Antifona
O Dio, nostra difesa,
guarda il volto del tuo consacrato.
Per me un giorno nel tuo tempio
è più che mille altrove. (Cf. Sal 83,10-11)
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della XX Domenica del Tempo Ordinario – ANNO C – 17 Agosto 2025
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«In quei giorni, i capi dissero al re: “Si metta a morte Geremia, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male”. Il re Sedecia rispose: “Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi”. Essi allora presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremia con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremia affondò nel fango. Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: “O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremia, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città”. Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: “Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia”» (Geremia 38,4-6.8-10).
Le profezie di sventura proclamate da Geremia durante l’assedio di Gerusalemme, contrariano gli ufficiali che riescono ad ottenere dal re il permesso di gettare il profeta in una fossa fangosa. Dopo un po’ di tempo, l’ufficiale etiope, Ebed-Mèlec, preoccupato per la sorte di Geremia, chiede al re Sedecia il suo rilascio. Il re acconsente e il profeta è riportato in sicurezza.
L’incisione «Geremia tirato fuori dal pozzo profondo», come sta scritto in lingua olandese, in basso a destra, è tratta dal libro «Bybel – Prinsten», stampato da Gillis Joosten ad Amsterdam nel 1659 per far conoscere le numerose «Icones Biblicæ», secondo quanto si legge nel frontespizio.
La scena presenta, sulla sinistra, il profeta che sta emergendo dal pozzo, – dove era stato gettato per aver profetizzato la rovina di Gerusalemme – grazie a coloro che con le braccia e con le corde stanno obbedendo all’ordine dato dal re a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremia dalla cisterna prima che muoia».
Nell’incisione, il fatto biblico accaduto intorno al 700 a. C., è contestualizzato forse nella città di Amsterdam, identificabile dai suoi monumenti più importanti.
Dal libro «Bibbia e vocazione» (1983) del card. Martini, ecco la preghiera ispirata dalla vita del profeta Geremia:
«È sempre un rischio il tuo vangelo, Signore,/ donde il facile compromesso,/ la tua parola spuntata!/ O peggio, la nostra parola/ barattata come tua, Signore:/ per quanto siamo benvoluti/ da tutti i benestanti,/ e i tuoi poveri invece/ ancora e sempre più delusi e soli:/ Signore, purifica le nostre labbra/ con il carbone infocato/ prima che osiamo dire: parola di Dio!/ Amen!».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.
