“Io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace”


«Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l’amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto. Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni; succhierete e vi delizierete al petto della sua gloria. Perché così dice il Signore: “Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la pace; come un torrente in piena, la gloria delle genti. Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati. Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba. La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi”» (Isaia 66,10-14).

Il profeta annunzia ai delusi che sono ritornati dalla deportazione in Babilonia, un tempo in cui il Signore si fa vicino concretamente al suo popolo che si sente abbandonato, garantendogli pace e prosperità in cui tutti avranno lunga vita e abbondanza di beni.

Il testo, ricavato dalla terza parte del libro di Isaia, riguarda il futuro e la promessa di un nuovo Israele dove, attraverso il dono della Parola, rinascerà e si consoliderà il tempo della consolazione. Sarà infatti Gerusalemme il luogo in cui Dio personalmente avrà cura del suo popolo ancor più di come e di quanto una madre ama le sue creature.

Il dipinto ad olio su tela, dal titolo «Pace», è opera di Giuseppe Mentessi, creato e presentato nel 1907 alla Biennale di Venezia, e ora esposto al Museo dell’Ottocento, nelle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea che hanno sede nel Palazzo Massari di Ferrara.

La scena descrive in primo piano una giovane vestita di bianco intanto che, alle prime ore dell’alba, in profonda contemplazione, e con un fascio di fiori tra le braccia, cammina dolcemente in un campo, dove in parte si notano delle tombe, a ridosso di un lago.

L’artista sollecita la riflessione di tutti, presentando in stile divisionista, un’intensa trasposizione allegorica della «Pace».

Wisława Szymborska, poetessa polacca, 1923-2012

La poesia «Pace», tratta dalla raccolta «Canzone nera», è stata scritta nel 1945 dalla polacca Wisława Szymborska.

«Precederà i comunicati la gioiosa sirena dei cuori./ Più veloce della luce è la notizia,/ più veloce della notizia la fede.// Nelle grida, nei discorsi, nei canti/ parole tutte deludenti,/ tranne una: Finalmente./ Cieche fin qui le notti di città/ lanceranno segnali al cielo/ su fino agli astri/dell’immensità.// Il lutto strappato alle finestre/ sarà calpestato dai passanti/ che avanzano disposti in schiere./ Altri correranno fuori di casa/ per porgere con una rapida stretta di mano/ ai loro cari, a chiunque per strada,/ la verità come una cosa/ che l’uomo ha portato alla terra/ PACE, non spada».


don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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