“Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare”

Hans Multscher, La discesa dello Spirito Santo, 1437, Berlino, altare, Musei nazionali.


«Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: “Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”» (Atti degli Apostoli 2,1-11).

Quando lo Spirito Santo scese sugli Apostoli, si stava celebrando la «Festa delle Settimane» che nel calendario ebraico diventa una celebrazione di ringraziamento a Dio. Il termine «Pentecoste» deriva dalla parola greca «Pentekostos», che si traduce con il numero «50», ad indicare che sono trascorse sette settimane dalla Solennità della Pasqua.
La tavola ad olio, «La discesa dello Spirito Santo» (1437), opera dello scultore e pittore tedesco Hans Multscher, fa parte delle «ali» dell’altare di Wurzach ed è oggi visibile ai Musei nazionali a Berlino. La scena mostra Maria al centro di un cerchio con i dodici apostoli, in una stanza chiusa, decorata con colonne e volte, simile a una cappella. Sopra di loro aleggia una delicata colomba, simbolo dello Spirito Santo che è effuso sopra le teste dei presenti con raggi a forma di piccole lingue di fuoco. Tutti i personaggi sono raffigurati con colori vivaci e dettagli molto curati e dalle espressioni di intensa meraviglia e profonda riverenza, alcuni con le mani giunte e altri con gli occhi al cielo.
Nella poesia «Luce e bellezza» (1926), l’autore Arturo Onofri così riflette: «Luce terrestre, in te vivo e confido!/ O nata in primordiale arte del Verbo,/ da un volersi-potenza, e crocefissa/ poi d’ostinate zolle e d’ossea pietra,/ tu, risorgendo in me dal tuo sepolcro,/ sei lo sprizzar d’incendio, onde il mio spirito,/ risollevato nel suo proprio cenno,/ incitando se stesso, inalza a volo/ la sua corporea salma e il sasso arcaico/ dei monti arcigni, ecco, risolti in luce».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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