
Sono trascorsi dieci anni dalla nascita al cielo (11 luglio 2015) del Cardinale Giacomo Biffi Arcivescovo di Bologna dal 1984 al 2003. Fu in unione con papa Benedetto XVI la più grande intelligenza teologica della Chiesa dell’ultimo secolo. È grazie all’apporto dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger e in collaborazione di Giacomo Biffi se il cristocentrismo è stato riposto al centro della dissertazione teologica. Cristo ricorda Biffi è il fulcro del cosmo, l’archè della storia.
Giacomo Biffi un Cardinale dogmatico?
Sua Eminenza più volte ha posto in risalto l’importanza della formazione teologica dei seminaristi, affinché possano divenire reali evangelizzatori, la cui primaria forma si attua nella celebrazione eucaristica. In riferimento il porporato milanese ricorda come l’Arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster celebrando i solenni pontificali, lasciava trasparire l’unica e fattiva essenza della celebrazione: Cristo Gesù. Nei gesti ricorda Giacomo Biffi, Schuster non era teatrale o inventivo, ma bensì concentrato sul trascendente, che negli atti propri del sacrificio diveniva immanente. Giacomo Biffi comprese che ogni chierico deve attuare tale atteggiamento, se vuole condurre a Dio le anime a lui affidategli. In riferimento Biffi sostenne che gli anni di preparazione teologica devono essere incentrati sullo studio prolungato della Teologia e sull’orazione silenziosa, affinché si possa divenire reali fautori di Cristo.
L’ecclesiologia in Giacomo Biffi
L’evangelista Mt. Al cap. 5, 14 – 16 esordisce:
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.
Sua Eminenza rifacendosi al Vangelo di Matteo è consapevole che i tempi post contemporanei tentano di sovvertire la dimensione dogmatica della fede cristiana. Biffi propone una riflessione concentrandosi su questa istanza: chi giova più al Regno? Coloro che si lasciano persuadere e fanno trasparire la Parola di Dio, in virtù della quale divengono luce per gli smarriti e per coloro che sono alla ricerca della verità. In riferimento è di fondamentale importanza il suo monito, che è anche il titolo di un manoscritto:
“Se Cristo è risorto ed è vivo cambia tutto”.
Giacomo Biffi denuncia l’errore, purtroppo frequente di ridurre la Sacra Scrittura a sola esclusiva lettura antologica, ove si adotta la Parola di Dio come ideologia. Il pacifismo ecclesiale, il pauperismo ne sono infatti degli esempi devianti, derivati da ideologie mondane prive di fondamenta. Il principe della Chiesa riponendo Gesù Cristo al centro della storia riafferma il suo ruolo e missione: la salvezza. Cristo nascendo si è chinato sulla miseria umana e come ben afferma Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi cap. 5, 21 si è fatto peccato, ossia ha addossato l’intera condizione umana attraverso l’evento della croce. La salvezza chiosa Giacomo Biffi non si riferisce a qualcosa dell’uomo o a qualche spazio dell’essere. La salvezza redime dai peccati, consentendo all’uomo di partecipare alla vita divina. Ecco che la salvezza non può ridursi alle sole attese umane, o ai dettami politico sociali. Certo il Vangelo rinnova anche la sfera pubblica e privata, ma non può essere ridimensionato a puro evento antropologico. Nel Vangelo si ode la parola di salvezza per il mondo.
Una vasta bibliografia
Giacomo Biffi è autore di numerose pubblicazioni teologiche, esegetiche, ma anche narrative. Ne è un esempio il manoscritto più apprezzato e dallo stesso redatto: “Detti non scritti. Ma scritti perché detti”. Tale testo oltre a narrare le esperienze da lui vissute a Venegono in seminario, a Milano e Bologna è una raccolta di scritti sull’umorismo. Egli sostiene che l’umorismo è una qualità di Dio. L’umorismo è poi contagioso, tale da coinvolgere anche i Cherubini e i Serafini che partecipando alle nostre pene, si ristorano dalla felicità eterna di Dio. Un testo dalla lettura scorrevole, che però consente di riflettere sul proprio cammino spirituale.
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