Ecclesiologia in Joseph Ratzinger (parte seconda)

La presenza eucaristica nella Chiesa 

Joseph Ratzinger da fine intellettuale e soprattutto da cristiano fervente, oltre che perseverante studioso di teologia, ribadì l’importanza del teocentrismo della Chiesa. Egli in una intervista dichiarò: 

Mi occupo della Chiesa perché, in questo modo, sollevo lo sguardo verso Dio e, in questo senso, Dio risulta essere il tema centrale di tutti i mie sforzi intellettuali.  

La Chiesa glossava Ratzinger è misterium, sacramentum e communio alle cui fondamenta vi è sempre la Trinità, perché chi sostiene l’Ekklesia è sempre lo Spirito Santo.  

1. MISTERIUM ET SACRAMENTUM 

Il futuro papa Benedetto XVI afferma che la Chiesa è un mistero di unione tra il visibile e l’invisibile. La Chiesa è il popolo di Dio per mezzo del Corpo di Cristo. Si può affermare che essa è Zelt des Logos, ossia popolo del Padre, Corpo di Cristo, tabernacolo del Logos. Fattivamente la Chiesa è il nuovo popolo di Dio che Cristo ha fondato e che costantemente rinvigorisce mediante l’evento pneumatico. La pneumatologia, quindi la Ruah unita alla teologia della Parola, alla cristologia e all’ecclesiologia eucaristica, dà senso all’essere Chiesa.

In riferimento Joseph Ratzinger accentua che l’ecclesiologia eucaristica non trascende la teologia patristica. Egli infatti, da estimatore e studioso di Sant’Agostino, ribadisce il suo concetto di Chiesa: la Chiesa è popolo di Dio e casa di Dio.

Quale ermeneutica?

Il concetto di Chiesa come popolo e casa di Dio è biblico e patristico. L’Ekklesia è l’attuazione dell’ideazione veterotestamentaria di popolo di Dio. Il popolo di Dio è Israele che con l’avvento messianico giunge a compimento. Cristo è colui che dà senso alla Legge, offrendo una prospettiva nuova, la quale si attua nella croce. A livello eucaristico ecclesiologico Joseph Ratzinger glossa che la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia genera e costituisce la Chiesa. La Chiesa ha così un segno proprio: il sacrum signum, ovverosia il sacramentum. Si evince che al Corpus Christi corrisponde il sacramentum Corporis Christi

In cosa consiste codesta sacramentalità della Chiesa? 

I concetti popolo di Dio e Corpo di Cristo in Ratzinger sono fondamentali, giacché hanno come fulcro l’Eucaristia segno presente dell’assente, visibile dell’invisibile. Nel tempo egli stesso denoterà, come avvenne in una conferenza da lui pronunciata nel 1960 a Leverkusen, che i mutamenti eucaristici che non erano pure questioni formali, bensì di fondo. La questione di fondo trae origine dal Concilio di Trento, che a distanza di un lasso di tempo esteso, papa Pio X riprese nel suo catechismo. Il Sommo Pontefice,, oltre a ribadire la reale presenza di Cristo nell’Eucaristia come aveva già compiuto il Concilio tridentino, accentua la rilevanza della comunione frequente sempre sull’impostazione di Trento. La motivazione? La comunione frequente è segno comunitario. Essere Eucaristia significa proferire il proprio sì alla comunità, la quale è tale nella dimensione di appartenenza all’Eucaristia stessa, così come allo Spirito e alla Chiesa. L’ecclesiologia ratzingeriana pone in evidenza che la sacramentalità della Chiesa significa rapporto con la Chiesa di Gesù Cristo.

In merito si accentua che la Chiesa non è una civitas platonica o una istituzione personale che propone una fede soggettiva, volta a colmare i soli interrogativi dell’io, ma il sacramento visibile, che conduce all’invisibile, quindi alla salvezza eterna. La Chiesa è sacramento perché opera i voleri divini e alla volontà di Dio è subordinata. In circolarità con l’Eucaristia vi è poi la continuità apostolica. La Chiesa si differenzia dalle altre istituzioni religiose e umane, perché è Cristo che in essa agisce per mezzo dello Spirito Santo. La continuità apostolica è il segno tangibile e unibile con la Chiesa. Essere in toto con i successori degli apostoli così come con Pietro Vicarius Christi è dei molti elementi sostanziali della fede.  

COMMUNIO 

Comunione, comunità e mistero 

La parola Communio ha un ruolo importante nella Chiesa. Essa indica in primo luogo il centro eucaristico della Chiesa stessa e in successione la comprensione dell’Ekklesia nel suo aspetto più intimo: l’incontro tra Cristo e gli uomini fondato sull’offerta di sè per la redenzione. Riprendendo Sant’Agostino, Joseph Ratzinger riconosce che lo stesso Spirito Santo è Communio. La pneumatologia si apre sempre all’ecclesiologia, ove l’essere cristiano assume una forma nel divenire Communio. Suddetta forma diviene poi completa nella dimensione eucaristica e ministeriale, come poc’anzi redatto. Sorge spontanea l’istanza teologica: la comunità ha diritto all’Eucaristia? Celebrare l’Eucaristia ricorda Joseph Ratzinger sta a indicare la volontà di entrare nella Chiesa universale a cui fanno riferimento la Chiesa particolare e locale per volontà di Cristo. La Chiesa è una rete di comunità eucaristiche, che rivolgono lo sguardo verso Roma (in un articolo a sè si espliciterà la relazione tra le Chiese riformate e la Chiesa universale). Si evince che il concetto di comunità non ha natura sociologica ed ideologica, ma ha per fondamento la Parola, il ministero gerarchico e i sacramenti, come lo fu la Chiesa di Gerusalemme, la quale visse la frazione del pane, l’orazione, la comunione e l’insegnamento degli apostoli (Cfr. At. 2,42) 

Comunione ecclesiale ed eucaristica 

L’Eucaristia coinvolge la persona tutta, mutandola. La comunione con Cristo è anche con i fedeli. All’atto della transustanziazione ogni presente diviene parte del nuovo pane che Cristo ha creato, entrando in rapporto con l’evento pasquale. Da tale evento scaturisce la salvezza, quale priorità della Chiesa. La celebrazione e la comunione eucaristica, a livello sintetico, generano la comunione ecclesiale. La Chiesa è l’Eucaristia affermò Joseph Ratzinger nella conferenza pronunciata nel 1990 in Brasile. Se la Chiesa è Eucaristia, cosa implica? Sottintende che essa deriva dalla morte e risurrezione di Cristo. L’Eucaristia è così comunione reciproca tra gli uomini i quali unendosi in Cristo divengono un solo popolo e ancor di più un solo corpo.

Per riprendere il concetto ratzingeriano circa la Chiesa come Eucaristia, si ribadisce che ricevere la comunione vuol dire divenire Chiesa e esserne parte integrante mediante l’accettazione degli insegnamenti del Magistero. L’unico pane ci fa essere un solo corpo. La Chiesa è l’unità di molti nell’unico Cristo. L’Eucaristia è l’energia della Chiesa, che conduce verso la Chiesa trionfante. L’evangelista Giovanni al capitolo 12, 32 in riferimento redige: 

 Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. 

Qual è l’essenza della Communio? 

Si illustrano differenti connotazioni teologiche: 

1. Riferimento cristologico e pneumatologico 

2. Riferimento storico – salvifico 

3. Ecclesiologico 

4. Sacramentale 

In sintesi si può affermare che Joseph Ratzinger vede la Communio ecclesiale nella Parola (Sacra Scrittura) nei sacramenti e nella gerarchia. La Chiesa è tale se suddetti elementi sono interconnessi tra loro e la liturgia è locus che permette di realizzare la Communio

Definizioni di Chiesa universale e Chiesa locale 

La Chiesa universale è rappresentata dal vicario di Cristo: il papa, il quale è coadiuvato dai vescovi con lui in comunione. I successori di Pietro, vescovi di Roma, sono detti Vicari di Cristo in quanto suoi rappresentanti sulla terra, il cui compito è la trasmissione, ma anche la difesa del Depositum Fidei, la promozione dell’unità dei cristiani in riferimento agli aggiornamenti proposti dal Concilio Ecumenico Vaticano II, la convocazione se necessario di nuovi Concili, una corretta forma di governa della Chiesa. 

Chiesa locale: si riferisce a una diocesi, quindi ad una parte di territorio affidata all’egida di un vescovo, il quale in collaborazione con i presbiteri conduce il popolo che Dio gli ha affidato. L’episcopato è il ministero citato nel Nuovo Testamento, in particolare negli scritti paolini (Prima e Seconda lettera a Timoteo, Prima lettera a Tito) . Il suo ministero si delinea nei primi secoli del cristianesimo come guida di quelle che sono le Chiese locali. I vescovi sia sul fronte pastorale, che sacramentale, sono i successori degli apostoli. Essi in collaborazione con il Pontefice hanno il dovere di annunciare l‘arché del mondo, ossia il logos, che nell’ipostasi di Cristo assurge l’uomo a Dio. Il Codice di Diritto Canonico al canone n°375 afferma: 

I Vescovi, che per divina istituzione sono successori degli Apostoli, mediante lo Spirito Santo che è stato loro donato, sono costituiti Pastori nella Chiesa, perché siano anch’essi maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto e ministri del governo.

(PRIMA PARTE)

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Autore: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la formazione teologica di alcuni docenti di religione.