiamo allora le future generazioni a comprendere che la soluzione ad una disperazione o ad un grande dolore non può essere la morte, così come ad una gravidanza indesiderata non può essere un aborto, ad un matrimonio difficile non può essere un divorzio.
Solo considerando la vita come un dono si può apprezzarla sino all’ultimo respiro.
L’autodeterminazione non è un’opzione.
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