Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Prendete il mio giogo sopra di voi, dice il Signore,
e imparate da me, che sono mite e umile di cuore. (Mt 11,29ab)
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura della XXII Domenica del Tempo Ordinario – ANNO C – 31 Agosto 2025
Di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore. Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti. Perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato. Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio, perché in lui è radicata la pianta del male. Il cuore sapiente medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio» (Siracide 3,16-20.28-29).
Il libro del Siracide, scritto intorno al 180 a.C., tratta qui del valore dell’umiltà e della lotta alla presunzione.
«Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore». La persona umile, infatti, non cerca dagli umani né gloria né riconoscimenti in quanto è consapevole che la grandezza autentica è, innanzitutto e sempre, di trovare grazia agli occhi del Signore. L’umile, di conseguenza custodisce con cura nel cuore, la consapevolezza alimentata dalla meditazione della Parola che Dio continua a donare nella pienezza del suo amore.
La «Superbia» fa parte della tavola dei «Sette peccati capitali», dipinta da Hieronymus Bosch tra il 1505 e il 1510. L’opera, conservata al Museo Nazionale del Prado, è stata creata per fare memoria a tutti che l’inferno è il destino di coloro che si allontanano da Dio. Lo confermano i quattro piccoli medaglioni disposti in corrispondenza degli angoli della tavola, con la rappresentazione di Morte, Giudizio Universale, Inferno e Paradiso. La parte centrale della tavola è formata da un grande cerchio, con al centro il Cristo, raffigurato mentre emerge dal sepolcro quale l’Uomo dei dolori che veglia sulle persone, come indica l’iscrizione latina: «Cave cave d[omin]us videt» (Attenti, attenti, Dio veglia). Sull’anello esterno, diviso in segmenti, Bosch dipinge i Sette Peccati Capitali, identificabili da un’iscrizione. La «Superbia» è rappresentata come una donna all’interno di una stanza casalinga mentre, compiaciuta, si guarda allo specchio sorretto da un diavolo e inserito sull’anta dell’armadio.
L’«Umiltà che eleva» è una poesia di Lao Tzu tratta dal libro «Tao Te Ching». «Se ti pieghi ti conservi,/ se ti curvi ti raddrizzi,/ se t’incavi ti riempi,/ se ti logori ti rinnovi,/ se miri al poco ottieni/ se miri al molto resti deluso.// Per questo il santo preserva l’Uno/ e diviene modello al mondo./ Non da sé vede perciò è illuminato,/ non da sé s’approva perciò splende,/ non da sé si gloria perciò ha merito,/ non da sé s’esalta perciò a lungo dura.// Proprio perché non contende/ nessuno al mondo può muovergli contesa./ Quel che dicevano gli antichi:/ se ti pieghi ti conservi,/ erano forse parole vuote?/ In verità, integri tornavano».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.
