Si sta parlando ormai da mesi delle nuove Indicazioni Nazionali 2025, fortemente volute dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dal Ministro Giuseppe Valditara.
Quante polemiche inutili furono promosse e ben diffuse da parte di
non pochi, spostando l’attenzione del pubblico dalle effettive proposte del Ministero, delle Commissioni e degli specialisti coinvolti, impedendo di fatto un’accoglienza intellettualmente serena dei motivi della riforma, contestandola fin da prima che venisse pubblicata la prima bozza.
Prime battute
Sul nostro Blog, decidemmo di dare spazio alle nuove Indicazioni 2025 confrontandole con le Indicazioni 2012 alle quali riconosciamo non poco pregio. È nostro stile, infatti, cercare di riconoscere il vero, il bello e il buono ovunque si trovino, anche in un campo avverso, cosa che le Indicazioni 2012, comunque, non vollero di per sé essere e crediamo non furono.
Ci prodigammo nell’ intento fin dalla trasmissione “In altre parole”, andata in onda su LA7 il 18 Gennaio c.a., in cui, pur criticando alcune espressioni del Prof. Vecchioni, ne apprezzavamo, come anche altre volte, il suo valore [cf GENITORI AIUTO! UNA NUOVA RIFORMA DELLA SCUOLA?].
La Professoressa Loredana Perla chi è
Oggi, vogliamo parlare della Prof.ssa Loredana Perla, una delle principali attrici della Riforma 2025, dalla quale abbiamo ottenuto disponibilità a divulgare suoi interventi tramite il nostro Blog. La ringraziamo per la sua disponibilità.
Chi è la Professoressa dell’Università di Bari Aldo Moro, “Coordinatrice di una Commissione di studio delle Indicazioni nazionali e delle Linee guida relative al primo e al secondo ciclo di istruzione”?
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, on. Giuseppe Valditara, con Decreto del 18 marzo 2024, ha affidato alla prof.ssa Loredana Perla, Direttrice del Dipartimento ForPsiCom, il Coordinamento di una Commissione di studio composta da esperti di comprovata qualificazione scientifica e professionale con l’obiettivo di elaborare e formulare proposte volte alla revisione delle Indicazioni nazionali e delle Linee guida relative al primo e al secondo ciclo di istruzione. [cf QUI]
Si tratta di un compito intellettuale complesso in un momento in cui le scuole sono chiamate ad abbracciare sfide sociali, culturali e interculturali di grande impatto (intelligenza artificiale, migrazioni, nuovi saperi in un mondo che cambia).
La prof.ssa Perla è una pedagogista della scuola, allieva di Cosimo Laneve, Elio Damiano, Cesare Scurati. Direttrice del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione per il quadriennio accademico 2022-2026. Delegata del Rettore alla didattica dei tirocini formativi attivi (TFA) e alla formazione degli insegnanti, Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
Ha progettato e realizzato il Centro DidaSco – Servizi per le didattiche scolastiche e lo sviluppo professionale degli insegnanti. [QUI]
Proprio la direzione di questo Centro di alta ricerca sulle possibilità dell’intelligenza artificiale in relazione alla scuola ed alla formazione a diretto contatto con docenti ed allievi è stata fondamentale nella scelta del Ministero che la vede al crocevia tra nova et vetera, al fine di acquisire quei contributi tecnologici in armonia con il patrimonio umanistico.
Ecco una significativa interista sulla ricerca al Centro DIDASCO
“Loredana Perla è direttrice del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione e ordinario di Didattica e Pedagogia speciale presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
È la referente italiana dell’ISATT (International Study Association on Teaching and Teachers) e del Reseau Ideki (Information – Innovation – Didactiques – Documentation – Education – Knowledge – Ingénierie). Dirige l’unità di ricerca “E-learning e promozione della salute” nel Citel (Centro di Telemedicina) dell’Università di Bari.
Ha coordinato, insieme ad Ettore Felisatti, il gruppo di lavoro Anvur sul “Riconoscimento e valorizzazione delle competenze didattiche della docenza universitaria” che ha portato alla redazione delle relative Linee guida nel 2023.
È coordinatrice del TLC di Uniba per il faculty development con specializzazione sulla formazione dei faculty developpers.
Delegata del Rettore per la formazione degli insegnanti, è responsabile scientifico di DIDASCO, Centro Servizi per le didattiche scolastiche e lo sviluppo professionale degli insegnanti e ne ha ideato il modello formativo.
Ha fondato nel 2023 in Uniba il dottorato associato Lediel (Leadership, empowerment and digital innovation in education) per la formazione alla leadership accademica.
Dirige master e corsi di perfezionamento per la formazione di dirigenti tecnici e scolastici della scuola, oltre che short master per la formazione in servizio degli insegnanti.
È Vincitrice del Premio Italiano di Pedagogia.
Dirige la collana “Didattizzazione” per i tipi della Franco Angeli.
È coordinatrice nazionale dell’Osservatorio per la formazione degli insegnanti della SIRD ed autrice di oltre 400 pubblicazioni sui temi della formazione degli insegnanti, della valutazione e valorizzazione della docenza scolastica e universitaria, delle applicazioni dell’AI in ambito didattico ed educativo. QUI
Proponiamo di conoscere la Professoressa Loredana Perla anche in alcuni passaggi dell’ intervista:
“Loredana Perla: indicazioni nazionali in arrivo, con modifiche. Ecco quali”
[Dall’Intervista a cura di Alessandra Ricciardi su ItaliaOggi del 29/04/2025. Il testo completo, molto interessante, e raggiungibile da QUI]
“I nuovi programmi per il primo ciclo, cioè dall’infanzia alle scuole medie, sono in dirittura d’arrivo. E conterranno alcune novità rispetto alla bozza preliminare su cui si è conclusa la consultazione pubblica, annuncia nell’intervista a Italia Oggi Loredana Perla […]. Perla, nel fare il punto sui lavori, risponde anche alle critiche di queste settimane: «Spesso strumentali. Queste nuove Indicazioni esprimono un punto di vista chiaro in cui non tutti possono riconoscersi. Da parte di qualcuno si tenta invece di screditare la Commissione. Si tratta di un circolo di radicali che definirei di un ‘piccolo mondo antico’, ovvero, fermo agli anni Settanta del Novecento».
Domanda. Sono trascorsi ormai più di quaranta giorni dalla pubblicazione della bozza delle nuove Indicazioni nazionali. Cosa è accaduto in questo tempo?
Risposta. Molte cose positive e qualcuna negativa. Fra le prime certamente la rinnovata, costruttiva partecipazione delle società scientifiche, del mondo associazionistico e sindacale già audito nella prima fase di raccolta dei materiali di base e delle scuole. Sono arrivate numerose osservazioni anche da singoli insegnanti, alcune molto puntuali, mirate su brani o concetti della bozza. Il tutto è all’attenzione delle sottocommissioni che stanno lavorando per restituire al più presto la versione finale del testo al Ministero. Siamo ormai in dirittura.
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D. Cosa cambierà per i docenti?
R. Con queste nuove Indicazioni nazionali gli insegnanti potranno progettare con maggiore facilità i curricula di istituto senza le commistioni ambigue fra conoscenze, obiettivi generali e obiettivi specifici. Ogni costrutto è stato valorizzato per il significato che gli è proprio. In più le conoscenze suggerite costituiranno una traccia utile in un tempo di information overload che rischia di far perdere la rotta di ciò che è davvero importante far apprendere agli studenti. La Commissione ha lavorato pensando alla crisi dell’istruzione, ma soprattutto in un’ottica di servizio e accompagnamento concreto al lavoro degli insegnanti.
D. E le cose negative accadute?
R. Mi riferisco a un fenomeno che, in quanto componenti di una Commissione tecnica, ci ha molto sorpreso, ovvero il tentativo di strumentalizzare il documento delle Nuove Indicazioni per fare lotta politica al governo. Un fenomeno del tutto avulso dal dibattito democratico in corso sulle Indicazioni che vede il confronto di opinioni e visioni diverse. Queste nuove Indicazioni esprimono un punto di vista chiaro in cui non tutti possono riconoscersi. Da parte di qualcuno si tenta invece di screditare la Commissione, si fanno dichiarazioni false, si stampano pubblicazioni che inneggiano alla disobbedienza civile. Si tratta di un circolo di radicali che definirei di un ‘piccolo mondo antico’, ovvero fermo agli anni Settanta del Novecento.
[…]
D. Lei ha parlato anche di dichiarazioni false. Può essere più precisa?
R. Queste Nuove Indicazioni si rifanno come le precedenti al paradigma della complessità e al personalismo pedagogico ma questi paradigma non vengono visti, solo perché, magari, non abbiamo citato Edgar Morin. Nelle Indicazioni si parla di cura del Pianeta, si parla di educazione alle relazioni, si parla di integrazione fra le discipline: cos’altro sono queste traiettorie di lavoro didattico se non un richiamo al pensare complesso? Ho letto una intervista in cui un pedagogista dichiara che la visione di valutazione delle nuove Indicazioni è classificatoria e mirata all’aspetto sommativo, non tanto a quello formativo. Mi chiedo se sia stato letto bene il paragrafo sulla valutazione: c’è scritto l’esatto contrario di quello di cui siamo accusati.
D. Una delle accuse è che le nuove Indicazioni sarebbero improntate alla paura: paura dell’IA, paura delle relazioni, paura del corpo.
R. Questi sono stantii stereotipi sessantottini superati dal tempo e smentiti dalle Indicazioni. Alle relazioni, per esempio, la Commissione ha dedicato un intero paragrafo in premessa, peraltro assente nelle precedenti. Perché non è stato ‘visto’? La percezione è che manchino argomenti veri, di merito in queste critiche.
D. Contestata nel merito è la scelta di mettere l’Occidente alla base della storia nelle Nuove Indicazioni. Cosa risponde ai critici?
R. Rispondo invitandoli a sfogliare i manuali scolastici di Paesi come la Francia o l’Inghilterra. Insistono sulla storia nazionale e sulla formazione alla cultura dell’Occidente che, come ha sottolineato più volte il Ministro Valditara, valorizza la libertà, la democrazia e la centralità della persona, pilastri della nostra civiltà. Insegnare questi valori è facilitare l’integrazione interculturale ed è il modo corretto di impostare il curricolo: prima si studia il vicino e poi si allarga lo sguardo sul lontano. Non lo dice il governo di destra ma Comenio, il primo didatta della storia.

