Perseverano taluni giornalisti e saggisti con le pretese di voler legiferare in materia teologico-liturgica, senza però possedere le adeguate capacità per potersi esprimere nelle modalità più consone alla questione. Si proferiscono così conversazioni strumentali, di cui la Chiesa non ha bisogno.
Il Vetus Ordo Missae non deve divenire una forma politica
Una delle imperfezioni che i pastori d’anima detengono è la lacunosa conoscenza teologica e in codesto frangente liturgica. La liturgia è la massima congiunzione tra l’orante e il trascendente. Suddette lacune sono dettate inoltre dalla mancanza di interesse, così da condurre certuni esponenti come scrittori, redattori e giornalisti, seppur con intento propositivo, a esprimere sentenze in riferimento alla limitazione della Messa tridentina da parte del Pontefice scomparso. Come già redatto nel precedente articolo, la limitazione della celebrazione tridentina fu atto audace voluto anche da determinati collaboratori dell’allora papa Francesco, ma non deve divenire un monito per contrastare intra la Madre Chiesa. Io stesso sono fautore e estimatore del rito di San Pio V e, da cristiano e in successione da studioso della teologia, esorto a non creare fazioni che possano nel tempo costituire gruppi di frangia i quali, se creano scissioni o tensioni irreversibili, conducono il Dicastero per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti ad attuare ulteriori limitazioni circa la celebrazione Eucaristica in rito Romano Antico.
Ogni cristiano è cooperatore della verità
Lungo il cammino terreno si è chiamati a esercitare e quindi praticare sia le virtù teologali, che cardinali, affinché l’io non sia bramoso di egocentrismo. In relazione alla questione da me sottoposta è necessario attuare la virtù cardinale della prudenza. La suddetta dispone l’intelletto ad un’analisi circostanziata del mondo e di quanto accade.
La prudenza- come definì Aristotele – è una forma di saggezza pratica (phronesis) dacché, adottando una modalità di azione retta che valuta ciò che è buono per l’uomo, conduce al bene. La prudenza – come affermò San Tommaso d’Aquino – è l’auriga virtutum che coordina l’intera persona quale soggetto agente.
La prudenza consente di agire per raggiungere un fine buono, con mezzi buoni.
La prudenza è l’opposto dell’inerzia, tipica di chi esercita una vita passiva.
La passività non appartiene al cristiano. Egli è chiamato ogni dì, in virtù del sé, ad agire anzitempo a favore della trascendenza divina.
Un agire certamente scisso da frivolezze e sempre subordinato all’archè, che è Dio. In corrispondenza, si ricorda che dal Battesimo si riceve anche il sacerdozio comune. Ogni credente quindi è chiamato a servire la veritas: Iesus Christus.
È vana l’azione di giornalisti nel sottolineare gli errori compiuti dal predecessore di papa Leone XIV sempre in relazione alla celebrazione in rito antico. Sarebbe fruttuoso se prendessero a modello il Cardinale Raymondo Burk il quale, con la mitezza che lo contraddistingue e lo zelo per la cura delle anime, ha chiesto al Pontefice Leone XIV di sopprimere le limitazioni imposte al Vetus Ordo Missae.
Il porporato da reale servitore del Depositum Fidei non ha ceduto alla mondanità dei discorsi, ma ha riposto il proprio io anzitutto in Dio e poi nel Vicario di Cristo in attesa di una valida e possibile soluzione. Si evince che l’atteggiamento da adottare è codesto. In relazione poi al Magistero di papa Francesco ogni credente è tenuto ad osservarlo; sarà l’attuale Pontefice, se lo reputerà fattivo, esprimersi ex Chatedra. Non si utilizzi per fini strumentali il glorioso patrimonio liturgico che è il Vetus Ordo Missae. Esso è stato limitato, ma non verrà meno. L’assidua presenza, anche di fasce giovanili, è segno pneumatologico della grazia. Bisogna che sia lo Spirito ad agire e non l’asservimento attuale, che è privo di fondamento teologico. Cooperare per la verità significa affidarsi ad essa attraverso la mediazione teologica e giuridica; significa non lasciarsi condurre dal sentimentalismo, che mai ha giovato alle situazioni umane.
Views: 0