I VANGELI CANONICI DI FEDE & CULTURA

I Vangeli Canonici. Un’operazione editoriale coraggiosa ed utilissima per chi voglia accostare i Vangeli tenendo conto non solo delle più recenti scoperte in campo biblico, ma anche riconoscendo valore alla Tradizione della Chiesa nella traduzione di San Gerolamo.

Detta traduzione fu considerata di fatto ispirata a motivo della fedeltà ai testi ed alle lingue originali profondamente conosciute da San Girolamo e

sostenuta dalla piena adesione alla interpretazione delle Scritture secondo le dottrine dei Padri e della Chiesa.

Possiamo ben capire come, per chi crede e anela a conoscere la Parola del Signore e le parole in cui Essa si esprime, sia fondamentale disporre di un testo il più possibilmente esatto, compatibilmente con le imprecisioni di uno strumento umano quali le lingue umane non possono che essere.

San Gerolamo – Fonte Etsy.com

È noto che ogni traduzione è un “tradimento”, nel senso che per quanto una traduzione sia fedele non potrà mai equivalere in modo immediato e vivo alla od alle lingue originali tanto più ci si distanzi nel tempo dall’epoca in cui l’originale fu scritto. Ecco perché occorrono sempre nuove traduzioni, ma non tanto per avvicinarsi alla sensibilità del proprio tempo, quanto per accostarsi nel modo più vero alla sensibilità di quell’epoca e capire come farla cogliere dall’uomo del tempo presente.

Lavoro immane, delicato, di grandissima responsabilità essendo in questione non solo le parole degli uomini, ma parole umane che intendono riferire la Parola divina. Per questo, il testo originale, o tradotto, non può essere oggetto solo di interpretazioni umane, ma deve essere compreso all’interno del suo senso teologico mai temendo di sembrare desueti o contro la mentalità del mondo, giacché il Signore venne nel mondo e le tenebre non l’hanno accolto.

L’interpretazione non può prescindere dalla Fede e, per amore del pensiero del mondo più che all’ermeneutica, arrendersi alla mentalità del mondo giungendo, a volte, a capovolgere il senso del testo perché ritenuto troppo scomodo o non più ricevibile dal lettore moderno.

In definitiva, l’ultima parola non può essere dei biblisti, come in materia di Fede e Morale non può essere né dei teologi dogmatici, né dei teologi moralisti. Lo stesso vale per la teologia ascetico mistica, o per la liturgia, o per la teologia fondamentale ed apologetica, o per la agiografia (totalmente trascurata nella sua esigenza di testimonianza della Fede nell’esercizio delle virtù in grado eroico).

Adria. Famosa strada romana – Fonte https://adria.italiani.it/adria-e-le-strade-romane/

Nel IV sec. dell’era cristiana, soltanto il ceto istruito si esprimeva ancora in greco. Il latino era diventato la lingua ufficiale dell’impero romano. Le legioni romane lo imponevano in tutti i territori conquistati. Come tanti altri, i cristiani lo adottarono a loro volta, ed fu così che i loro scritti sacri, redatti in greco, furono compresi solo da una minoranza di fedeli. La Parola divina s’allontanò poco per volta dall’esperienza quotidiana dei credenti. Nel nord dell’Africa, per intere comunità l’accesso diretto al testo biblico fu possibile solo agli eruditi benché nella celebrazione i fedeli fossero comunque istruiti sulla Parola.

Alla fine del III sec., ci furono servitori di Dio pienamente coscienti di questa grave lacuna. Si intrapresero diversi tentativi di traduzioni bibliche in latino, senza però che alcune di esse risultassero esaurienti.

Damaso 1°, vescovo di Roma dal 366 al 384, espose il problema al suo primo segretario, Hieronymus, più conosciuto con il nome di Girolamo (332-420). Girolamo era un erudito che sapeva esprimersi perfettamente nelle lingue dei testi originali e al tempo stesso un uomo profondamente umile, che amava Dio e desiderava fare la Sua volontà vivendo in continuo ascolto della Sua Parola e colmo della Sua Grazia.

Si narra che dapprima Girolamo fosse riluttante di fronte alla proposta di tradurre la Bibbia nella lingua di Virgilio: «È un lavoro ingrato – disse – riuscirà solo a scontentare coloro che hanno pregiudizi e a suscitare il rancore di coloro che pensano che ignoranza e santità siano una cosa sola».

Girolamo aveva anche il coraggio delle sue opinioni. Egli seppe staccarsi in tempo dalle correnti filosofiche che trascinavano gli ecclesiastici dell’epoca e dalle diverse eresie che affliggevano la cristianità. Girolamo non soltanto si mise a tradurre i testi sacri, ma volle raddrizzare le tendenze e riportare i vescovi a pratiche più conformi alla dottrina biblica. Evidentemente, questo non piacque a tutti; si tramavano inganni intorno alla sua persona; lo si accusò di voler «giudaizzare» la Chiesa, riprendendo così il termine usato da Paolo nel rimproverare Pietro (cf. Galati 2:14). Alla morte di Damaso 1°, Girolamo avrebbe dovuto esserne il successore; fu esonerato da questa carica con  il vantaggio di lasciargli tutto il tempo necessario per la sua traduzione.

Nel 382 aveva iniziato il Nuovo Testamento. Nel 385, s’impegnò nella traduzione dell’Antico Testamento e a questo scopo si recò in Palestina al fine di consultare i dottori ebrei, specialisti del testo ebraico.

Girolamo era stato pregato di trascrivere la Versione greca dei settanta in latino. Dapprima, egli cercò di attenersi agli ordini ricevuti; poi, stanco di radunare frammenti che nessun «rattoppo» poteva migliorare, prese una decisione coraggiosa: quella di risalire alle sorgenti, traducendo l’Antico Testamento a partire dall’originale ebraico.

Betlemme, Grotta di San Gerolamo – Fonte terrasantatriveneto.it

Girolamo passò 19 anni a Gerusalemme. L’opera fu portata a termine nell’anno 405. Egli consegnava così alle future chiese d’Occidente un tesoro di grande valore: la Bibbia Vulgata latina. Tuttavia, essa non fu affatto apprezzata mentre il traduttore era ancora in vita. Allontanato da ogni responsabilità ecclesiastica, condusse vita penitente fino alla morte, avvenuta nel 420.

Gerolamo Muziano (?), 1550-1600

Le generazioni che seguirono rimasero tenacemente legate alle traduzioni latine anteriore a Girolamo, in special modo alla versione Itala (III o IV sec.); pochi si preoccuparono veramente della Vulgata, il cui valore fu riconosciuto pienamente solo nell’VIII sec. Da allora in avanti, la chiesa romana se ne fece la depositaria e la propagatrice; la Vulgata diventò la sua versione ufficiale; Girolamo fu canonizzato. Fino ai tempi moderni, il cattolicesimo approvò soltanto le traduzioni seguite sulla Vulgata. Così essa fu ricopiata migliaia di volte, fino al momento in cui Gutenberg, l’inventore dei caratteri mobili, riservò alla Bibbia latina di Girolamo l’onore di essere il primo libro stampato (1456).

Al Concilio di Trento (1546-1563) le autorità ecclesiastiche riunite ratificarono l’esclusività della Bibbia Vulgata come versione ufficiale della chiesa romana. Ecco perché, nonostante le più recenti acquisizioni nello studio delle lingue dell’epoca, la traduzione di San Gerolamo, confrontata con le versioni più antiche, non potrà mai essere trascurata, pena il rischio di staccarsi dalla tradizione della Chiesa nella lettura delle Scritture.


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Autore: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.