
La domanda nasce da un utente, che su facebook ha posto un quesito sul rapporto tra L’ONNISCIENZA di Dio e la LIBERTÀ di agire dell’uomo, volendo a sua volta rispondere alla domanda di un suo amico: “Se Dio conosce le nostre scelte, allora che senso ha il nostro libero? Dio infatti sa già se io sceglierò di salvarmi o meno”.
RISPONDO:
Carissimo Mario,
provo a risponderti per punti:
Primo Punto
1. Il nostro concetto di tempo è relativo. Per noi queste sono categorie “assodate”. Ma noi sappiamo che in Dio non c’è tempo.
Quindi dire che “Dio prevede il mio futuro” è giusto nel senso che lo conosce, ma non è una previsione come la nostra che precede temporalmente un’azione che si compie, perché Dio è fuori dal tempo e Lui guarda tutto come in un eterno istante.
Già questo modifica di molto la nostra concezione di Prescienza di Dio rispetto alla nostra libertà perché non è paragonabile la modalità della conoscenza che l’uomo ha di qualcosa che accadrà, rispetto alla conoscenza che di Dio ha delle cose.
Sono aspetti diversi e le nostre categorie umane sono comunque limitate e insufficienti per scandagliare nel profondo questo mistero.
Chi abita il Paradiso può invece già comprendere questa dimensione, proprio perché vive fuori dal tempo e vive in Dio.
Quindi, riassumendo, il conoscere di Dio non è un semplice vedere prima del tempo, ma è un vedere e un conoscere in un istante eterno.
Secondo Punto
2. Conoscere non significa predeterminare. Dio ci guarda, è vero, ma guarda anche alla nostra libertà. Infatti le grazie divine le riceviamo o ne sentiamo gli effetti anche a seconda della nostra apertura di fede al Signore e di dove orientiamo la nostra libertà.
Dio infatti non determina le nostre scelte, ma piuttosto le accompagna o le può illuminare con la sua grazia, anche a seconda di come ci disponiamo.
Pensa ad una spina inserita in una presa: se la inserisci è lí che arriva la corrente.
Dunque, in base a ciò che tu scegli e a come ti disponi, Dio ti manifesta la Sua Provvidenza lí, in quel contesto, in quella scelta che hai fatto, e cerca di parlarti lí.
Se sei nel male e nel peccato, ti propone (senza costringerti) di uscirne fuori e di cambiare vita, e in ogni caso può trarre per te un bene maggiore anche da quel male che ha permesso che tu facessi, a beneficio dei suoi disegni misteriosi.
Dobbiamo poi ricordare che per coloro che amano Dio e credono in Lui “tutto concorre al bene” (Rm 8,28) anche le situazioni più spiacevoli, perché chi ha fede in Lui gode maggiormente della sua Presenza e del suo Amore che opera. Ma anche l’uomo di fede rimane libero di allontanarsi da questo Amore e da questi benefici.
La scelta di vivere con Lui, contro o senza di Lui è sempre tua.
Terzo Punto
3. È proprio nella libertà che l’uomo determina le proprie scelte e quindi questo non può andare insieme ad una predeterminazione coercitiva che viene dall’ “esterno” e che quindi non esiste da parte di Dio.
Quarto Punto
4. Se dobbiamo essere ancora più precisi, Dio non conosce solo il “futuro” ma anche il “futuribile“, e cioè ciò che sarebbe successo se noi avessimo preso altre decisioni, e questo testimonia indubitabilmente che l’uomo ha un’ampia possibilità di scelta proprio perché ci sono ampie possibilità di realizzazione. Ma Dio non ha predeterminato la mia scelta. La conosce, la accetta, ma non mi costringe a nulla.
Quinto Punto
5. Proprio il fatto che nonostante il Signore conosca le scelte dell’uomo, gli permette di fare anche il male, è segno del libero arbitrio che gli ha lasciato ed è segno di ciò che l’uomo sceglie autonomamente, anche se va detto che Dio fa di tutto per condurci sulla via retta che porta all’eternità felice del Paradiso, come un genitore vero fa con i suoi figli, volendo per loro il maggior bene.
Dio lo fa da sempre, parlandoci nelle Sacre Scritture, attraverso la sua Chiesa, i suoi ministri, le persone, le cose, gli eventi e la voce nitida della coscienza formata.
Ma Egli non ci costringe a stare con Lui. Ci ha creati liberi fino al punto di accettare il nostro rifiuto. Perché amare è dare all’altro la possibilità di ferirci.
Anzi, proprio questa possibilità di vivere senza il bene (il male infatti è assenza di bene) dimostra il libero arbitrio.
Il bene invece è l’oggetto della scelta buona e autentica che il nostro libero arbitro abbraccia, perché si è veramente liberi e autentici solo quando si sceglie il bene, quando si aderisce alla Verità. Questo, chi vive in Comunione con Dio e lo frequenta, lo sperimenta e lo gusta.
Ma non tutti vogliono partecipare di questo e Dio non può obbligarci, ma non possiamo nemmeno lamentarci delle conseguenze negative, perché esse non sono volute da Dio ma dal singolo o dagli uomini in generale.
Sesto Punto
6. La Passione di Cristo è l’esempio lampante del nostro discorso. Gesù ha lasciato che l’uomo lo percuotesse e crocifiggesse, eppure avrebbe potuto evitarlo. Ma ha lasciato l’uomo libero di agire come anche di peccare. Ma da quell’evento ha tratto un bene maggiore, cioè la nostra salvezza. Il Sacrificio di Cristo è avvenuto per dare una possibilità alla nostra libertà di abbracciare Lui, di godere della vita eterna, ma senza costrizione.
Ultimo Punto
7. INFINE, faccio DUE ESEMPI circa il rapporto tra l’Onniscienza di Dio e la libertà dell’uomo, per provare a farmi capire ancora meglio.
7.1 Il PRIMO sta nel presunto “Condizionamento” della nostra libertà per il fatto che Dio sa tutto di noi: se io e tu stessimo per tutta la vita in una stanza al chiuso e io ti guardassi in continuazione e conoscessi ogni attimo e ogni movimento che tu compi perché la mia visuale sei soltanto tu, la tua libertá di agire è per questo messa in discussione?
No! Rimani sempre libero, e se non ti senti libero di fare ciò che vuoi davanti a me è perché il problema non sta nel mio sguardo ma sta nella tua libertà interiore davanti al mio sguardo. Dunque il problema (ma anche la soluzione a questo dilemma ) sta proprio nella libertà integrale.
7.2 Il SECONDO esempio verte su ciò che dici riguardo al fatto che Dio conosce anche chi si salva e chi no, eppure nonostante tutto, ci dá il libero arbitrio:
Bene, Se io produco macchine io so già che sicuramente qualcuna di quelle macchine che vengono prodotte e vendute andranno incidentate, perché l’uomo sarà disattento e perché capiterà questo o quello.
Anche se lo so, vuol dire che io non devo produrre macchine?
No, perché il fatto che io conosca tutto questo e lo sappia, non determina né l’incidente né la soppressione della libertà umana. È un collegamento remotissimo.
E sarebbe onestamente strano che io non vendessi più macchine perché qualcuno farà l’incidente. Non sarebbe forse questo il vero impedimento alla libertà umana?
La responsabilità è di ogni conducente che guida.
E anche nella vita è così. Ognuno di noi è conducente della propria esistenza con le proprie scelte.
Cristo ha pagato sulla croce per la nostra salvezza eterna, ma sta a noi accoglierla nella nostra vita con i nostri Sí alla Sua Volontà e Parola e i nostri No al peccato.
Dunque, il fatto che Dio ci conosca bene, anche nelle nostre future scelte non è un limite ma anzi un vantaggio per la nostra libertà perché non c’è nessuno che vuole la nostra libertà più di Dio.
Ovviamente Egli vuole che “tutti gli uomini siamo salvati” (1Tm 2,4) ma proprio perché ci ama ci lascia liberi di scegliere.
Dio, mentre ci conosce, simultaneamente ci guarda, ci ama e amandoci ci fa grazia. Perché solo chi ci ama davvero, ci guarda da innamorato, pur sapendo che la scelta di non ricambiare l’amore è nostra.
Evviva la Verità che ci rende liberi per davvero.