“Fu elevato in alto sotto i loro occhi”

John Singleton Copley, Gesù ascende al cielo,1775, Boston, Museo di Belle Arti

«Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, “quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo”. Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: “Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra”.
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”
(Atti degli Apostoli 1,1-11).

L’essenza della solennità odierna è nella promessa di Gesù che è sempre con noi.
Il dipinto «Gesù ascende al cielo» (1775) che si trova al Museo di Belle Arti di Boston, è opera di John Singleton Copley, realizzata dopo alcuni mesi di permanenza a Roma, per prendere ispirazione specialmente dall’arazzo («La Trasfigurazione») di Raffaello che si trova in Vaticano.

L’artista americano raffigura, ad olio su tela, Gesù circondato da un vasto alone di luce celeste mentre, su uno sfondo dinamico, caratterizzato da numerose nuvole, con un ampio e mosso mantello e con le mani estese, ascende al cielo in mezzo a un gruppo di discepoli stupiti, o in preghiera o, come quelli sulla destra, rassicurati da «due uomini in bianche vesti» che ricordano «perché state a guardare il cielo?».

«Io abito nella Possibilità/ Una Casa più bella della Prosa/ Più abbondante di Finestre/ Più ricca di Porte// Di Camere come Cedri/ Inespugnabili dall’Occhio/ E come Tetto Eterno/ Le volte del Cielo// Di Visitatori – i più belli/ Per il Lavorìo – Questo/ Dispiegare ampio delle mie strette Mani/ A raccogliere il Paradiso».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Autore: Libertà e Persona

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