“Fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore”

«Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore. Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti. Perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato. Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio, perché in lui è radicata la pianta del male. Il cuore sapiente medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio» (Siracide 3,16-20.28-29).

Il libro del Siracide, scritto intorno al 180 a.C., tratta qui del valore dell’umiltà e della lotta alla presunzione.
«Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore». La persona umile, infatti, non cerca dagli umani né gloria né riconoscimenti in quanto è consapevole che la grandezza autentica è, innanzitutto e sempre, di trovare grazia agli occhi del Signore. L’umile, di conseguenza custodisce con cura nel cuore, la consapevolezza alimentata dalla meditazione della Parola che Dio continua a donare nella pienezza del suo amore.

La «Superbia» fa parte della tavola dei «Sette peccati capitali», dipinta da Hieronymus Bosch tra il 1505 e il 1510. L’opera, conservata al Museo Nazionale del Prado, è stata creata per fare memoria a tutti che l’inferno è il destino di coloro che si allontanano da Dio. Lo confermano i quattro piccoli medaglioni disposti in corrispondenza degli angoli della tavola, con la rappresentazione di Morte, Giudizio Universale, Inferno e Paradiso. La parte centrale della tavola è formata da un grande cerchio, con al centro il Cristo, raffigurato mentre emerge dal sepolcro quale l’Uomo dei dolori che veglia sulle persone, come indica l’iscrizione latina: «Cave cave d[omin]us videt» (Attenti, attenti, Dio veglia). Sull’anello esterno, diviso in segmenti, Bosch dipinge i Sette Peccati Capitali, identificabili da un’iscrizione. La «Superbia» è rappresentata come una donna all’interno di una stanza casalinga mentre, compiaciuta, si guarda allo specchio sorretto da un diavolo e inserito sull’anta dell’armadio.

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Autore: Libertà e Persona

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