Introibo
L’11 febbraio 2013 papa Benedetto XVI in occasione del Concistoro per la canonizzazione dei martiri d’Otranto uccisi il 14 agosto 1480 dai Turchi per aver rifiutato la conversione all’Islam proferì il discorso di rinuncia al Ministero petrino:
Fratres carissimi, non solum propter tres canonizationes ad hoc Consistorium vos convocavi, sed etiam ut vobis decisionem magni momenti pro Ecclesiae vita communicem. Conscientia mea iterum atque iterum coram Deo explorata ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum.
Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando. Attamen in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto et quaestionibus magni ponderis pro vita fidei perturbato ad navem Sancti Petri gubernandam et ad annuntiandum Evangelium etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est, qui ultimis mensibus in me modo tali minuitur, ut incapacitatem meam ad ministerium mihi commissum bene administrandum agnoscere debeam. Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 20, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse.»
In lingua vernacola:
Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.
Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20.00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.
Quali motivazioni hanno indotto il Pontefice a dimettersi?
Da studioso del pensiero di papa Benedetto XVI al secolo Joseph Ratzinger e avendo conversato in persona con il segretario personale Sua Eccellenza Monsignor Gerog Ganswein, posso constare e ribadire che non vi fu alcuna cospirazione o sollecitazione circa le dimissioni di Sua Santità Benedetto XVI. Le cause furono l’avanzamento dell’età, congiunto al venire meno delle forze fisiche, dettate anche dall’insonnia, patologia che da tempo lo affliggeva.
Le dimissioni sono valide?
Il Codex Iuris Canonici del 1917 al canone 221 chiosa così:
La validità delle dimissioni del Pontefice non è condizionata o sottoposta all’assenso dei Cardinali o di altri.
Il Codice di Diritto Canonico del 1983 al canone 332 prevede che il papa possa rinunciare liberamente al proprio ufficio, senza che nessuno debba accettare o vagliare questo gesto.
Sono palesi entrambi i canoni normativi, a diniego di quanti, in particolare giornalisti, reputano invalide le dimissioni di papa Benedetto XVI. Sua Santità Benedetto XVI ha rinunciato sia al ministerium, che al munus. Il ministerium è il servizio che il Vicario di Cristo compie alla Chiesa: esso trae origine da Cristo che è venuto per servire e dare la vita in riscatto per molti (cfr Mt. 20, 28; Mc. 10, 45). Il munus petrinum è il ruolo di responsabilità del Papa, quale successore di Pietro. Esso riguarda i pronunciamenti del Magistero e la difesa del Depositum Fidei. Anche codesto concetto è radicato nei Vangeli (Mt. 16, 18, 19). Si precisa che ministerium e munus sono tra loro correlati e non scissi. Il Sommo Pontefice rappresenta così la guida spirituale, la custodia della fede e il servizio di unità alla Chiesa. In riferimento a papa Benedetto XVI non vi è quindi alcuna sede impedita, come il suddetto più volte ha chiosato e l’elezione del suo successore e valida, dacché rinunciando al ministerium, Joseph Ratzinger ha rinunciato anche al munus.
Il Benevacantismo è atto irrazionale e di oltraggio verso Benedetto XVI
Il Benevacantismo o Benepapismo è una corrente che si è sviluppata in successione alle dimissioni di Jospeh Ratzinger secondo la quale papa Benedetto XVI non avrebbe rinunciato validamente al soglio pontificio per le seguenti questioni:
- 1. Nel discorso dello stesso redatto in latino vi sono errori grammaticali.
- 2. Ha rinunciato per le pressioni imposte da terzi circa il caso Vatileaks.
- 3. Si è dimesso per la presenza sempre più massiccia in Vaticano di lobby gay.
- 4. Si è dimesso per la corruzione interna alla Ior.
I fautori di suddetta corrente mediante tali effimere teorie danneggiano ancora oggi un Pontefice così sublime come Benedetto XVI strumentalizzando la sua persona, i suoi pronunciamenti e infierendo piaghe alla sposa di Cristo. Nel 2016 lo stesso Benedetto XVI mediante il manoscritto “Ultime Conversazioni” a cura di Peter Seewald ha posto in risalto che le dimissioni vennero compiute in totale spirito di libertà e i comportamenti moralmente deprecabili sia sul versante morale sessuale, che su quello economico, furono da lui combattuti già da Cardinale, affinché la Madre Chiesa venisse purificata da deplorevoli abusi eterogenei. Si arguisce che il benevacantismo è inservibile e anche sul fronte grammaticale, come affermano alcuni latinisti i termini munus e ministerium sono sostanzialmente sinonimi e lo stesso Benedetto XVI li ha utilizzati in modalità interscambiabile.
Pontefici che nella Storia della Chiesa hanno rinunciato all’ufficio di romano pontefice
Clemente I fu il primo Vicario di Cristo a dimettersi. La causa fu l’arresto e la condanna all’esilio da parte dell’Imperatore Nerva. La tradizione afferma che Clemente I venne gettato vivo nel Mar Nero con un’ancora legata al collo e così morì martire.
Ponziano si dimise perché condannato ad metalla, quindi ai lavori forzati, nelle miniere in Sardegna da Massimino il Trace imperatore barbaro, che ottenne la porpora imperiale solo grazie al consenso delle legioni. Egli non aveva neanche la cittadinanza romana e non fu neppure senatore. Verso i cristiani fu un vero tiranno. Egli promosse il culto di Mitra e la sacralità delle legioni. Massimino condannò anzitempo molti senatori cristiani ad metalla, come avvenne con papa Ponziano.
Anche in Oriente imperversò la persecuzione verso i cristiani, in Cappadocia e Siria infatti si verificarono fenomeni repressivi e alcuni vennero deportati in Pannonia. Altri Pontefici furono Silverio, Benedetto IX, Celestino V che Dante collocò nell’Antinferno tra gli ignavi, definendolo il papa che per viltà fece il gran rifiuto. Egli sostanzialmente era poco esperto di dinamiche pastorali e inoltre sottoposto alle continue ingerenze del re di Napoli Carlo II d’Angiò, tale da scegliere autonomamente di riprendere la vita ascetica, rinunciando al soglio pontifico. Altro papa fu Gregorio XII.